Flotilla, 2 attivisti fermati da Israele: detenzione prorogata di sei giorni

Flotilla, 2 attivisti fermati da Israele: detenzione prorogata di sei giorni
L’attivista della Global Sumud Flotilla Thiago Ávila, Ashkelon, Israele, 3 maggio 2026 (AP Photo/Ohad Zwigenberg)

Thiago Ávila e Saif Abu Keshek compariranno oggi davanti al Tribunale di Ashkelon

Due attivisti della Flotilla diretta a Gaza, arrestati la scorsa settimana, compariranno oggi davanti al Tribunale di Ashkelon. Si tratta di Thiago Ávila e Saif Abu Keshek, per cui la polizia ha chiesto e ottenuto una proroga di sei giorni della loro detenzione, come riportato da Haaretz e Ynet.

L’attivista brasiliano e quello spagnolo-svedese (con origini palestinesi) sono gli unici militanti della Global Sumud Flotilla attualmente in custodia israeliana. Sono considerati i leader della missione umanitaria, le cui imbarcazioni sono state sequestrate la scorsa settimana dalla marina dello Stato ebraico in acque internazionali, al largo delle coste greche dell’isola di Creta. Sono sospettati di aver aiutato il nemico in guerra, di appartenere a un’organizzazione terroristica, di aver avuto contatti con un agente straniero e di altri reati.

Esposto alla Procura di Roma

Il legali dell’iniziativa umanitaria hanno fatto un esposto alla Procura di Roma chiedendo di indagare per sequestro di persona, aggravato dall’uso delle armi e dalla minorata difesa, e rifiuto d’atti d’ufficio invece nei confronti delle “autorità italiane” che avrebbero avuto il dovere di “tutelare l’incolumità” di persone sottoposte “alla giurisdizione dello Stato” perché si trovavano a bordo della Eros 1, battente bandiera tricolore, e di farlo “senza ritardo”.

Le violenze contro gli attivisti

Gli avvocati di Adalah, il centro legale indipendente gestito da palestinesi in Israele, hanno potuto incontrare Ávila e Keshek e hanno riferito di violenze fisiche e detenzione prolungata in posizioni forzate da parte delle forze militari israeliane durante i due giorni trascorsi in mare. L’attivista brasiliano ha raccontato di essere stato “trascinato a faccia in giù” e “picchiato così violentemente da perdere conoscenza due volte”.

Ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo

Oltre ad attivare un’indagine penale, il legal team dell’organizzazione ha depositato nella notte un ricorso urgente contro l’Italia alla Corte europea dei diritti dell’uomo in cui si evidenzia alla Corte di Strasburgo la “responsabilità” di Roma che sarebbe stata tenuta ad adottare “tutte le misure necessarie per prevenire violazioni prevedibili dei diritti fondamentali” di fronte a un “rischio concreto e imminente per la vita e l’integrità fisica degli attivisti”.

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