Il viaggio del cuore ‘bruciato’: dalla box al ghiaccio secco, parla lo specialista

Il viaggio del cuore ‘bruciato’: dalla box al ghiaccio secco, parla lo specialista
Photo by: Jens Kalaene/picture-alliance/dpa/AP Images

Tutte le procedure che precedono il trapianto di cuore pediatrico. Il cardiochirurgo e il caso del Monaldi.

Una situazione drammatica, quella del bimbo di poco più di due anni in coma farmacologico e in Ecmo al Monaldi di Napoli dopo il trapianto del cuore ‘bruciato’. Si è parlato di un organo danneggiato dal ghiaccio secco e trasportato in una box ‘non tecnologica’, ma come funziona il viaggio del cuore per il trapianto? E l’organo artificiale può essere una soluzione ‘ponte’? LaSalute di LaPresse lo ha chiesto a Carlo Pace Napoleone, direttore della Sc di cardiochirurgia pediatrica e delle cardiopatie congenite dell’ospedale infantile Regina Margherita di Torino.

L’espianto del cuore e il primo contenitore

Al Regina Margherita sono stati eseguiti 74 trapianti di cuore, un’attività che il cardiochirurgo ha iniziato già quando era a Bologna. “Quando si chiude la circolazione del sangue – spiega Pace, specialista con alle spalle un centinaio di interventi di questo tipo – il primo organo ad essere espiantato è proprio il cuore. A quel punto si inetta nelle coronarie una soluzione a 4 gradi che serve a fermare il muscolo cardiaco e a conservarlo”.

“L’organo viene rimosso e messo in una busta di plastica con questa soluzione dentro, il tutto viene inserito in un’altra busta con soluzione fisiologica fredda. Questo pacchetto ben chiuso viene inserito in un contenitore di plastica per trasportare gli organi, riempito di soluzione fisiologica. La scatola viene inserita nel contenitore per il trasporto pieno di ghiaccio”.

Il box per gli organi

Questo è un passaggio importante. “Fino a un anno fa – spiega Pace – questa box era una sorta di frigorifero da campeggio, grande, riempito di ghiaccio. All’interno si posizionava il contenitore col cuore. Ormai nell’ultimo anno sono arrivati in commercio contenitori un po’ più leggeri, fatti di polistirolo, con all’interno dei ‘panetti’ di una sostanza refrigerante e con un termometro esterno che riporta la temperatura interna”.

Soluzioni più recenti e “dal costo non trascurabile, che però non mantengono la temperatura a un certo livello, semplicemente la misurano”, precisa lo specialista. Il cuore deve essere trasportato a circa 6 gradi, “ma devo anche dire che sono 30 anni che facciamo trapianti con il frigo non tecnologico senza problemi”, puntualizza l’esperto. 

Il mistero del ghiaccio secco

Il problema per Pace “non sta nel contenitore usato per portare a Napoli il cuore, ma nel fatto che all’interno sia stato messo ghiaccio secco. Un materiale – assicura – che non si usa mai per il trasporto di organi e che non è disponibile nelle sale operatorie: si utilizza solo nel trasporto di valvole e tessuti conservati in azoto liquido. L’obiettivo è farli arrivare nell’ospedale prima di essere sottoposti a una procedura di scongelamento per poi procedere all’impianto. Insomma il ghiaccio secco non è presente abitualmente in una sala operatoria”.

E allora da dove è arrivato? E perché è stato utilizzato per il cuore prelevato a Bolzano? Interrogativi cui dovranno rispondere le indagini.

Il momento dell’impianto del cuore ‘bruciato’

Ma perché il cuore ‘bruciato’ è stato impiantato nel bimbo? “Credo che l’organo fosse congelato. Quando si fa il trapianto – chiarisce Pace – i tempi sono fondamentali. Dal momento in cui il cuore si ferma a Bolzano e arriva a Napoli devono passare 4 ore: quindi quando l’organo nuovo entra in sala operatoria il paziente deve essere già in circolazione extracorporea”.

“A questo punto io di solito chiedo al collega che ha portato la box, appena il cuore entra in sala operatoria, se sia tutto a posto. Mentre lui va a prepararsi procedo con la rimozione dell’organo vecchio dal paziente. Nel caso del Monaldi è stato impiantato il cuore nuovo perché quello del bambino non funzionava più, mentre quello arrivato da Bolzano aveva presumibilmente un danno, ma in quel momento non si poteva fare un esame istologico” che chiarisse di cosa si trattava. Inoltre non si poteva mettere il vecchio organo, “arrivato al limite della sua funzione”, ipotizza lo specialista.

Il cuore artificiale: benefici e rischi

Una situazione drammatica. Mentre è scattata una corsa contro il tempo in cerca di un nuovo organo compatibile, per il piccolo al Monaldi il cuore artificiale può essere un’opzione?

“Potrebbe, perché ha la possibilità di rimanere funzionante nel bimbo anche per anni. Per pazienti così piccoli ne esiste un solo tipo: il Berlin Heart”, dice Pace.

Il problema è che “essendo il torace molto piccolo, il cuore artificiale di fatto viene appoggiato sulla pancia, collegato con delle cannule che possono essere o due o quattro. Queste cannule tendono a infettarsi, ancor più nel bimbo che è stato sottoposto a terapia immunosoppressiva. Un rischio importante. Inoltre il cuore artificiale richiede che il sangue sia mantenuto completamente fluido e questo può esporre a sanguinamenti e trombosi. Insomma, è una possibilità, ma presenta una serie di effetti collaterali che vanno considerati bene, insieme alla famiglia”, aggiunge Pace. 

I bimbi in lista d’attesa per un cuore nuovo

C’è poi l’interrogativo legato alle chance realistiche di recupero del piccolo paziente di Napoli, se arrivasse un cuore nuovo compatibile. Dal Bambino Gesù hanno giudicato il bimbo non più trapiantabile, ma dal Monaldi finora sono di diverso avviso. Tentare comunque di salvare la sua vita potrebbe privare un altro bimbo dell’organo salvavita. “Questo nessuno lo può sapere”, dice Pace. 

“Un aspetto che voglio ricordare è che l’Italia è molto avanzata in questo settore. Il mio timore è che si ingeneri un retropensiero sui trapianti. Già abbiamo un 30% di persone che, al momento di scegliere, si oppongono alla donazione. Dire che un cuore viene messo nel frigo da spiaggia e buttato lì, causerà una riduzione delle donazioni. E questo è un grosso problema per i bambini che aspettano e che non c’entrano nulla con questa vicenda”. Quanti sono i piccoli in attesa di un cuore nuovo? “Non ho i dati aggiornati, ma normalmente parliamo di circa 55-60 bambini”, conclude Pace.

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