Triste epilogo del caso del cuore ‘bruciato’, il racconto del componente dell’Heart team

Triste epilogo del caso del cuore ‘bruciato’, il racconto del componente dell’Heart team
(AP Photo/Molly Riley)

L’emorragia cerebrale e i rischi di un secondo trapianto di cuore. Il cardiochirurgo Pace dopo il consulto al Monaldi.

La situazione del bambino di due anni ricoverato in rianimazione al Monaldi di Napoli “era pessima. Purtroppo ne abbiamo dovuto prendere atto. Non potevamo fare diversamente”. Lo ha affermato a LaSalute di LaPresse Carlo Pace Napoleone, direttore della Sc di cardiochirurgia pediatrica e delle cardiopatie congenite dell’ospedale infantile Regina Margherita di Torino, fra i componenti dell’Heart team che oggi a Napoli ha escluso la possibilità di un secondo trapianto di cuore per il piccolo paziente, che era stato operato una prima volta il 23 dicembre.

‘Non si poteva fare altro’

Si chiude così una giornata decisiva per la vicenda del cuore ‘bruciato’ dal ghiaccio secco. E lo stesso Pace, con alle spalle un centinaio di trapianti di cuore pediatrici, appare estremamente colpito. “Abbiamo evitato di proseguire oltre, concludendo che non si potesse fare altro. Peccato”.

L’emoraggia cerebrale massiva

Per lo specialista del Regina Margherita di Torino non è possibile stimare con precisione le chance di successo di un eventuale secondo intervento, ma “parliamo di un range ridottissimo. Il nostro – ha sottolineato – è stato un incontro onesto con i colleghi: non si è nascosto niente“.

“I colleghi – ha aggiunto – hanno presentato il quadro clinico, gli ultimi esami fatti. Ed è emerso che c’è stata una emorragia cerebrale massiva, che è peggiorata. Questo mette a rischio il cervello nell’affrontare un altro intervento”.

“La circolazione extra-corporea necessaria per un trapianto di cuore – ha chiarito Pace – richiede una scoagulazione completa e questo avrebbe peggiorato la situazione cerebrale, con la probabilità di una nuova emorragia massiva”. Una problematica che sarebbe stata fatale al bimbo, provato anche da più di 50 giorni in Ecmo.

Il destino del cuore donato

L’organo tanto atteso, che nelle scorse ore aveva alimentato la speranza, andrà dunque “a uno degli altri due bambini compatibili in lista e in situazione di emergenza. Bambini che non sono pazienti del mio ospedale”, ha precisato Pace.

Il cardiochirurgo ha confidato di essere molto provato. “Situazioni come queste sono rare, per fortuna. Dover condividere con i colleghi questa scelta aiuta, ma ho letto la disperazione nei loro occhi, la consapevolezza di aver fatto di tutto per salvare una piccola vita senza esserci riusciti”, ha raccontato lo specialista, di ritorno a Torino. Un epilogo tristissimo per una vicenda che dovrà essere chiarita dalle indagini in corso.

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