Guerra in Iran e farmaci, già fino a +25% aumenti per principi attivi

Guerra in Iran e farmaci, già fino a +25% aumenti per principi attivi

Dalle richieste di aumenti legati al conflitto alla revisione del prontuario: farmaci sotto pressione.

“La situazione non è rosea: nelle ultime settimane abbiamo ricevuto richieste di aumenti di costi che vanno dal 5 al 25% per principi attivi, ma anche materiali come tubetti, plastica e vetro”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Riccardo Zagaria, presidente di Egualia, associazione che riunisce le industrie produttrici di farmaci equivalenti, biosimilari e value added, alla viglia del Tavolo ad hoc convocato al ministero della Salute dal sottosegretario Marcello Gemmato.

Logistica sotto pressione

Un tema evidenziato nei giorni scorsi anche da Farmindustria. A preoccupare è il rischio di carenze farmaci legato al conflitto, alla chiusura di Hormuz e ai costi dell’energia. “Con l’esplosione della guerra in Iran i produttori di principi attivi hanno ricevuto un aumento di richieste da tutti i Paesi e noi stiamo registrando richieste maggiorate anche del 20-30%”, dice Zagaria. Aumenti collegati ai costi del trasporto, ma anche al fatto che si tratta di produzioni energivore, segnala il manager a margine della presentazione del Rapporto sulla farmacia realizzato da Cittadinanzattiva in collaborazione con Federfarma.

Le richieste delle aziende produttrici di farmaci

Quali sono le richieste delle imprese del settore? “Chiediamo una sensibilizzazione importante rispetto alle conseguenze della guerra in Iran per i farmaci. Ma anche di rivedere alcune scelte di policy, come la revisione del prontuario di cui ora si sta discutendo in Italia”, dice il numero uno di Egualia.

“Il punto non è mettere in discussione il principio della revisione, che è legittimo e necessario, ma capire dove e come intervenire. Perché se si agisce su segmenti che già oggi contribuiscono in modo significativo al contenimento della spesa, il rischio è quello di produrre effetti non coerenti con gli obiettivi. In particolare, il pericolo è che si sposti ulteriormente il peso sui cittadini, aumentando la spesa privata anziché ridurla. E questo in un periodo particolarmente complesso proprio a causa delle sfide geopolitiche”, sottolinea Zagaria.

A preoccupare le imprese è anche la richiesta di “doppia bollinatura richiesta in seguito al nuovo regolamento sulla tracciatura europea. Insistere su questa via sarebbe un problema, anche perché i tempi non ci sono”, dice ancora Zagaria.

Le attese per il Tavolo sulle carenze di farmaci

La situazione preoccupa anche l’amministratore delegato di Teva Italia, Umberto Comberiati. “Ci sono molte pressioni sulla filiera – sottolinea a LaPresse – dovute a un contesto globale complesso. Dunque vediamo come segnali positivi le intenzioni di riportare alcune produzioni in Europa e in Italia. Ma sono emerse anche delle criticità, legate alle intenzioni di una revisione del prontuario. Bisognerebbe piuttosto andare nella direzione opposta, per rafforzare l’industria del farmaco”.

“Il fatto che venga convocato il Tavolo sulle carenze a livello ministeriale – dice ancora il manager – è un segno di attenzione molto positivo e, come industria, dobbiamo fare la nostra parte per evitare carenze. Ma è importante non mettere ulteriormente sotto pressione medicinali già a basso costo”. 

Insomma, “in un momento complesso come questo, chiediamo aiuto e semplificazione”, chiosa il numero uno di Egualia.

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