Ogni anno in Italia si registrano 2.500 nuovi casi di lesione del midollo spinale, provocate non solo da traumi ma anche da tumori, patologie degenerative della colonna vertebrale, malattie vascolari e infettive. È convinzione diffusa che, quando la lesione colpisce persone anziane, il recupero della forza muscolare e della sensibilità sia compromesso dall’età.
Con due articoli pubblicati su Neurology, un team di ricercatori dell’Università di Pavia e dell’Unità spinale dell’Ircss Maugeri Pavia ha ribaltato l’opinione prevalente sul tema. Non è compromesso il recupero dopo la lesione: a essere penalizzata è la capacità di tradurre questo potenziale in autonomia nella vita quotidiana.

Il recupero funzionale negli over 70
Il primo studio – che ha coinvolto 2.171 pazienti arruolati nell’European multicenter study about spinal cord injury – ha analizzato come l’età influenzi il recupero neurologico e funzionale dopo una lesione del midollo spinale. I risultati mostrano che le persone con più di 70 anni, pur conservando un potenziale di recupero neurologico paragonabile ai più giovani, presentano maggiori difficoltà nel recupero funzionale, soprattutto nelle attività quotidiane e nel camminare.
“La presenza di comorbidità, come malattie cardiovascolari, diabete e osteoporosi, ma anche la differenza di riapprendimento del lavoro riabilitativo possono influenzare il recupero funzionale”, spiega l’autrice degli studi Chiara Pavese, specialista in Riabilitazione neuromotoria all’Irccs Maugeri Pavia. “Per questo sono necessari percorsi riabilitativi specifici e personalizzati, per applicare concretamente il recupero alla vita quotidiana”.
Con l’invecchiamento della popolazione aumenta anche l’età media al momento della lesione. Oggi sempre più spesso si tratta di mielolesioni non traumatiche, dovute a patologie che un tempo avevano un’elevata mortalità.
“Grazie ai miglioramenti nella diagnosi e nella gestione chirurgica, è possibile intervenire in modo efficace su un numero crescente di patologie”, prosegue Pavese. “Tutto ciò ha cambiato il profilo dei pazienti accolti nelle unità spinali, sempre più anziani e con esigenze riabilitative diversificate, che richiedono prese in carico personalizzate e multidisciplinari.
Il secondo studio, una revisione sistematica sui dati di 404 persone, di cui 303 con lesione del midollo spinale e 101 soggetti sani di controllo, si focalizza sulla disfonia, l’alterazione della qualità della voce. Nei pazienti più anziani insorgono infatti problematiche meno frequenti nei giovani, come le alterazioni della deglutizione e della voce.

La necessità di protocolli riabilitativi personalizzati
“Disturbi che possono avere un impatto significativo sulla salute e sulla qualità della vita”, aggiunge Pavese. “Diventa pertanto urgente adattare i protocolli riabilitativi alle necessità dei pazienti anziani oppure studiare nuovi approcci riabilitativi personalizzati”. Lo studio ha analizzato in modo sistematico le evidenze scientifiche disponibili per la diagnosi e la cura delle alterazioni della voce dopo mielolesione e ha proposto un protocollo riabilitativo specifico per questa complicanza.
“L’Irccs Maugeri Pavia è impegnato nella ricerca per la definizione di protocolli riabilitativi avanzati e personalizzati”, afferma Antonio Nardone, primario dell’Unità spinale dell’Irccs Maugeri Pavia e ordinario di Medicina fisica e riabilitativa dell’Università di Pavia.
“Portiamo avanti un’attività di aggiornamento e innovazione tecnologica che speriamo possa tradursi, nei prossimi anni, in un concreto miglioramento dei percorsi riabilitativi e della qualità di cura per i nostri pazienti”.

