Schillaci a tutto campo su caldo, liste d’attesa ed esami inutili

Schillaci a tutto campo su caldo, liste d’attesa ed esami inutili

Dai risultati ottenuti su liste d’attesa, caldo e case di comunità alle sfide aperte: parla il ministro Orazio Schillaci

“In questi giorni siamo proprio nel pieno della terza ondata” di calore, ha sintetizzato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che ha toccato diversi temi nel suo intervento su Agorà Estate su Rai 3. A partire, appunto, dal caldo.

Schillaci: “Dal ministero vedo correre sul Lungotevere nelle ore più calde”

“Noi siamo partiti in anticipo: già da maggio abbiamo iniziato a diffondere i bollettini su quelle che sono le temperature nelle città, ma soprattutto abbiamo da anni un Piano organico contro il caldo. Tra l’altro l‘Italia è stata portata come esempio di buona pratica proprio sul caldo dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Siamo stati proattivi e siamo stati indicati come uno dei Paesi migliori per quanto riguarda i sistemi di allerta monitoraggio e sorveglianza – ha rivendicato Schillaci – Però ovviamente questo non basta: abbiamo un decalogo da tre anni che abbiamo distribuito nelle farmacie e negli studi dei medici di medicina generale”. 

“Ricordo alcuni principi molto semplici ma che possono aiutare: il primo è di bere molto, almeno 1 litro e mezzo di acqua; le persone più fragili, penso sia ai bambini che gli anziani, dovrebbero evitare se è possibile di uscire nelle ore più calde e poi anche cercare di trovare riparo in luoghi refrigerati. Sono piccoli consigli ma sono consigli importanti. Mi capita a volte dal mio studio del ministero magari, proprio nelle ore più calde, di vedere persone che corrono lungo il Lungotevere e mi domando se sia possibile”.

Schillaci ricorda il numero 1500 per l’emergenza caldo. “Chiamano soprattutto persone anziane sole e questo fa sì che magari possano avere un aiuto anche dal punto di vista psicologico”. 

Schillaci, in Lombardia cold place nelle Case di comunità

In questi giorni di grande caldo un aiuto arriva dalle neonate Case di Comunità. “Nella Regione Lombardia sono stati aperti alcuni cold place, luoghi rinfrescati all’interno delle Case di comunità, proprio per dare i primi soccorsi alle persone che sono affette da disturbi legati al calore“, ha detto Schillaci, descrivendo “una medicina più vicina alle persone, che rafforza quello che era stato il punto debole della sanità pubblica soprattutto durante la recente pandemia del Covid”

Le Case di comunità sono una “vera e propria rivoluzione nella sanità pubblica italiana. Sono stati utilizzati i fondi del Pnrr e abbiamo raggiunto tutti i target: oggi sono operative più di 1200 Case di comunità”. Si tratta di strutture che “nascono per rafforzare la medicina territoriale. Il nostro Servizio sanitario nazionale è un vanto della Repubblica, ma è anche molto ammirato all’estero. E, lo dico con un po’ di dispiacere, a volte è più apprezzato all’estero che non in Italia. Le Case di comunità possono essere particolarmente utili perché possono decongestionare il pronto soccorso, ma anche prendersi cura dei pazienti fragili e dei cronici”.

In arrivo una campagna per dire agli italiani cosa si può fare nelle Case di Comunità

Si tratta di luoghi dove la salute incontra il territorio e “nei quali i cittadini possono trovare sia i medici di medicina generale che altri specialisti, infermieri, operatori sociosanitari: quindi un’equipe multidisciplinare. Credo che le Case di Comunità diventeranno sempre più familiari ai cittadini”, ha detto Orazio Schillaci. “Faremo anche una comunicazione informativa per far capire cosa si può fare all’interno delle case di comunità e, con le Regioni, anche dove sono dislocate le case di comunità”.

Ma come funzionano queste strutture? “Alcune sono aperte sette giorni su sette tutto il giorno, altre invece sempre sette giorni su sette, ma magari non 24 ore su 24. Non ho mai pensato che ci potesse essere una struttura innovativa come le Case di comunità senza i medici di Medicina generale, che rappresentano il primo presidio della sanità pubblica, che conoscono meglio di chiunque altro i pazienti. Quindi c’è stato un accordo nazionale, da noi fortemente voluto, in modo tale che non ci siano più disparità tra Regioni, con i medici di missione generale che presteranno una parte del loro tempo proprio all’interno delle case di comunità”.

Sulle liste d’attesa “mi avevano sconsigliato, ma non molliamo la presa”

Quello delle liste d’attesa in sanità “è un problema che esiste da molti anni. Io e il governo abbiamo voluto metterci la faccia. Molti – ha detto Schillaci – mi avevano anche sconsigliato di affrontare un tema così ostico come quello delle liste di attesa, però credo che quella che abbiamo fatto sia una buona legge, soprattutto perché oggi abbiamo la possibilità di monitorare quello che accade”.

“Prima che ci fosse questa legge, quando si diceva che una persona magari deve aspettare un anno per fare una mammografia, questo era un dato aneddotico. Oggi abbiamo dati precisi, c’è la piattaforma Agenas che fotografa la situazione Regione per Regione, in massima trasparenza. E questo aiuta, perché se bisogna affrontare un problema dobbiamo capire dov’è”.

“Tanto è stato fatto, ma molto altro deve essere fatto: nel primo quadrimestre del 2026 i risultati sono migliori per quanto riguarda l’erogazione delle prestazioni in urgenza rispetto all’anno precedente, però non molliamo la presa.  Abbiamo il supporto delle Regioni e vogliamo offrire a tutti i cittadini, indipendentemente da dove vivono e da quanto guadagnano, le stesse possibilità di cura. È quello che dice l’articolo 32 della Costituzione, il nostro faro per quanto riguarda la sanità pubblica”.

Schillaci e gli esami inutili 

In Italia si fanno ancora troppi esami inutili. Un fenomeno che impatta sulle liste d’attesa. Lo ha segnalato il ministro della Salute Orazio Schillaci nel suo intervento stamani ad Agorà Estate su Rai 3.

In tema di prevenzione, rivendica, “abbiamo investito moltissimo, siamo una popolazione anziana, dobbiamo avere meno malati in futuro. Però se andiamo a vedere quello che è stato il mio lavoro prima di fare il ministro, per esempio la diagnostica per immagini, voglio dire che dobbiamo fare gli esami quando sono necessari: abbiamo una larga percentuale di esami che non andrebbero fatti“. Sono ancora troppi, dunque, gli esami inutili. “Dobbiamo lavorare quindi anche su una accurata programmazione e sull’efficientamento di questo tipo di esami”, ha concluso il ministro Schillaci.

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