La guerra in Iran e l’effetto sui farmaci, tra costi e carenze

La guerra in Iran e l’effetto sui farmaci, tra costi e carenze

Se la guerra in Medio Oriente durerà cinque settimane, il problema di disponibilità dei farmaci sarà elevato. 

Non solo petrolio e gas. Gli attacchi di Stati Uniti e Israele all’Iran e il coinvolgimento delle navi nello Stretto di Hormuz stanno impattando anche sulla salute. Il rischio, rimasto finora sottotraccia, è quello di una carenza di farmaci equivalenti e di principi attivi farmaceutici provenienti dall’India. 

“Per la salute ci saranno problemi e il rischio è quello di un effetto a catena. Siamo fortemente dipendenti dalle forniture di principi attivi che arrivano dall’estero, necessari anche per prodotti che finiamo in Italia”, dice a LaSalute di LaPresse Armando Genazzani, presidente della Società italiana di farmacologia (Sif). “Lo Stretto di Hormuz è un nodo fondamentale per le materie prime farmaceutiche. Non solo materie prime: dai reagenti alla componentistica, lo stop o il rallentamento del traffico delle merci mette il settore della salute a rischio di carenze”.

La guerra in Iran e l’effetto sui farmaci, tra costi e carenze
Armando Genazzani Società italiana di farmacologia

L’analisi delle criticità e i rischi di un conflitto prolungato

A quanto apprende LaSalute di LaPresse la questione è da giorni al centro dell’attenzione di Egualia, associazione che rappresenta l’industria dei farmaci generici equivalenti, biosimilari e delle Value Added Medicines, forte di oltre 60 aziende associate.

Stando ai responsabili della supply chain delle imprese del settore quello di Hormuz si conferma “un hub cruciale per le spedizioni di petrolio verso l’Ue: il suo blocco causa un notevole aumento del petrolio già stoccato e disponibile. E la chiusura aerea blocca la spedizione di campioni farmaceutici, causando un ritardo nel rilascio dei lotti”, poiché i siti europei “devono attendere il lotto completo per iniziare le analisi di controllo qualità”. 

Una delle insidie per il settore della salute è legata alle speculazioni relative all’aumento dei costi del carburante. Una delle aziende associate a Egualia avrebbe ricevuto un aumento del 30% su una spedizione aerea.

Il fattore tempo

Per le imprese di Egualia l’aumento del gas potrebbe comportare un potenziale aumento del prezzo del vetro, con un impatto sul confezionamento primario/secondario. Le polizze assicurative sono già in salita. E l’impatto di tutti questi elementi sui farmaci “dipenderà dalla durata del conflitto. Se dura più di cinque settimane, il problema relativo alla disponibilità di medicinali sarà considerato elevato”. 

Farmaci: la questione prezzi

Ma la guerra in Iran e Medio Oriente rischia di impattare anche sui prezzi dei farmaci. Come segnala ‘Healthcare Digital’ già i costi del trasporto aereo sono aumentati del 400% in 48 ore, e a risentirne sono in particolare le esportazioni farmaceutiche indiane, che dipendono dalle rotte marittime che attraversano la regione colpita. Produttori come Dr. Reddy’s hanno lanciato l’allarme per l’imminente carenza di scorte, poiché le rotte aeree di emergenza faticano a soddisfare la domanda di capacità.  

Le principali compagnie di navigazione hanno sospeso le operazioni attraverso lo Stretto e programmato deviazioni che avranno un impatto sui consumi di carburante e dunque, alla fine, sui costi per viaggio. Linerlytica stima che circa 450.000 TEU di container siano bloccati nel Golfo. Mentre anche le rotte alternative potrebbero impattare, ancora, sui costi delle merci. Oltre che sui tempi di arrivo e sulla disponibilità.

L’analisi del farmacologo

“Sia l’Unione europea sia l’Italia – ricorda il farmacologo – hanno cercato di attenzionare la questione, almeno per i prodotti critici, in caso di chiusura delle frontiere. Oggi, a differenza di quanto è accaduto con Covid-19, il problema è legato alla guerra e al traffico delle merci”. 

E l’impatto sulla salute potrebbe essere importate. Per Genazzani “non dobbiamo dimenticare che anche tante aziende produttrici di ‘originator’ dipendono da queste forniture. L’impatto reale dipenderà dalle scorte presenti in Europa e dalla durata della guerra. Di certo i problemi peggiori saranno per i farmaci che costano meno di 5 euro. Inoltre quando un medicinale inizia a entrare in carenza, le aziende lo manderanno ai Paesi in cui c’è maggiore redditività, sempre con coscienza e cercando di non lasciare scoperto nessuno”.

“Nei prossimi giorni potremo capire il reale impatto delle carenze. Ma questa sfida conferma che la delocalizzazione di beni essenziali come i farmaci può costare cara”, conclude il presidente Sif.

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