Mentre l’attenzione delle autorità sanitarie si concentra su Ebola, il focolaio di Hantavirus conta 13 casi e 3 decessi, con diversi pazienti ricoverati nel Vecchio Continente. Proprio in risposta all’emergenza sanitaria legata alla nave Mv Hondius, la Commissione Europea ha coordinato l’invio delle prime 1.400 dosi di un trattamento antivirale sperimentale verso i Paesi membri che ne hanno fatto richiesta: Francia, Spagna e Paesi Bassi. “Questa operazione segna un passo cruciale nella gestione di un patogeno per il quale, ad oggi, non esistono terapie o vaccini ufficialmente approvati”, afferma a LaSalute di LaPresse Carlo Centemeri, farmacologo clinico dell’Università di Milano.
“Sin dalle prime segnalazioni, la Commissione Europea ha mantenuto un contatto costante con le autorità sanitarie degli Stati membri per monitorare l’evoluzione clinica dei pazienti e garantire un accesso rapido alle potenziali contromisure mediche. La tempestività della richiesta avanzata da Parigi, Madrid e L’Aia ha permesso di attivare immediatamente i canali di approvvigionamento straordinari”, rileva il farmacologo.
Il farmaco sperimentale
Al momento infatti, in assenza di protocolli curativi standardizzati o vaccini preventivi, la gestione dei pazienti con Hantavirus “si basa solitamente sul supporto delle funzioni vitali. Di fronte all’emergenza però, l’Agenzia Europea per i Medicinali (Ema) ha condotto una rapida revisione delle molecole antivirali esistenti, identificando nel Favipiravir il candidato più promettente”, ricorda l’esperto.
L’impiego di questo farmaco, chiarisce Centemeri, avverrà secondo due direttrici principali, a discrezione delle autorità nazionali dei Paesi coinvolti: studi clinici controllati (“per raccogliere dati strutturati sull’efficacia e sulla sicurezza della molecola contro questo specifico virus”) e protocolli di uso compassionevole (una via eccezionale, che “permette di somministrare farmaci non ancora autorizzati a pazienti con malattie gravi o in pericolo di vita, quando non vi sono alternative terapeutiche valide”).
Il caso Hantavirus e la cooperazione tra Europa e Giappone
“Un elemento centrale di questa operazione è la forte sinergia internazionale. Le 1.400 compresse di Favipiravir attualmente in fase di distribuzione infatti non provengono da scorte preesistenti sul suolo europeo, ma sono il frutto di una donazione diretta da parte della Fujifilm Pharmaceuticals, azienda farmaceutica con sede in Giappone”, sottolinea Centemeri.
Le autorità giapponesi e quelle europee, dunque, “hanno lavorato a stretto contatto per superare gli ostacoli burocratici e logistici a tempo di record. Questo dimostra l’efficacia degli accordi bilaterali tra Ue e Giappone in materia di preparazione e risposta alle emergenze sanitarie globali, evidenziando come la solidarietà internazionale sia lo strumento più potente contro le minacce biologiche”, sottolinea il farmacologo.
La situazione Hantavirus in Italia
Intanto nel nostro Paese “l’Hantavirus ha un rischio bassissimo. I viaggiatori che avevano avuto un contatto con pazienti sintomatici, pure quelli che hanno presentato qualche sintomo, sono negativi al test. Non abbiamo nessun caso di antivirus in Italia”, ha sottolineato a Unomattina, su Rai 1, Maria Rosaria Campitiello, capo del Dipartimento Prevenzione, ricerca e emergenze sanitarie del ministero della Salute.
Nell’emergenza Hantavirus il “ministero ha dimostrato prontezza. Al di là di quelle che sono le polemiche politiche, la salute viene prima di tutto e abbiamo dimostrato di seguire attentamente le procedure con rigore scientifico”, ha rivendicato Campitiello. I viaggiatori entrati in contatto con i contagiati “stanno terminando la quarantena e la sorveglianza sanitaria attiva. Quindi credo che il rischio sicuramente sia basso e ci accingiamo alla fine anche” del caso Hantavirus.
Anche per Centemeri “l’assenza di trasmissione da uomo a uomo (con l’eccezione documentata solo per il rarissimo ceppo sudamericano) limita il rischio di pandemie globali da Handavirus. Tuttavia, la severità del quadro clinico nei singoli individui infettati giustifica l’attivazione immediata di protocolli sperimentali come quello in corso con il Favipiravir”.

