L’Italia resta tra i grandi hub europei della ricerca clinica, ma continua a perdere terreno quando si passa dalle pubblicazioni ai pazienti. Il nostro Paese, infatti, è quarto in Europa per numero complessivo di trial clinici attivati, ma paga ritardi organizzativi che rallentano l’arruolamento negli studi internazionali. Il risultato sono oltre 10mila pazienti potenzialmente non coinvolti nelle sperimentazioni e circa 180 milioni di euro persi per il Servizio sanitario nazionale in tre anni.
Il Rapporto sulla ricerca
È la fotografia scattata dal Rapporto 2025 ‘Missed opportunities’, realizzato dal Laboratorio sul Management delle sperimentazioni cliniche di Altems, l’Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, in collaborazione con Farmindustria.
Secondo l’analisi l’Italia impiega mediamente 148 giorni per arrivare all’avvio effettivo dell’arruolamento dei pazienti, ben 36 giorni in più rispetto alla Spagna, oggi considerata il modello europeo di riferimento. Un ritardo che pesa soprattutto nelle fasi operative successive all’autorizzazione regolatoria.
“Per la prima volta in Italia abbiamo utilizzato i dati del Clinical trials information system integrandoli con dati operativi delle aziende, con l’obiettivo di misurare la competitività del Paese rispetto agli altri sistemi europei”, spiega Emmanouil Tsiasiotis, direttore dell’Altems Lab Msc. “Il nostro obiettivo è contribuire allo sviluppo di una governance della ricerca clinica basata su indicatori condivisi, trasparenza e benchmarking continuo”.
Il confronto con gli altri Paesi europei
Lo studio ha preso in esame circa 1.100 trial multinazionali svolti tra febbraio 2022 e giugno 2025, confrontando le performance italiane con quelle di Spagna, Germania, Francia, Belgio, Polonia e Paesi Bassi. E proprio il confronto con Madrid mette in evidenza il gap più netto: nonostante oltre il 75% degli studi multinazionali sia comune ai due Paesi, la Spagna ha registrato circa 450 trial in più rispetto all’Italia nel periodo analizzato.
Ma il problema principale riguarda la capacità di reclutare rapidamente i pazienti. Secondo i ricercatori ogni 2,5 giorni di ritardo corrisponde mediamente a un paziente perso per studio. Applicando il modello ai trial di fase III, Altems stima che il sistema italiano avrebbe potuto arruolare circa 10.540 pazienti in più nel triennio considerato se avesse avuto tempi comparabili a quelli spagnoli.
Le conseguenze non sono soltanto cliniche ma anche economiche. “Ogni anno in Italia le imprese farmaceutiche investono oltre 800 milioni di euro in ricerca clinica, spesso nelle strutture del Servizio sanitario nazionale”, ricorda Marcello Cattani, presidente di Farmindustria. “Occorre un deciso scatto in avanti per ridurre i tempi di accesso all’innovazione e rendere la nostra Nazione sempre più competitiva”, sottolinea.

