L’autonomia differenziata e il rischio di accrescere le disuguaglianze

L’autonomia differenziata e il rischio di accrescere le disuguaglianze

Per la Fondazione Gimbe la richiesta di ulteriori competenze con l’autonomia differenziata rischia di acuire le disparità regionali

L’autonomia differenziata in sanità rischia di ampliare le disuguaglianze già esistenti tra le Regioni e di spingere ulteriormente i cittadini verso il privato. È l’allarme lanciato dalla Fondazione Gimbe durante l’audizione in Commissione Affari costituzionali del Senato sugli schemi di pre-intesa sottoscritti da Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria per ottenere maggiori competenze in materia sanitaria.

“Desta forti perplessità che i quattro schemi di pre-intesa siano sostanzialmente sovrapponibili, nonostante riguardino Regioni con caratteristiche epidemiologiche, demografiche, organizzative e assistenziali profondamente diverse”, fa notare Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. 

I Livelli essenziali di assistenza

Le differenze emergono già dall’analisi dei Livelli essenziali di assistenza. “Le quattro Regioni che chiedono le stesse ulteriori competenze in sanità – commenta Cartabellotta – partono da situazioni molto diverse: una risulta inadempiente sui Lea, mentre le altre presentano livelli di performance distanti tra loro. È quindi difficile comprendere come schemi di intesa sostanzialmente identici possano rispondere a realtà assistenziali così eterogenee”. 

Mobilità sanitaria

Anche sul fronte della mobilità sanitaria i dati mostrano una forte eterogeneità. Nel 2023 la Lombardia ha registrato un saldo positivo di oltre 645,8 milioni di euro e il Veneto di 212,1 milioni, mentre Piemonte e Liguria hanno chiuso in negativo. “La mobilità sanitaria – evidenzia Cartabellotta – è uno dei più chiari indicatori delle diseguaglianze regionali. Se due Regioni presentano saldi attivi e, viceversa, due registrano saldi negativi, è difficile sostenere che abbiano le stesse esigenze organizzative e assistenziali”.

L’accesso alle cure

Preoccupano inoltre le difficoltà di accesso alle cure. Secondo l’Istat nel 2024 ha rinunciato a prestazioni sanitarie il 10,3% dei lombardi e il 10,1% dei liguri, contro il 7,9% dei veneti.“La rinuncia alle prestazioni sanitarie è la cartina di tornasole delle difficoltà di accesso alle cure. Se milioni di cittadini già oggi rinunciano a visite ed esami, significa che i diritti garantiti sulla carta non sono sempre esigibili nella realtà”. 

Per Gimbe le competenze richieste dalle Regioni – dalle tariffe differenziate alla gestione autonoma delle risorse per edilizia sanitaria e tecnologie, fino ai fondi sanitari integrativi regionali e a maggiori margini sulle assunzioni – potrebbero favorire una crescita delle disparità territoriali.

Sospendere l’iter per l’autonomia differenziata

Da qui la richiesta di sospendere l’iter. “Prima di trasferire ulteriori competenze alle Regioni è indispensabile definire e finanziare i Lep sanitari, misurare gli effetti delle autonomie su accesso ed equità e istituire un sistema pubblico e indipendente di monitoraggio. In assenza di queste condizioni – conclude – il rischio non è solo di ampliare le disuguaglianze nell’accesso alle cure, ma anche di legittimarle”. 

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