Le tensione nello Stretto di Hormuz resta altissima, la tregua tra Usa e Iran sembra sempre più a rischio. Ieri gli Emirati Arabi uniti hanno denunciato raid iraniani con missili e droni, mentre Donald Trump è tornato a minacciare Teheran, in caso di attacchi a navi americane. Washington, lanciando la missione Project Freedom, ha l’obiettivo di superare il blocco dello Stretto imposto dalla Repubblica Islamica e stamattina Maersk ha annunciato di essere riuscita a oltrepassare lo Stretto di Hormuz con una nave commerciale, la Alliance Fairfax che ieri ha lasciato il Golfo Persico.
Una proposta di risoluzione Onu presentata congiuntamente da Usa e Paesi del Golfo, ottenuta oggi da Associated Press, minaccia l’Iran di sanzioni o altre misure qualora non interrompa gli attacchi alle navi nello Stretto di Hormuz, non smetta di imporre “pedaggi illegali” e non riveli la posizione di tutte le mine per garantire la libertà di navigazione. Il testo chiede inoltre all’Iran di “partecipare immediatamente e facilitare” gli sforzi delle Nazioni Unite volti a istituire un corridoio umanitario nello Stretto per consentire la consegna di aiuti vitali, fertilizzanti e altre merci. Si tratta dell’ultimo sforzo diplomatico degli Stati Uniti e dei loro alleati del Golfo dopo che una risoluzione annacquata volta ad aprire lo Stretto è stata bocciata da Cina e Russia poche ore prima che Washington e Teheran annunciassero un cessate il fuoco temporaneo all’inizio di aprile. L’ambasciatore Usa Mike Waltz ha dichiarato ai giornalisti che ritiene che la nuova proposta, più limitata, otterrà il sostegno necessario per essere approvata dal Consiglio Onu, composto da 15 membri, senza suscitare opposizione o veto da parte di alleati dell’Iran. Gli Stati Uniti e i Paesi del Golfo hanno proposto la nuova bozza mentre l’amministrazione Trump cerca di ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto, dove passava circa il 20% del petrolio greggio mondiale prima che gli Stati Uniti e Israele iniziassero la guerra il 28 febbraio. Un fragile cessate il fuoco resta in vigore. La risoluzione proposta, redatta ai sensi del Capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite e quindi applicabile con la forza militare, minaccia “misure efficaci commisurate alla gravità della situazione, comprese le sanzioni” qualora l’Iran non si conformasse. Ribadisce il diritto di tutti i Paesi di difendere le proprie navi da attacchi e provocazioni e ordina a tutti gli altri paesi di non assistere l’Iran nella chiusura dello stretto o nell’imposizione di pedaggi. Il progetto “accoglie con favore gli sforzi in corso per risolvere i conflitti e coordinare un transito sicuro attraverso lo Stretto di Hormuz, esprime sostegno agli sforzi in corso per cercare una pace duratura nella regione e incoraggia gli Stati membri della regione a rafforzare il dialogo e le consultazioni al riguardo”.
“X ha ora rimosso la spunta blu dall’account del portavoce del ministero degli Affari Esteri iraniano, dopo aver revocato i badge di verifica al ministero e al ministro, nonostante il pagamento completo del nostro abbonamento Premium+”. Lo denuncia il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghei, in un post su X, riferendosi al suo account e a quello del ministro iraniano Abbas Araghchi. “Questa revoca arbitraria della verifica rientra nella prassi di X di censura selettiva e pirateria digitale americana, volta a sopprimere la verità sulla guerra illegale degli Stati Uniti contro l’Iran”, aggiunge il portavoce.
Lo ha ribadito Donald Trump, affermando che “quello che non mi piace dell’Iran è che parlano con me con grande rispetto, e poi vanno in televisione e dicono, ‘non abbiamo parlato col presidente”. Quindi, ha aggiunto, “fanno dei giochetti”, ma “vogliono fare un accordo”.
I leader iraniani sono “gente malata” e “non lasceremo che dei pazzi abbiano un’arma nucleare”. Lo ha ribadito Donald Trump, parlando nello Studio Ovale.
Un alto funzionario dell’amministrazione Trump ha informato l’Iran , domenica scorsa, dell’imminente operazione Usa per “scortare” le navi attraverso lo Stretto di Hormuz, avvertendo Teheran di non interferire. Lo riporta Axios, citando un funzionario statunitense e una fonte a conoscenza dei fatti. L’avvertimento relativo al ‘Project Freedom’ è giunto domenica, in concomitanza con il post che Trump ha pubblicato domenica sera su Truth Social. Secondo Axios, il messaggio privato inviato a Teheran suggerisce che la Casa Bianca volesse tentare di mitigare il rischio di una potenziale escalation. Anche se, nonostante l’avvertimento, gli iraniani hanno comunque sferrato una serie di attacchi contro navi della Marina Usa, imbarcazioni commerciali e obiettivi negli Emirati Arabi Uniti.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno comunicato di essere attivamente impegnati a contrastare un nuovo attacco con missili e droni proveniente dall’Iran. Il ministero della Difesa emiratino ha segnalato l’attacco su X, precisando che i rumori uditi in alcune zone del Paese sono legati all’intercettazione di missili balistici, missili da crociera e droni. Gli Emirati Arabi Uniti avevano precedentemente affermato di essere stati attaccati dall’Iran ieri, dopo il lancio da parte degli Stati Uniti dell’iniziativa ‘Project Freedom’ per sbloccare lo Stretto di Hormuz. “I sistemi di difesa aerea degli Emirati Arabi Uniti stanno contrastando attivamente minacce rappresentate da missili e droni. Il ministero della Difesa afferma che i rumori uditi in tutto il Paese sono il risultato delle operazioni in corso di contrasto contro missili e droni”, si legge nella breve comunicazione del dicastero.
Gli Stati Uniti hanno partecipato agli attacchi degli ultimi mesi a fianco di Israele contro l’Iran perché, dopo i bombardamenti degli impianti nucleari della scorsa estate, “la volontà” degli iraniani “di dotarsi di una bomba atomica era ancora presente”. Lo ha dichiarato il segretario Usa alla Difesa, Pete Hegseth, rispondendo alla richiesta di un parere sui report di intelligence secondo cui, nonostante il bombardamento iniziale nell’ambito dell’operazione Midnight Hammer, i tempi per lo sviluppo di armi nucleari da parte dell’Iran rimanevano compresi fra 9 e 12 mesi. “La distruzione di quelle strutture ha fatto arretrare il loro programma”, ha detto Hegseth. “Speriamo che l’Iran scelga un accordo in cui rinunci a quelle ambizioni e a quelle capacità”, ha aggiunto.
Gli Stati Uniti hanno messo in guardia i propri cittadini sui rischi per la sicurezza nello spazio aereo iracheno, invitandoli a evitare viaggi nel Paese. In una nota, l’ambasciata Usa in Iraq ha segnalato “il rischio continuo rappresentato da missili, droni e granate a propulsione a razzo nello spazio aereo iracheno”, dopo la recente riapertura dei voli seguita alle chiusure durante il conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. Secondo Washington, “milizie terroristiche allineate all’Iran continuano a pianificare ulteriori attacchi contro cittadini americani e obiettivi legati agli Stati Uniti in Iraq”. Le autorità statunitensi hanno quindi rivolto un appello diretto ai propri cittadini: “Non viaggiate in Iraq per nessun motivo. Se vi trovate nel Paese, lasciatelo immediatamente”.
“A breve parlerò con il presidente iraniano su sua richiesta”. Lo ha dichiarato oggi il presidente francese Emmanuel Macron. “La Francia ha mantenuto una posizione coerente sin dall’inizio. Chiediamo la cessazione di tutte le ostilità, il ritorno ai negoziati diplomatici e il rispetto di tutti i Paesi della regione”, ha affermato Macron. “L’unica opzione possibile è la riapertura dello Stretto di Hormuz … e l’assenza di qualsiasi pedaggio o misura coercitiva”, ha aggiunto. “Qualsiasi escalation unilaterale contro petroliere, navi portacontainer o Paesi terzi è un errore che alimenta la guerra e porta a un’escalation”, ha detto Macron.
L’Iran ha sostenuto che gli attacchi contro Paesi della regione del Golfo rappresentano misure di autodifesa contro l’azione militare di Stati Uniti e Israele. Lo ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei alla tv di Stato Press Tv, come riporta la Cnn. “Non nutriamo alcuna ostilità verso i Paesi della regione. L’unico motivo per cui abbiamo colpito i loro territori è difenderci da un’aggressione attiva da parte di Stati Uniti e Israele”, ha affermato, aggiungendo che alcuni Stati ospitano basi e asset militari Usa utilizzati per operazioni contro la Repubblica islamica.
Secondo Baghaei, la presenza militare statunitense nella regione “non porta sicurezza ma espone a rischi”, trasformando i Paesi ospitanti in potenziali obiettivi. Intanto, gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito che le proprie difese aeree hanno intercettato missili balistici, missili da crociera e droni lanciati dall’Iran, con un bilancio di alcuni feriti. Un attacco con drone ha inoltre colpito un porto petrolifero nell’emirato di Fujairah, provocando un incendio e tre feriti. Abu Dhabi ha definito i raid una “pericolosa escalation” e una “violazione inaccettabile”, mentre secondo fonti citate dai media sarebbe stato impiegato anche un sistema di difesa aerea israeliano per intercettare i vettori iraniani nello spazio aereo emiratino.
Le forze Usa sono “pronte a riprendere operazioni di combattimento su larga scala” contro l’Iran se necessario. Lo ha dichiarato il capo di Stato maggiore congiunto americano, il generale Dan Caine in conferenza stampa.
“Il cessate il fuoco non è finito”. Lo ha dichiarato il capo del Pentagono, Pete Hegseth, parlando in conferenza stampa della situazione nello Stretto di Hormuz, rispondendo a una domanda in merito. “Il cessate il fuoco sta certamente tenendo, ma stiamo osservando la situazione molto, molto da vicino”, ha aggiunto Hegseth.
“Il Governo italiano esprime la sua vicinanza agli Emirati Arabi Uniti per gli ingiustificabili attacchi subiti che devono immediatamente cessare”. Lo scrive su X la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. “In questo difficile scenario, l’Italia continuerà a fare la sua parte per favorire il dialogo e scongiurare il propagarsi della crisi a livello regionale. La libertà di navigazione attraverso lo stretto di Hormuz è un principio fondamentale del diritto internazionale ed essenziale per l’economia globale”, conclude.
Secondo quanto si apprende a Bruxelles dai dati interni della Commissione europea, stando al 5 maggio, i prezzi del petrolio sono aumentati del 57% a 114 dollari al barile rispetto al 27 febbraio, data di inizio del conflitto in Iran, quando si attestavano a 72 dollari al barile. Per quanto riguarda il gas, al mercato Ttf di Amsterdam il prezzo è salito del 51% a 48 euro al megawattora, rispetto ai 32 euro al megawattora registrati il 27 febbraio 2026.
Il presidente Usa, Donald Trump, ritiene che nel caso in cui si tornasse in guerra in Iran per ‘finire il lavoro’ potrebbero essere sufficienti 2 o 3 settimane, ma precisa che “il tempo per noi non è essenziale”. Lo ha detto rispondendo a una domanda in merito posta dal conduttore Hugh Hewitt. Nell’intervista, Trump ha dichiarato: “In un modo o nell’altro vinciamo noi. O concludiamo l’accordo giusto, oppure vinciamo molto facilmente dal punto di vista militare”, “in tanti, persone molto intelligenti e persone semi-moderate, hanno detto” di finire il lavoro, “altri vorrebbero vedere un accordo”, ma “abbiamo eliminato gran parte di ciò che avremmo dovuto fare, probabilmente altre 2 settimane, 2 settimane, forse 3 settimane. E il tempo per noi non è essenziale”.
Israele sta coordinando con gli Stati Uniti le proprie mosse in vista di un possibile nuovo ciclo di attacchi contro l’Iran, in un contesto di crescente tensione nello Stretto di Hormuz che mette a rischio la tenuta del cessate il fuoco, secondo fonti israeliane citate da Cnn. Le pianificazioni includerebbero raid contro infrastrutture energetiche e l’eliminazione mirata di alti funzionari iraniani. Gran parte di questi piani sarebbe stata predisposta già prima dell’entrata in vigore della tregua ad aprile. L’obiettivo, secondo la fonte, sarebbe una campagna militare breve per esercitare pressione su Teheran e ottenere ulteriori concessioni nei negoziati. La decisione finale su un’eventuale ripresa delle ostilità spetterebbe però al presidente statunitense Donald Trump, che avrebbe espresso frustrazione per lo stallo diplomatico e per la situazione nello Stretto di Hormuz, pur senza voler riaprire un conflitto su larga scala. Un funzionario israeliano ha riferito che Gerusalemme è sempre stata scettica sulle prospettive dei colloqui tra Iran e Stati Uniti, mentre recenti lanci di missili iraniani verso il Golfo avrebbero accelerato le preparazioni per una possibile escalation. Negli ultimi giorni il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe tenuto consultazioni ristrette in ambito di sicurezza e avrebbe ordinato ai ministri di non commentare pubblicamente la questione iraniana.
“Condanniamo con forza gli attacchi contro civili e infrastrutture negli Emirati e in Oman. L’Italia è un paese partner ed è al fianco dei loro popoli. Subito de-escalation, rispetto del diritto internazionale e della sovranità degli Stati della regione”. Lo scrive su X il ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani.
“Esprimo la mia più ferma condanna per gli attacchi iraniani di ieri e la mia forte vicinanza e quella della Difesa italiana alle autorità e al popolo degli Emirati Arabi Uniti. Droni iraniani risultano aver colpito la zona industriale petrolifera di Fujairah, causando un vasto incendio e ferendo tre lavoratori, e attaccato una petroliera dell’Abu Dhabi National Oil Company nello Stretto di Hormuz. Colpire infrastrutture civili ed energetiche è inaccettabile. L’escalation nella regione deve fermarsi. Siamo al fianco degli Emirati Arabi Uniti”. Così in ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un post pubblicato sull’account X del Ministero.
Il premier britannico, Keir Starmer, ha dichiarato che i tentativi dell’Iran di destabilizzare la società britannica “non saranno tollerati”. Il primo ministro ha parlato a un vertice di leader industriali a Downing Street su come affrontare il crescente antisemitismo nel Regno Unito, in seguito all’attentato terroristico della scorsa settimana nel nord di Londra e a una serie di altri attacchi antisemiti nelle ultime settimane, come riporta Sky News.
Alcuni gruppi legati all’Iran hanno rivendicato la responsabilità di alcuni attacchi, e la polizia ha anche messo in guardia i “sicari” dal ricevere denaro da figure losche che potrebbero lavorare per stati stranieri per fomentare l’antisemitismo e l’instabilità nel Regno Unito. Starmer ha ripetutamente insistito sul fatto che il Regno Unito non si lascerà trascinare nella guerra in Medioriente, operando solo in un ruolo difensivo nella regione, posizione che ha suscitato forti critiche da parte di Donald Trump.
Il Papa “sta mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone”. Lo ha affermato il presidente americano, Donald Trump, in un’intervista al canale Salem News alla vigilia della visita in Vaticano del Segretario di Stato, Marco Rubio. “Immagino che, se dipendesse dal Papa, per lui andrebbe benissimo che l’Iran abbia un’arma nucleare”, ha aggiunto.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi si recherà a Pechino oggi per colloqui con il suo omologo cinese, secondo quanto riferito dai media statali, come riporta Iran International. Secondo le informazioni, la visita si concentrerà sui “rapporti bilaterali e sugli sviluppi regionali e internazionali”, si legge in una nota.
Due cacciatorpediniere della Marina statunitense hanno attraversato lo Stretto di Hormuz e sono entrati nel Golfo Persico dopo aver schivato un attacco iraniano. Lo hanno riferito funzionari della difesa americano che hanno parlato con la Cbs in condizione di anonimato per discutere di questioni di sicurezza nazionale. La Uss Truxtun e la Uss Mason, supportate da elicotteri Apache e altri velivoli, hanno dovuto affrontare una serie di minacce coordinate durante la traversata, hanno affermato i funzionari della difesa.
L’Iran ha lanciato piccole imbarcazioni, missili e droni contro di loro in quello che i funzionari hanno descritto come un bombardamento continuo. Nonostante l’intensità degli attacchi, nessuna delle due navi statunitensi è stata colpita. I funzionari militari hanno affermato che le misure difensive, rafforzate dal supporto aereo, hanno intercettato o scoraggiato con successo ogni minaccia in arrivo. Hanno aggiunto che nessun proiettile lanciato ha raggiunto le navi.
Maersk ha confermato che la nave commerciale Alliance Fairfax ha lasciato il Golfo Persico il 4 maggio transitando nello Stretto di Hormuz sotto scorta militare statunitense, senza incidenti e con l’equipaggio illeso. “Una delle nostre navi commerciali, la Alliance Fairfax, ha transitato nello Stretto di Hormuz ed è uscita dal Golfo Persico il 4 maggio. Il transito si è svolto senza incidenti e tutti i membri dell’equipaggio sono al sicuro e illesi”, ha riferito a LaPresse un portavoce di Maersk. “La nave si trovava nel Golfo Persico al momento dello scoppio delle ostilità tra Stati Uniti e Iran nel febbraio 2026 e non era stata in grado di lasciare l’area a causa delle persistenti preoccupazioni per la sicurezza”, ha aggiunto. “Più recentemente siamo stati contattati dai militari statunitensi, che hanno offerto la possibilità alla nave di lasciare il Golfo sotto protezione. Dopo il coordinamento di un piano di sicurezza completo, la nave ha effettuato il transito accompagnata da asset militari statunitensi”, ha proseguito il portavoce. “Esprimiamo gratitudine alle forze armate statunitensi per la professionalità e il coordinamento che hanno reso possibile l’operazione e auspichiamo il ritorno della nave al normale servizio commerciale”, ha detto ancora al portavoce, aggiungendo che “a seguito dell’uscita della Alliance Fairfax, attualmente disponiamo di sei navi (di proprietà o noleggiate) nel Golfo Persico”.
“Proprio adesso che il diritto e le leggi internazionali sono calpestate noi vogliamo rivendicarne il rispetto”. Emanuele Grimaldi, ceo del gruppo Grimaldi, spiega in un’intervista a La Repubblica, di parlare soprattutto da presidente dell’Ics, l’International Chamber of Shipping, l’associazione mondiale degli armatori. Dentro lo Stretto di Hormuz è bloccata dalla fine di febbraio una nave della sua flotta, la Grande Torino, una ‘car carrier’, unità speciale che trasporta auto, una delle duemila che la guerra continua a tenere ferme. “Ma a spostarla e a forzare i blocchi non ci penso neanche, perché prima di tutto viene la sicurezza e la protezione dei marittimi. Altri lo fanno? Non io”, ha affermato Grimaldi, spiegando che “questo è il momento della pazienza, dell’attesa. Tenere ferma la mia nave mi costa centomila euro al giorno, ma non ho nessuna intenzione di chiedere al mio comandante di provare a uscire e questa è la raccomandazione che faccio a tutti gli armatori del mondo”.
Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa si è unito ad altri leader mondiali nell’esprimere solidarietà agli Emirati Arabi Uniti in seguito a quelli che Abu Dhabi ha definito attacchi missilistici e con droni iraniani contro infrastrutture civili. “Piena solidarietà con Mohamed Bin Zayed e il popolo degli Emirati Arabi Uniti in seguito agli ingiustificati attacchi missilistici e con droni dell’Iran contro infrastrutture civili. Queste violazioni della sovranità e del diritto internazionale sono inaccettabili e devono cessare”, ha scritto Costa su X, esortando Teheran a tornare ai negoziati per preservare il fragile cessate il fuoco con gli Stati Uniti e Israele nella regione. “L’Iran deve impegnarsi nei negoziati per garantire che il cessate il fuoco in Medioriente regga”, ha affermato. Costa ha dichiarato che l’Unione europea è impegnata a collaborare con i partner regionali e internazionali per la de-escalation, la riapertura dello Stretto di Hormuz e una soluzione diplomatica duratura al conflitto.
La nave ‘Alliance Fairfax’ battente bandiera statunitense gestita dalla filiale del colosso danese del trasporto merci Maersk ieri è uscita dal Golfo attraverso lo stretto di Hormuz sotto la scorta Usa. Lo riporta la Bbc citando una nota della compagnia navale. Sempre ieri, sui social, l’U.S. Central Command ha spiegato che forze americane stanno attivamente aiutando gli sforzi per ripristinare la spedizione commerciale attraverso lo stretto di Hormuz: “Come primo passo, due navi mercantili battenti bandiera degli Stati Uniti sono transitate con successo attraverso lo stretto di Hormuz”, ha scritto su X. L’agenzia di stampa iraniana Tasnim smentisce l’annuncio del colosso armatoriale danese Maersk secondo cui una delle sue navi avrebbe attraversato lo Stretto di Hormuz sotto scorta americana. Secondo Tasnim, “Le notizie sono inaccurate. Nessun sito web affidabile di monitoraggio marittimo ha pubblicato una simile notizia e Maersk non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale a conferma del passaggio”
Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che gli Stati Uniti e i loro alleati hanno “compromesso” la sicurezza del transito marittimo ed energetico nello Stretto di Hormuz violando il cessate il fuoco e imponendo un blocco. “Un nuovo assetto per lo Stretto di Hormuz si sta consolidando”, ha affermato Ghalibaf in un post sui social media. “Sappiamo benissimo che il mantenimento dello status quo è intollerabile per l’America, e non abbiamo ancora nemmeno iniziato”, ha aggiunto.
L’India ha reagito con fermezza all’attacco contro gli Emirati Arabi Uniti. Il ministero degli Esteri ha definito il presunto raid aereo iraniano “inaccettabile” e ha chiesto la cessazione immediata delle ostilità dopo il presunto attacco con droni iraniani contro un impianto petrolifero nella città portuale di Fujairah. L’India ha criticato aspramente gli attacchi contro infrastrutture civili e innocenti, affermando che questa reazione non fa che aumentare la pressione internazionale su Teheran, mentre il conflitto si sta estendendo sempre più ad altri paesi della regione.
Prezzi del petrolio in diminuzione. La quotazione del Brent è a 113,41 dollari al barile, in calo dello 0,90%. Quella del Wti è a 104,35 dollari al barile e scende dell’1,94%. I prezzi del greggio sono calati dopo aver chiuso in forte rialzo lunedì, poiché i trader continuano a valutare il rischio di interruzioni immediate dell’offerta tra le rinnovate tensioni tra Stati Uniti e Iran.
“Se il cessate il fuoco è finito? Non posso dirtelo. Se rispondessi a questa domanda diresti solo che quest’uomo non è abbastanza intelligente per essere il presidente degli Stati Uniti d’America”. Così il presidente americano Donald Trump intervistato al ‘The Hugh Hewitt Show’, in merito alla tregua tra Usa e Iran.
“A seguito della falsa affermazione dell’esercito statunitense secondo cui avrebbe preso di mira 6 motoscafi iraniani, poiché nessuna delle navi da combattimento dell’IRGC era stata colpita, è stata condotta un’indagine sulla natura dell’affermazione da fonti locali”. Lo riporta una fonte militare intervistata dall’agenzia di stampa statale iraniana Tasnim in merito alle affermazioni dell’esercito statunitense secondo cui avrebbe preso di mira motoscafi del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) nello Stretto di Hormuz, a sud dell’Iran, smentendo così qualsiasi attacco alle imbarcazioni dell’IRGC. “È stato accertato che le forze americane avevano attaccato due piccole imbarcazioni che trasportavano merci e che si stavano spostando da Khasab, sulle coste dell’Oman, verso le coste dell’Iran”, ha aggiunto la fonte specificando che cinque passeggeri civili sono stati uccisi nell’attacco statunitense. “Gli americani devono assolutamente essere ritenuti responsabili di questo crimine”.
“Il Canada condanna fermamente gli attacchi non provocati sferrati dall’Iran con missili e droni contro gli Emirati Arabi Uniti. Siamo solidali con Mohamed Bin Zayed e con il popolo degli Emirati Arabi Uniti e lodiamo gli sforzi difensivi volti a proteggere i civili e le infrastrutture civili. Il Canada ribadisce il proprio appello a favore di una de-escalation e della diplomazia nella regione”. Lo scrive su X Mark Carney, primo ministro del Canada.
Gli attacchi iraniane di oggi contro infrastrutture civili emiratine sono ingiustificati e inaccettabili.Come ha fatto fin dall’inizio del conflitto, la Francia continuerà a sostenere i suoi alleati negli Emirati e nella regione per la difesa del loro territorio”. Lo ha scritto su X il presidente francese, Emmanuel Macron.”Una soluzione duratura al conflitto in corso – ha aggiunto – passerà solo attraverso la riapertura dello Stretto di Hormuz alla libera circolazione e attraverso un accordo robusto che consenta di fornire le garanzie di sicurezza necessarie ai paesi della regione, in particolare contro le minacce poste dall’Iran sul piano nucleare, balistiche e legate alle sue attività di destabilizzazione regionale”.
Gli eventi a Hormuz chiariscono che non esiste una soluzione militare a una crisi politica. Poiché i colloqui stanno facendo progressi grazie allo sforzo cortese del Pakistan, gli Stati Uniti dovrebbero guardarsi dall’essere trascinati di nuovo in un pantano da parte di malintenzionati. Lo stesso dovrebbe fare gli Emirati Arabi Uniti. Project Freedom è un progetto senza sbocco”. Lo scrive su X il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi.

