La sfida della longevità sana passa per l’alleanza tra generazioni e non può prescindere dall’impegno in ricerca. “Nel campus romano si tratta di un tema di rilevanza strategica ormai da molti anni, sia nella ricerca scientifica sia nell’attività clinica, in particolare nella prospettiva di un invecchiamento attivo, inclusivo e in salute”. Parola della rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore Elena Beccalli, che nel suo discorso per l’inaugurazione dell’anno accademico nella sede di Roma ha ricordato numeri importanti: “Nel 2025 gli over 80 sono stati circa 4,6 milioni, un numero che ha superato quello dei bambini sotto i 10 anni”.
Secondo la rettrice per “restituire all’umano tutte le età della vita, occorre costruire comunità capaci di sostenere l’autonomia e al tempo stesso le relazioni tra le generazioni”. Ma anche ridefinire i sistemi di salute e di welfare, “orientandoli verso modelli integrati e centrati sulla persona per rispondere ai bisogni complessi dell’età avanzata e per garantire cure adeguate”.
Il campus romano della Cattolica “costituisce un laboratorio privilegiato in cui l’alleanza tra generazioni prende forma concreta, attraverso la cura e la ricerca dedicate agli anziani e ai neonati”, rileva la rettrice.
Gli obiettivi per il Policlinico Gemelli
Beccalli ha ricordato che piano industriale quadriennale del Policlinico Gemelli “intende consolidare il suo ruolo di grande academic hospital europeo, pur in un contesto economico complesso”. Con un intento, “ambizioso ma concreto”, ovvero riportare la Fondazione al pareggio economico nel biennio 2028/29, assicurando universalità nell’accesso alle cure, elevati standard di qualità, condizioni di lavoro ottimali per il personale e di apprendimento per gli studenti”.

Il ministro: prevenzione da Cenerentola a pilastro
D’altronde università e sanità “condividono una responsabilità fondamentale: quella di contribuire alla costruzione di un futuro migliore”, come ha detto il ministro della Salute Orazio Schillaci, convinto che ormai il primo obiettivo dovrebbe essere “quello di evitare che gli italiani si ammalino”.
“In questi anni, abbiamo fatto sì che la prevenzione non fosse più la Cenerentola del Ssn, ma il pilastro della sanità del terzo millennio, più moderna, che vogliamo costruire. Investire in prevenzione vuol dire salvaguardare la sostenibilità del sistema sanitario, aumentare la qualità della vita, diminuire le cronicità e renderle più facilmente gestibili”, ha rivendicato il ministro, presente alla cerimonia.
Università Cattolica un’eccellenza da valorizzare
D’altra parte l’Università Cattolica è “un’eccellenza per la nostra Regione e per l’intero Paese, capace di coniugare qualità della formazione, ricerca e servizio alla comunità. Una collaborazione che la Regione Lazio intende continuare a sostenere e valorizzare”, ha assicurato il presidente Francesco Rocca.
“La qualità della nostra intensa attività formativa ci ha permesso di migliorare il nostro posizionamento nei ranking internazionali portando l’Ateneo per la Medicina, al 5° posto in Italia nella classificaTimes Higher Education e al 6° posto in Italia e al 170° nel mondonel QS World University Rankings su oltre 1000 Istituzioni valutate”, ha rivendicato il preside della facoltà di Medicina Alessandro Sgambato. “Nel prossimo anno accademico partirà un nuovo Corso di laurea magistrale in Psicologia clinica e della salute”.
Longevità e qualità della vita: il pensiero di Silvio Garattini
D’altra parte se “la durata di vita si è allungata, facendoci fare passi avanti e portandoci tra le migliori popolazioni del mondo, ci interessa di più la qualità della vita stessa”, ha sottolineato il farmacologo Silvio Garattini. Il Ssn ci aiuta a prolungare la durata di vita, ma dobbiamo chiederci come aumentare la durata di una vita sana”.

“Investire in educazione, sport, formazione, ambiente, accessibilità ai servizi non è una scelta accessoria né contingente ma deve essere una opzione strutturale e di visione strategica per il futuro del nostro Paese. È la condizione necessaria per costruire una società capace non solo di vivere più a lungo ma di vivere meglio. In questa cornice, la longevità diventa una responsabilità collettiva che interpella le istituzioni, la comunità scientifica, il sistema sanitario, ma anche ciascuno di noi, come medici, come docenti e come ricercatori”, ha evidenziato Francesco Landi, Ordinario di Medicina Interna all’Università Cattolica.

