Tra le conseguenze del caldo estremo degli ultimi giorni c’è anche l’aumento degli accessi al pronto soccorso da parte di anziani e fragili. “L’incremento si attesta tra il 10 e il 20%, ma la situazione al momento è sotto controllo”, rassicura Alessandro Riccardi, presidente della Simeu, la Società italiana di medicina d’emergenza-urgenza, parlando con LaSalute di LaPresse.
La risposta al caldo dei pronto soccorso
Per fronteggiare l’aumento degli accessi, i pronto soccorso hanno predisposto i codici calore, percorsi codificati specifici per chi è colpito da malori provocati dal caldo. “Sono sicuramente utili, ma non risolvono certo i problemi strutturali dei pronto soccorso: risorse limitate, pochi medici e infermieri, posti letto insufficienti per gli anziani che necessitano di essere ricoverati”, fa notare il presidente della Simeu.
“Dobbiamo fare in modo che questo lavoro sia veramente appetibile – aggiunge Riccardi – perché se nei pronto soccorso mancano gli specialisti, difficilmente si potrà avere un approccio ordinato e integrato alle emergenze”.
Anticipare le emergenze
Problemi atavici che riaffiorano ogni volta che si presenta un’emergenza sanitaria, che sia Covid, influenza o caldo. “Bisogna iniziare a fare un discorso preventivo: è inutile parlare a giugno o a luglio di caldo quando si ignora il cambiamento climatico e non si fa nulla di proattivo sul territorio nei mesi precedenti”, rimarca Riccardi.
Le Case di Comunità
Ed è proprio per rafforzare la medicina territoriale che, con i fondi del Pnrr, l’Italia ha puntato forte sulle Case di Comunità. “Sulla carta dovrebbero contribuire a riequilibrare il sistema – conclude – ma la loro attuazione è ancora incerta e incostante sul territorio nazionale”.

