Contro l’affollamento dei pronto soccorso – che di solito in estate tocca picchi record – la soluzione è sul territorio: Postazioni Medicalizzate Fisse del 118 all’interno delle Case di Comunità. Una soluzione in grado di filtrare a monte i pazienti, dando risposte concrete ai bisogni di salute. A proporla, in pieno dibattito sulla riforma della medicina generale (che tanti mal di pancia sta generando nei dottori di famiglia), è Mario Balzanelli, presidente della Sis 118 (Società italiana sistema 118), convinto di poter prendere in questo modo i proverbiali due piccioni con una fava.
A parte le (non poche) scintille fra dottori di famiglia, ministero della Salute e Regioni, resta infatti aperta la questione delle Case di comunità da ‘popolare’ di operatori.
“Di affollamento dei pronto soccorso parliamo, con proporzioni vertiginosamente crescenti, da oltre 20 anni. È indubbio che oltre il 70% delle prestazioni richieste al pronto soccorso non abbia nulla a che vedere con condizioni cliniche che possano inquadrarsi quali emergenze, ossia situazioni in cui la vita è in pericolo evidente ed imminente, o urgenze, ossia situazioni in cui la vita è in pericolo potenziale in tempi brevi. Ma il fenomeno si ripropone anche con il Sistema di Emergenza Territoriale 118. Oltre il 70% delle richieste di che riceviamo è inquadrabile già al triage telefonico, come acuzie minore”, riflette Balzanelli.
Svuotare il pronto soccorso di questa inapproproatezza gestionale eviterebbe che Sistema di Emergenza Territoriale 118 fosse costretto a gestire situazioni cliniche che non rientrano affatto nei suoi profili di competenza istituzionale. Dando finalmente una risposta organizzata ed efficace sul territorio alle acuzie minori.
Le acuzie minori e il 118
Attenzione: “Le acuzie minori (codici verdi) possono dimostrarsi pericolose, nascondere insidie, evolvere improvvisamente in quadri clinici drammatici sino all’arresto cardiaco improvviso del paziente – avverte il presidente della Sis 118 – Questo deve essere chiaro nella programmazione sanitaria nazionale: il modo più affidabile per gestirle in modo appropriato, e per mettere nel più elevato livello di sicurezza possibile il paziente con acuzie, è affidarle al Sistema di Emergenza Territoriale 118 attraverso le sue postazioni medicalizzate e infermierizzata fisse”, assicura Balzanelli.
Il DM 70 e l’esperienza di Taranto
Ma il DM 70 non ha chiuso i Punti di primo intervento (Ppi)? “No. Il DM 70 ha convertito i Ppi in postazioni medicalizzate del 118 e queste si distinguono in mobili e fisse. Le prime sono deputate alla gestione tempo dipendente delle emergenze-urgenze, le seconde alla gestione delle acuzie di qualunque livello di gravità”, chiarisce Balzanelli.
In pratica che cosa significa? “Faccio un esempio: in provincia di Taranto abbiamo tre postazioni medicalizzate fisse, rispettivamente a Taranto (presso l’ospedale Moscati), a Grottaglie e a Massafra. Nel 2025 hanno effettuato, nel complesso, 44.000 prestazioni, in cui nel 97% dei casi il paziente è stato visitato, trattato e rinviato al domicilio. I nostri dati dimostrano la capacità strategica di filtro. Dati analoghi sono documentabili anche in altre realtà”.
La proposta al ministero: due piccioni con una fava
Dunque questo è quello che “proponiamo al ministero della Salute: un modello efficace di struttura strategica territoriale in grado di ridurre significativamente il sovraffollamento del pronto soccorso. Le strutture intermedie territoriali sono la chiave di volta per alleviare la pressione sugli ospedali e per ridurre l’esorbitante richiesta prestazionale ai Sistemi 118”.
Perchè le Case di comunità sono il luogo ideale per le Postazioni medicalizzate del Sistema di Emergenza Territoriale 118? “Questa soluzione – chiarisce Balzanelli – consentirebbe di mettere in sicurezza i pazienti garantendo una risposta immediata, esperta e di alto livello non solo alle acuzie minori, ma anche ai pazienti le cui condizioni dovessero improvvisamente deteriorarsi”.
I vantaggi per i pronto soccorso e il nodo degli incentivi
La riforma della medicina generale è al centro di non poche polemiche. In effetti questa soluzione potrebbe ‘disinnescarle’, almeno in parte. “Nel Sistema di Emergenza Territoriale 118 convivono tranquillamente medici dirigenti e medici convenzionati. Quello della natura dei contratti credo sia un falso problema. I contratti devono invece essere drasticamente rivisti, maggiormente incentivanti e soprattutto devono risultare, sia nel contesto della medicina convenzionata sia della dirigenza medica, autenticamente premianti per i colleghi impegnati nella gestione clinica dei pazienti a maggior rischio di evento avverso”.
Balzanelli è, come sempre, ottimista: “Conoscendo personalmente i vertici dei due poli a confronto, ho fiducia che si arrivi al più presto a soluzioni virtuose e di alta qualità prestazionale, a tutela della salute della comunità”, chiosa.

