La pandemia potrebbe ha aggravato il problema della dispersione scolastica e il livello di preparazione degli studenti

La pandemia potrebbe ha aggravato il problema della dispersione scolastica e il livello di preparazione degli studenti. E’ quanto emerge dal rapporto Invalsi 2021. Nel 2019 la dispersione scolastica implicita si attestava al 7%, vale a dire che il 7% degli studenti delle scuole italiane nel 2019 ha conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado, ma con competenze di base attese al massimo al termine del primo biennio della scuola secondaria di secondo grado, quando non addirittura alla fine del primo ciclo d’istruzione. La pandemia ha aggravato questo fenomeno e la percentuale della dispersione scolastica implicita ha raggiunto il 9,5% e in alcune ragioni del Mezzogiorno essa ha superato ampiamente valori a due cifre (Calabria 22,4%, Campania 20,1%, Sicilia 16,5%, Puglia 16,2%, Sardegna 15,2%, Basilicata 10,8%, Abruzzo 10,2%), fenomeno particolarmente preoccupante poiché nelle stesse regioni anche il numero di dispersi espliciti (coloro che hanno abbandonato la scuola prima del diploma) è considerevolmente più alto della media nazionale.

Le scuole secondarie le più colpite

La situazione è più tragica nelle scuole secondarie di secondo grado, dove gli studenti sono in calo nei risultati in italiano (44% non raggiunge risultati adeguati, +9% rispetto al 2019), matematica (51%, +9% sul 2019), e anche in inglese (+3% reading, +2% listening). Rispetto al 2019 si riscontra un calo di circa 10 punti in italiano a livello nazionale, ma con forti differenze tra le regioni; un calo di circa 10 punti in Matematica a livello nazionale, ma con forti differenze tra le regioni con percentuali molto elevate di allievi al di sotto del livello minimo nelle regioni del Mezzogiorno, in particolare in Campania e Puglia; nessuna perdita di apprendimento per Inglese reading e Inglese listening.

Leggermente meglio, ma comunque con risultati non confortanti, le scuole secondarie di primo grado. A livello nazionale gli studenti che non raggiungo risultati adeguati, ossia non in linea con quanto stabilito dalle Indicazioni nazionali sono: Italiano 39% (+5 punti percentuali rispetto sia al 2018 sia al 2019), Matematica 45% (+5 punti percentuali rispetto al 2018 e +6 punti percentuali rispetto al 2019), Inglese-reading 24% (-2 punti percentuali rispetto al 2018 e +2 punti percentuali rispetto al 2019), Inglese-listening 41% (-3 punti percentuali rispetto al 2018 e +1 punto percentuale rispetto al 2019).

Per la scuola primaria risultati analoghi al 2019

Meglio la scuola primaria, che garantisce risultati analoghi a quelli del 2019. I risultati medi di Italiano al termine della II primaria e della V primaria sono molto simili all’interno di ciascun grado scolastico in tutto il Paese e si riscontra un leggero incremento degli allievi che si trovano nei livelli più alti di risultato (livelli 4-5-6). Per Matematica, invece, si osserva un leggero calo del risultato medio complessivo rispetto al 2019 e una piccola riduzione del numero degli allievi che raggiungono risultati buoni o molto buoni (livelli 4-5-6). Buoni i risultati d’Inglese. Il 92% degli allievi della V primaria raggiunge il prescritto livello A1 del QCER nella prova di lettura (reading) e l’82% di allievi il prescritto livello A1 del QCER nella prova di ascolto (listening). Al Nord e al Centro gli allievi che raggiungono il livello A1 di reading sono circa il 90%, mentre al Sud circa l’85%. Per il listening, invece, gli allievi che si collocano al livello A1 sono circa l’87% al Nord e al Centro, mentre circa il 77% al Sud. Già a partire dal ciclo primario, in Italiano, in Inglese e ancora di più in Matematica si riscontra una differenza dei risultati tra scuole e tra classi nelle regioni meridionali. Ciò significa che la scuola primaria nel Mezzogiorno fatica maggiormente a garantire uguali opportunità a tutti, con evidenti effetti negativi sui gradi scolastici successivi.

In occasione della presentazione dei dati, l’appello del ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi va a insegnanti e studenti: “Stiamo tutti lavorando per una scuola in presenza e per questo occorre – permettetemi di fare un appello – che si completi l’opera di vaccinazione. Siamo all’85% per quanto riguarda gli insegnanti, più bassi per quanto riguarda i ragazzi”. “E’ un atto di responsabilità collettiva”, dice. “La scuola in presenza deve essere sicura, poi è nella libertà delle persone, ma sento necessario muoversi in questo verso”.

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