Grazie alle terapie antiretrovirali oggi l‘Hiv è diventata una patologia cronica e chi segue correttamente le cure può contare su un’aspettativa di vita sostanzialmente sovrapponibile a quella della popolazione generale. Un successo della medicina che però porta con sé nuove sfide: tra queste il crescente peso delle patologie oncologiche nelle persone che vivono con il virus. Prevenzione, diagnosi e accesso alle cure sono temi a centro di ‘Hiv and cancer in 2026: equity, innovation and care networks’, organizzato a Roma, all’Università Cattolica.
L’importanza delle terapie anti-retrovirali
“L’Hiv oggi grazie alle terapie anti-retrovirali è diventata una patologia cronica e all’interno delle comorbilità correlate all’invecchiamento le patologie oncologiche rivestono un ruolo fondamentale”, sottolinea Antonella Cingolani, ricercatrice in Malattie infettive dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e responsabile della Uos Diagnosi e cura delle malattie infettive da immuno-deficit e nosocomiali del Policlinico Gemelli.
Incidenza e mortalità dei tumori
I dati della coorte nazionale Icona, che segue oltre 20mila persone con Hiv dal 1997, mostrano infatti che in Italia l’incidenza complessiva dei tumori è superiore del 60% rispetto alla popolazione generale. I maggiori eccessi riguardano il sarcoma di Kaposi, il carcinoma anale, il linfoma di Hodgkin, il tumore della cervice uterina e i linfomi non-Hodgkin. Negli anni, inoltre, è aumentato il peso delle neoplasie non correlate a virus, come quelle del polmone e del colon.
“Non è solo un problema di incidenza, ma anche di mortalità – prosegueCingolani – Nella coorte Icona si è osservato un tasso di mortalità oncologica più che doppio rispetto a quello atteso nella popolazione generale”.
L’accesso alle cure innovative
Il nodo più delicato riguarda però l’accesso alle cure innovative. “Bisogna evitare qualsiasi bias culturale, sia da parte degli oncologi che degli infettivologi, che reputano che queste persone abbiano un rischio aumentato di tossicità dalle terapie e una minor risposta terapeutica agli standard di cura”, afferma il professor Carlo Torti, ordinario di Malattie infettive dell’Università Cattolica e direttore della Uoc di Malattie infettive del Gemelli. “Questa è una fake news da scardinare assolutamente”.
Il congresso si conclude con una Call to Action condivisa da clinici, istituzioni, società scientifiche e associazioni di pazienti. “L’obiettivo – dice Cingolani – è definire impegni concreti e misurabili per garantire che tutte le persone che vivono con Hiv possano ottenere esiti oncologici ottimali e non inferiori a quelli della popolazione generale”.

