Guerra in Iran, allarme carenza farmaci equivalenti. “Tempi di consegna triplicati”

Guerra in Iran, allarme carenza farmaci equivalenti. “Tempi di consegna triplicati”

Le aziende produttrici di farmaci hanno 2-4 mesi di stock. Le richieste di Riccardo Zagaria (Egualia).

“Al momento le aziende produttrici di farmaci equivalenti hanno ancora 2-4 mesi di stock di prodotti finiti, che però si stanno riducendo. Se la situazione non migliorerà, possiamo aspettarci le prime tensioni sulla disponibilità dei medicinali da fine giugno”. Parola di Riccardo Zagaria, presidente di Egualia, associazione che riunisce le industrie produttrici di farmaci equivalenti, biosimilari e value added, che ne parla con LaSalute di LaPresse dopo aver fatto il punto con Medicines for Europe, associazione che riunisce le industrie farmaceutiche europee specializzate in questi medicinali.

L’impatto su costi e tempi di trasporto 

Non dimentichiamo che l’80% dei farmaci per i malati cronici è equivalente. Ebbene, il settore monitora fin dall’inizio la situazione a Hormuz. “Dopo lo shock iniziale, il conflitto in Medio Oriente ha prodotto un aumento dei costi di trasporto dei principi attivi e dei materiali e un allungamento dei tempi di consegna, che in alcuni casi è anche triplicato. Oggi la supply chain farmaceutica europea è ancora funzionante, ma chiaramente sotto pressione – aggiunge Zagaria – Un po’ come se camminassimo su un lago ghiacciato mentre la temperatura sale. Insomma, il sistema resta esposto: circa metà delle aziende segnala rischi potenziali”.

L’aumento dei costi di trasporto degli attivi per i farmaci

“Tra le nostre 100 associate abbiamo fatto un’analisi della situazione e possiamo dire che le tensioni riguardano soprattutto un aumento molto forte dei costi di trasporto, l’allungamento dei tempi di consegna, problemi logistici (container, congestione porti, rotte alternative). Tra le associate di Medicines for Europe oltre il 50% prevede forti criticità”, dice ancora Zagaria.

Una situazione caratterizzata da una forte dipendenza da Cina e India: da qui arriva circa l’80% dei principi attivi farmaceutici, ricorda il numero uno di Egualia. “Nei prossimi mesi tutto questo, se la situazione in Medio Oriente perdura, porterà a sicure rotture di stock”, riprende. 

I rischi aggiuntivi

Mentre sul fronte della guerra non si vedono segni di miglioramento, e anche Farmindustria ha messo in luce la criticità della situazione, il presidente di Egualia evidenzia i fattori aggiuntivi che potrebbero aggravare la situazione.

“Due elementi possono peggiorare rapidamente lo scenario:  lo stockpiling lungo la filiera (‘accaparramenti’, ndr), ma anche i picchi stagionali di domanda: ad esempio a luglio in Italia gli ordini raddoppiano. Spero di essere smentito, ma con questi due elementi l’attuale fase potrebbe deteriorarsi, amplificando le carenze”, avverte il manager.

L’appello delle imprese

E non è tutto. “In questo contesto – aggiunge Zagaria – preoccupano la revisione del prontuario o le richieste di doppia bollinatura per i farmaci entro febbraio che arrivano dal Poligrafico dello Stato. I nodi per i produttori di farmaci stanno arrivando al pettine e, in una situazione così delicata, chiediamo di sospendere queste richieste, che possono tradursi in rotture di stock aggiuntive”, conclude il presidente di Egualia. Il rischio, non più remoto, è quello di trovarsi di fronte a carenze di medicinali nelle farmacie.

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