Il gesto di Salim El Koudri e la tragedia di Modena hanno riportato sotto il riflettori il tema della salute mentale nel nostro Paese. Basti pensare che, solo nel 2024, sono state 845mila le persone assistite dai servizi specialistici, per il 55,9% donne. “Una priorità che richiede una programmazione strutturata e di lungo periodo”, dichiara Giuseppe Quintavalle, direttore generale della Asl Roma 1, presidente della Fiaso (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere) ed esperto del Tavolo di lavoro tecnico sulla salute mentale del ministero della Salute, coordinato dal professor Alberto Siracusano.
Il punto è che, come ha sottolineato anche il presidente della Società italiana di psichiatria Guido Di Sciascio, i bisogni di salute mentale sono in crescita, ma le risorse (umane e non solo) restano insufficienti. Ma “lo scenario sta cambiando in modo significativo. Al centro di questo cambiamento – sottolinea Quintavalle – c’è il Piano di Azione per la Salute Mentale (noto anche come PANSM 2025-2030), approvato per riorganizzare i servizi territoriali e migliorare l’assistenza”.
Salute mentale: 30 mln di euro per assumere nuovo personale
Dai finanziamenti alla programmazione, insomma, finalmente la salute mentale è destinata a cambiare volto. Le istituzioni “non si muovono più sulla scia di linee guida teoriche. Abbiamo finalmente un piano dettagliato che poggia su fondamenta solide, supportato da risorse economiche vincolate e destinate specificamente all’assunzione di nuovo personale, il comma 344 prevede l’impiego di 30 milioni di euro per l’assunzione a tempo indeterminato di personale dei ruoli sanitario e sociosanitario da destinare ai Servizi di salute mentale”, assicura in una nota Quintavalle.
“Inoltre, i commi 344-347 dell’art. 1 stabiliscono la destinazione di una quota del fabbisogno sanitario nazionale standard, pari a 80 milioni di euro per il 2026, 85 milioni di euro per il 2027, 90 milioni di euro per il 2028 e 30 milioni di euro annui a decorrere dal 2029, per la realizzazione degli obiettivi e delle azioni strategiche definiti nel Piano. La riforma del ministro Schillaci quindi punta esattamente a ridare dignità ai servizi territoriali attraverso investimenti certi, anche sul capitale umano, con ricadute evidenti sulle Regioni”, chiarisce il numero uno di Fiaso.
D’altra parte i dati segnalano l’aumento dell’accesso ai servizi di salute mentale. Un trend che “impone di lavorare con decisione su zone e presidi che fungano da filtro del disagio, intervenendo prima che questo si trasformi in patologia”, chiosa Quintavalle.

