L’Oms sconsiglia la chiusura delle frontiere o l’imposizione di restrizioni ai viaggi e al commercio verso i Paesi colpiti dall’epidemia di virus Bundibugyo, una variante di Ebola, perché ritenute “prive di fondamento scientifico” e “dannose per le economie locali”. L’Italia si allinea alle indicazioni internazionali con una circolare emanata dal ministero della Salute. E attiva la sorveglianza sanitaria per tutti gli operatori che rientrano dalle zone colpite dal virus, in particolare la provincia di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, e l’Uganda.
Ebola, la circolare del ministero della Salute
Disposizioni che arrivano a pochi giorni dal 16 maggio, quando il direttore generale dell’Oms ha dichiarato l’epidemia di malattia da virus Ebola emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale.
Le organizzazioni governative e non governative che impiegano personale nelle aree colpite sono tenute a comunicare al ministero della Salute, con almeno due giorni di anticipo rispetto al rientro, i dati dell’operatore, l’itinerario di viaggio e i dettagli di ingresso in Italia. Ma dovranno anche inviare una documentazione che attesti l’assenza di sintomi al momento della partenza e la mancata esposizione a casi probabili o confermati nelle tre settimane precedenti.
Se durante il volo un operatore – sanitario e non – proveniente dalle aree a rischio dovesse manifestare sintomi compatibili con Ebola, come febbre, vomito, debolezza o sanguinolento, dovrà segnalarlo immediatamente al personale di volo. L’aereo potrà quindi atterrare nei soli aeroporti sanitari di Fiumicino o Malpensa. Le compagnie aree dovranno segnalare con tempestività qualsiasi situazione sospetta agli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera.
L’epidemia di virus Bundibugyo
L’epidemia di virus Bundibugyo è stata dichiarata il 15 maggio dalle autorità sanitarie congolesi. È la 17esima epidemia di Ebola nel Paese dal 1976. L’ultimo focolaio risaliva al settembre 2025, nella provincia del Kasai, con 64 casi e 45 decessi.
Per Bundibugyo non esiste un vaccino autorizzato né terapie specifiche: la risposta si basa sulle sole cure di supporto, sul tracciamento dei contatti, sulle misure di prevenzione e controllo delle infezioni e sul coinvolgimento della comunità.
Il tasso di letalità nelle due precedenti epidemie di Bundibugyo è oscillato tra il 30% e il 50%. La provincia di Ituri, dove è scoppiato il focolaio, è un’area mineraria che accoglie oltre 273mila sfollati e poco meno di due milioni di persone in stato di bisogno. La vicinanza con l’Uganda e il Sud Sudan aumentano inoltre il rischio di esportazione regionale e trasmissione transfrontaliera.

