Ebola sfiora i 2mila casi, a che punto è l’epidemia e la ricerca di uno scudo

Ebola sfiora i 2mila casi, a che punto è l’epidemia e la ricerca di uno scudo
Ebola (AP Photo/Dirole Lotsima Dieudonne)

L’epidemiologo Ciccozzi fa il punto sull’epidemia di Ebola e sulla ricerca di una terapia mirata

I casi di Ebola continuano a salire nella Repubblica Democratica del Congo, nel silenzio del resto del mondo. “Siamo ormai a quasi 2.000 casi confermati e oltre 700 decessi. Ma la ricerca non si ferma: dall’Organizzazione mondiale della sanità arriva la notizia che sono stati arruolati i primi partecipanti a una sperimentazione clinica che testa l’obeldesivir, farmaco antivirale sperimentale di Gilead Sciences, come profilassi post-esposizione (PEP, per la prevenzione della malattia) per l’epidemia di Ebola Bundibugyo. La sperimentazione di questa sorta di ‘scudo’ contro Ebola si svolge nella provincia di Ituri, epicentro dell’epidemia”, segnala a LaSalute di LaPresse l’epidemiologo Massimo Ciccozzi.

L’esperto segnala come la malattia difficilmente esca dal Paese più colpito. “Tutti i casi tranne 21 si sono verificati nella Repubblica Democratica del Congo, c’è stato un caso in Francia e 20 contagi con due decessi in Uganda”.

Lo studio sull’antivirale

“Per la sperimentazione dell’antivirale, i ricercatori puntano a reclutare quasi 1.000 partecipanti, che verranno selezionati al di fuori dei centri di trattamento per l’Ebola nell’Ituri”, continua Ciccozzi.

I partecipanti, adulti o bambini sopra i 12 anni, devono essere stati a contatto diretto con un caso confermato (una persona malata che diffonde il virus, un cadavere o una puntura accidentale con una siringa contaminata) nei cinque giorni precedenti e non devono presentare alcun segno o sintomo della malattia. Ciascun partecipante sarà monitorato quotidianamente per 21 giorni, con una visita finale al 42° giorno, chiarisce l’epidemiologo.

Un approccio rivoluzionario: la profilassi post-esposizione

“Lo studio potrebbe stabilire la profilassi post-esposizione come un approccio rivoluzionario, insieme a un coinvolgimento della comunità e a un efficace tracciamento dei contatti. Insomma, potrebbe fornire un nuovo importante strumento per salvare vite umane e contribuire a tenere sotto controllo le epidemie di questa malattia”, riflette Ciccozzi.

“Non esistono trattamenti o vaccini specifici per l’Ebola Bundibugyo – ricorda l’epidemiologo – e il tracciamento dei contatti si è rivelato difficile nella zona dove pullulano i conflitti armati tra gruppi diversi appartenenti a differenti tribù. Ovviamente parlare di prevenzione è impossibile, così come parlare di strategie vaccinali. Questo per i costi e per le problematiche logistiche. Purtroppo di Ebola non si parla quasi più, ma leggiamo di guerre che comportano spese di miliardi di dollari. Pensiamo a quante vite tutti quei soldi potrebbero salvare”, conclude.

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