Giornata decisiva per la vicenda del cuore ‘bruciato’. Mentre gli occhi di tutta Italia sono puntati su Napoli, dove i massimi esperti italiani di trapianto di cuore pediatrico sono chiamati a valutare, nel corso dell’Heart team, la trapiantabilità del bimbo di 2 anni operato il 23 dicembre e da allora in rianimazione al Monaldi, la notizia di un organo potenzialmente compatibile riaccende la speranza. Ma come si stabilisce a chi assegnare un cuore nuovo? A spiegarlo a LaSalute di LaPresse è Emanuele Cozzi, professore di Immunologia dei trapianti all’Università di Padova e immunologo del Centro nazionale trapianti (Cnt).
Esiste un protocollo ad hoc del Cnt per l’attribuzione dell’organo, basato su un algoritmo e una serie di punteggi chiave. “Nel caso del trapianto di cuore sono tre i criteri fondamentali da rispettare: la taglia donatore-ricevente, la compatibilità AB0 e quella immunologica”, dice Cozzi.
La compatibilità di taglia
Nel caso della taglia “un adulto non può ricevere un cuore pediatrico o viceversa. Una regola fondamentale, questa, nel trapianto di cuore. Mentre nel caso del rene – aggiunge lo specialista – si può ‘addolcire’: è possibile utilizzare donatori che pesano tre volte il ricevente. Pensiamo a un bambino di 20 chili: si può utilizzare un rene di un soggetto di 60 kg, quindi adolescente o adulto”.
I gruppi sanguigni
Come nel caso delle trasfusioni, per il trapianto “rispettiamo la compatibilità AB0, mentre quella Rh non entra in gioco”, prosegue lo specialista. A quanto si è appreso ci sarebbe un donatore di gruppo 0 positivo. E anche l’età, dunque la taglia, dovrebbe essere quella giusta.
“A questo punto avremmo il donatore ideale: il gruppo 0 è un donatore universale e c’è compatibilità di taglia”, dice Cozzi. Ma in lista d’attesa per un cuore nuovo ci sarebbero altri bimbi, che avrebbero la precedenza in quanto di gruppo 0: come mai? “Perché a parità di condizioni cliniche di emergenza, come di fatto il bimbo del Monaldi, si dà sempre la priorità ai riceventi di gruppo 0. Questo perché per loro è più difficile trovare donatori. Possono ricevere un organo solo da chi ha lo stesso gruppo sanguigno – puntualizza – Queste regole vanno giustamente rispettate in una situazione in cui i cuori pediatrici sono pochissimi”.
Il criterio dell’emergenza-urgenza
“C’è poi un altro aspetto che si considera sempre”, ma non rientra tra i criteri di compatibilità: le condizioni di emergenza-urgenza. “A quanto risulterebbe, sul territorio nazionale il bambino di Napoli non è il solo in emergenza”, riflette lo specialista.
In effetti altri tre bambini sarebbero in lista d’attesa per un trapianto di cuore in condizioni di emergenza. “Prima di assegnare l’organo, occorre comprendere se le condizioni del ricevente consentono delle chance di successo per il trapianto. Occorre fare una valutazione attenta”.
Ed è quello che stanno facendo a Napoli i massimi cardiochirurghi italiani: “Una valutazione rischio-beneficio prima dell’intervento”, chiarisce lo specialista, anche alla luce del fatto “che i bambini alle volte superano le aspettative” dei medici.
L’ultima sfida immunologica
“C’è poi un altro fattore di cui tenere conto. Il bambino di Napoli ha già fatto il primo trapianto di cuore: il suo sistema immunitario è venuto a contatto con due elementi che lo immunizzano e lo rendono più difficile da trapiantare. Si tratta del contatto con il cuore estraneo trapiantato e del fatto che, in questi interventi, si fanno trasfusioni di sangue: due fattori che immunizzano”.
Dunque è importante “capire se il destinatario non sia incompatibile con l’organo donato”. Ma come si fa? “L’indagine – spiega lo specialista – viene condotta usando sangue periferico del ricevente, messo a contatto con cellule del donatore. Si incubano e si fa un cross match: la prova di compatibilità. Si tratta di un elemento importante per chiarire se il rischio immunologico sia presente o sia troppo elevato”.
Una valutazione che deve essere fatta prima di decidere se operare. “Perché il bimbo di Napoli è stato esposto a fattori che potrebbero averlo immunizzato”, dice Cozzi. Tutti questi fattori entrano nell’algoritmo che aiuta a comprendere a chi assegnare un cuore nuovo. “Insieme alla situazione di emergenza-urgenza. Spesso inoltre si dà priorità a chi deve ricevere trapianti multipli. I criteri variano da organo a organo”, conclude Cozzi.

