Ebola in Repubblica Democratica del Congo, tra conflitti e sfollati

Ebola in Repubblica Democratica del Congo, tra conflitti e sfollati
MSF team Foto: Maria Elena Del Carre/MSF

Conflitti e povertà complicano la risposta a Ebola in RDC: il focus con Medici Senza Frontiere

Colpisce la vaghezza dei numeri dell’epidemia di Ebola che, dalla Repubblica Democratica del Congo si è allargata all’Uganda e potrebbe aver raggiunto il Sud Sudan. Stando all’organizzazione mondiale della sanità il virus Bundibugyo avrebbe provocato 125 casi confermati, 17 decessi e 906 casi sospetti (con oltre 223 decessi) solo tra le province di Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu. Ma si tratta, appunto, di stime e sospetti. “Rispondere a una grave epidemia di Ebola è estremamente difficile in un contesto caratterizzato da una grave crisi umanitaria e da conflitti armati in corso nelle province orientali del Paese, in particolare nell’Ituri e nel Nord Kivu”, fanno sapere a LaSalute di LaPresse Medici Senza Frontiere. 

Lavorava per l’organizzazione attiva da decenni nel Paese la dottoressa italiana rientrata in Italia e attualmente in quarantena allo Spallanzani di Roma, dopo essere entrata in contatto con un caso sospetto di Ebola nell’Ituri. La dottoressa “è stabile e non ha sintomi”, ci hanno fatto sapere dall’Istituto nazionale di malattie infettive. A complicare le cose in Africa, dove è arrivato anche il Dg dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus e dove andranno anche degli esperti dello Spallanzani, è la mancanza di un test rapido (oltre che di un vaccino specifico) in grado di individuare questo ceppo di Ebola.

Insicurezza, infrastrutture carenti e povertà cronica

Ma c’è di più. “Le aree colpite sono caratterizzate da insicurezza, infrastrutture carenti, governance complessa, povertà cronica, significativi movimenti di popolazione e strutture sanitarie sottoposte a forte pressione. Tutti fattori che ostacolano la sorveglianza, il tracciamento dei contatti e la tempestività delle cure: pilastri fondamentali di una risposta efficace”, dicono da Msf.

Più di 5 milioni di sfollati interni sono concentrati in Nord Kivu, Sud Kivu e Ituri, con il 96% degli sfollati causati dalla violenza armata. Anzi, proprio nella provincia di Ituri gli scontri tra gruppi armati non statali e forze governative “si sono intensificati, causando lo sfollamento interno di quasi un milione di persone. Nei primi 3 mesi del 2026, in Ituri si sono registrati oltre 100.000 nuovi sfollati”, stima Msf.

Qui l’organizzazione è presente con équipe mediche che supportano le strutture sanitarie e forniscono cure mediche urgenti, tra cui il trattamento di malattie prevenibili, servizi di salute materno-infantile e risposta alle epidemie. Nei primi quattro mesi di quest’anno, nelle province di Ituri e Tchopo, Msf ha effettuato oltre 66.000 visite di assistenza sanitaria di base e più di 800 interventi chirurgici presso l’ospedale Salama di Bunia.

Ebola in Repubblica Democratica del Congo, tra conflitti e sfollati
Un momento del training degli operatori per fronteggiare Ebola. Foto: Maria Elena del Carre/MSF

L’impegno contro Ebola

Mentre l’Oms rafforza la sua presenza e Giorgia Meloni chiede all’Europa di rafforzare la vigilanza alle frontiere, centinaia di operatori di Msf stanno intervenendo per far fronte a questa epidemia di Ebola. “Solo in Ituri circa 50 operatori internazionali arriveranno a breve nelle zone colpite, dove lavoreranno a fianco di circa 480 operatori locali”, annunciano da Medici Senza Frontiere.

Msf sta inviando nelle zone colpite decine di migliaia di kit di dispositivi di protezione individuale contenenti articoli essenziali per la sicurezza del personale, come guanti, mascherine, occhiali protettivi, camici e stivali protettivi. In Ituri circa 3.000 set di dispositivi di protezione individuale sono arrivati a Bunia il 19 maggio. Tonnellate di materiali sono in arrivo da Kinshasa e dal Belgio. Entro la fine della prossima settimana sono attesi 60.000 set dall’Europa. 

I precedenti

La buona notizia è che esistono competenze a livello locale e internazionale per combattere questi focolai. La Repubblica Democratica del Congo ha affrontato 16 epidemie di Ebola dal 1976 e, nel corso degli anni, ha sviluppato esperienze significative nella risposta a questa malattia. Le autorità sanitarie, gli operatori sanitari locali, i ricercatori e le comunità sono stati in prima linea in alcune delle risposte all’Ebola più complesse al mondo, spesso in circostanze estremamente difficili.

Insomma, “non si parte da zero”, sottolinea Msf, che opera nella Repubblica Democratica del Congo dal 1977 e sta mobilitando una risposta su larga scala a sostegno delle autorità della Repubblica Democratica del Congo. L’organizzazione ha partecipato attivamente alla gestione di molte di queste epidemie, tra cui quella del virus di Bundibugyo del 2012 e quella verificatasi in Uganda nel 2007. E i suoi team sono al lavoro 24 ore su 24 per preparare una risposta su larga scala nella Repubblica Democratica del Congo, in collaborazione con le autorità sanitarie congolesi, per mettere un freno a questa epidemia.

Ebola in Repubblica Democratica del Congo, tra conflitti e sfollati
MSF al lavoro per una zona di isolamento Ebola al Kyeshero Hospital di Goma Foto: Maria Elena del Carre/MSF
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