Dopo qualche giorno di respiro, il caldo estremo torna a incombere sull’Europa. A lanciare l’allarme è il direttore regionale dell’Organizzazione mondiale della sanità per l’Europa, Hans Kluge, che non usa mezzi termini: “La prossima ondata di calore si sta già formando sull’Atlantico. In Portogallo e nel Sud della Spagna si prevedono temperature fino a 43°C questa settimana. Francia e Benelux si preparano a un’altra ondata di calore. Alcune zone dell’Asia centrale sono soffocate da temperature di 40°C”.
Il tempo corre e l’aria si fa bollente, per questo Hans Kluge ha convocato ieri “una riunione di emergenza sul caldo estremo, riunendo 130 rappresentanti di 41 Stati membri dell’Oms Europa, nonché della Commissione europea e di diverse organizzazioni della società civile.
“Un chiaro segnale di quanto seriamente i Paesi stiano trattando il caldo estremo come un’emergenza di salute pubblica, e non solo come un evento meteorologico. L’ordine del giorno era chiaro: cosa ci ha insegnato l’ultima ondata di calore e siamo pronti per ciò che verrà? Le risposte – riferisce Hans Kluge – hanno rivelato dei progressi concreti ma anche delle lacune che non possiamo permetterci di ignorare”.
Emergenza caldo, Italia fra i ‘promossi’ da Hans Kluge
I piani d’azione su caldo e salute non sono inutili esercizi di stile, ma “salvano vite umane. I Paesi dotati di piani d’azione mirati a gestire le ondate di calore hanno reagito rapidamente, coordinandosi efficacemente tra i diversi attori coinvolti e proteggendo la propria popolazione”, segnala il direttore dell’Oms Europa.
E qui arriva la ‘promozione’ per l’Italia: “Il sistema italiano di sorveglianza della mortalità, attivo in 45 città, fornisce ai decisori dati quasi in tempo reale durante tutta la crisi. La Spagna ha collaborato direttamente con i media per migliorare la comunicazione al pubblico dei rischi per la salute legati alle ondate di calore. L’Austria ha attivato il suo piano aggiornato, ha implementato normative per la protezione dal calore nei luoghi di lavoro e ha riunito le strutture di coordinamento nazionali e regionali”.
In Belgio il livello di allerta più elevato è stato attivato solo per la seconda volta dal 2020. La Francia ha dimostrato come il coordinamento tra i diversi settori abbia contribuito a ridurre la pressione sul sistema sanitario e a rafforzare la risposta complessiva all’emergenza. La Macedonia del Nord ha collaborato con le squadre della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa per raggiungere le persone senza fissa dimora.
“Questi esempi sono importanti perché replicabili. Gli strumenti esistono. Le prove a supporto sono solide. Quando i piani sono predisposti e testati prima di una crisi, salvano vite umane”, sottolinea Hans Kluge.
Parola chiave: anticipare
I Paesi dotati di piani efficaci “sanno in anticipo chi è responsabile di cosa, quali popolazioni sono più a rischio e a quale soglia di temperatura si attiva ciascun livello di risposta. Questa chiarezza, acquisita prima dell’arrivo di qualsiasi ondata di calore, fa la differenza tra una risposta gestita e una reattiva, salvando vite umane. Ed è ciò che permette ai sistemi sanitari di continuare a funzionare senza essere sopraffatti dalle emergenze legate al caldo”, scandisce il direttore.
Dove permangono lacune
Tutto bene, allora? Non proprio. Per Hans Kluge “la lacuna più evidente è che nemmeno la metà degli Stati membri della Regione europea ha un Piano d’azione nazionale per il caldo”.
Ma c’è anche un problema di percezione del rischio. “Molte persone non si rendono conto di essere a rischio, anche quando viene attivato un Codice Rosso. Altri Paesi hanno sottolineato la necessità di un maggior numero di strutture di raffreddamento e di una maggiore consapevolezza della loro ubicazione, anche per i senzatetto, e la necessità di rendere le infrastrutture sanitarie resilienti ai cambiamenti climatici. Alcuni Paesi si trovano ancora ad affrontare ritardi procedurali nella dichiarazione formale delle ondate di calore, il che può rallentare le azioni di sanità pubblica”.
I più fragili d’Europa
In tutta Europa “i residenti delle strutture di assistenza a lungo termine, i senzatetto e gli anziani soli non vengono ancora raggiunti in modo sistematico”.
L’impegno di Hans Kluge
E adesso? “Sintetizzeremo le lezioni apprese e le renderemo disponibili a tutti i 53 Stati membri. Stiamo fornendo supporto tecnico diretto a diversi Paesi per le esigenze immediate. E restiamo a disposizione di ogni Stato membro che desideri rafforzare il proprio Piano d’azione per il calore e la salute, migliorarne l’attuazione o costruire le strutture di coordinamento intersettoriale che rendono i piani efficaci nella pratica”, assicura il leader.
Mentre il caldo avanza, il lavoro dell’Oms Europa si concentra su due fronti: “Correggere ciò che non ha funzionato nelle scorse settimane prima che arrivi la prossima ondata di calore e costruire sistemi sanitari che non solo reagiscano al caldo estremo, ma che siano pronti ad affrontarlo”, conclude Hans Kluge.


