Esce oggi, venerdì 29 maggio, il nuovo album di Francesco Cavestri, l’astro nascente del jazz italiano, dal titolo ‘Noè‘ (Universal Music Italia). Ha solo 23 anni ma è già più di una promessa Francesco Cavestri, pianista e compositore bolognese di estrazione jazz, che arriva ora al suo quarto album, ‘Noè’ (Universal Music Italia), destinato a proiettarlo oltre i limiti del genere ‘nobile’ da cui proviene, che lui però non ha paura di contaminare con altri suoni e suggestioni, come ha chiarito nella conferenza stampa a Milano nel meraviglioso negozio di pianoforti Steinway and Sons, senza però annacquare la sua proposta con facili scorciatoie pop. Conferenza stampa durante la quale ha deliziato i presenti eseguendo al piano alcuni brani del disco. Realizzato interamente nei nuovi studi ad alta tecnologia di Universal a Milano, il lavoro vive di tre anime, quella piano solo, quella in trio e infine quella con l’innesto di elementi di elettronica. Già l’opening track ‘Omen of a Sea’ rimanda al trip-hop dei Massive Attack, che riemergono in ‘A Breath Before Dawn’, mischiati a echi di Weather Report. Il mito del piano cool jazz, Bill Evans, nella sua declinazione in trio, aleggia nella title track. Non per niente quando a Francesco vengono chiesti i suoi miti ed ispirazioni, quello di Evans è il primo nome citato in un Pantheon di cinque artisti a cui aggiunge Keith Jarrett, Robert Glasper, Herbie Hancock e Chick Corea. Cavestri però sottolinea di non dimenticare la lezione dei grandi compositori di colonne sonore italiane, Ennio Morricone in testa ma anche Piero Umiliani, Armando Trovajoli e Riz Ortolani.

Le atmosfere dell’album
E a testimoniare l’ecletticità dell’artista bolognese, se Jarrett viene alla mente in ‘The Essence Of Beauty’, in ‘Freedom’ si respirano atmosfere più vicine al funky soul di Jamiroquai e all’elettronica elegante dei Moloko. Sapori che erano emersi già nella collaborazione con un nome del mondo del pop come Willie Peyote in ‘Entropia’. “E’ un viaggio tra mondi musicali diversi, voglio legare il jazz all’elettronica e alla musica sinfonica”, spiega lui. Nell’album infatti trova anche spazio quella ‘Souvenir di un Bacio’, registrata insieme alla Budapest Scoring Orchestra, a testimonianza dell’amore di Cavestri per il mondo delle colonne sonore. Dove il suo sogno sarebbe scrivere una soundtrack originale per Paolo Sorrentino, confessa.
“Il jazz è l’arca che traghetta, il jazz nasce dall’incontro con altri mondi, dal musical di Broadway, dal teatro, dal cinema, dall’hip-hop e dall’elettronica, è un genere meticcio”, sottolinea il musicista emiliano, che mette in guardia dai puristi del genere, che vedono come un tradimento la contaminazione: “Non conoscono la storia”, afferma lui, ripercorrendo le fasi di una musica che “dall’essere da ballo passa per i ritmi complessi e le note velocissime per poi vivere un altro stravolgimento con ‘Birth of the cool’ d Miles Davis, con il suo atteggiamento ‘laid back’ e ancora la cancellazione dell’armonia con due accordi che durano nove minuti. E poi ancora Miles Davis con il jazz rock, la fusion e poi l’incontro con l’hip-hop. Il jazz è questo: chiunque dica che il jazz è fermo lo sta tradendo e rischia di farlo diventare musica da museo”.

