Integratori ‘scudo’ per le difese immunitarie: ma funzionano davvero?

Integratori ‘scudo’ per le difese immunitarie: ma funzionano davvero?
Integratori (CTK via AP Images)

Vitamina C, lattoferrina, sambuco, probiotici e beta-glucano: il catagolo degli integratori d’autunno analizzato dal virologo

Dalla vitamina C alla lattoferrina, passando per probiotici e beta-glucani: con l’arrivo dell’autunno gli scaffali di farmacie e supermercati si riempiono di prodotti che promettono di aiutarci ad affrontare la stagione dei virus. Ma sono promesse mantenute? “Avere bisogno di un nutriente per far funzionare il sistema immunitario non significa che assumerne di più ci faccia ammalare di meno. Gli integratori possono essere utili per correggere carenze e rispondere a esigenze specifiche. Nella persona sana, con un’alimentazione adeguata, il beneficio aggiuntivo è spesso modesto, incerto o non dimostrato”. Parola del virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva all’Università Statale di Milano.

Lo specialista invita a “distinguere tre aspetti: correggere una carenza, prevenire un’infezione o accorciarne i sintomi. Un prodotto può essere utile per uno di questi obiettivi, senza esserlo per gli altri. Anche la dicitura ‘contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario’ – aggiunge – non equivale alla dimostrazione che prevenga influenza o raffreddore: descrive una funzione fisiologica del nutriente, nelle condizioni previste per il suo impiego”.

L’analisi degli integratori per le difese immunitarie: vitamina C e D

Ma vediamo qualche integratore tra i più in voga in questa stagione. “L’assunzione regolare di vitamina C non riduce sostanzialmente i raffreddori nella popolazione generale. Ne può accorciare modestamente la durata: parliamo di circa l’8% negli adulti e il 14% nei bambini. Iniziarla quando compaiono i sintomi non ha mostrato benefici costanti. Insomma, non è uno scudo contro i virus. Per un raffreddore di sette giorni, l’8% equivale a circa mezza giornata in meno: un beneficio medio, non una garanzia individuale”, aggiunge l’esperto.

E la vitamina D? “È importante per la salute delle ossa e partecipa alla funzione immunitaria, ma gli studi sulla prevenzione delle infezioni respiratorie hanno risultati non uniformi. Va utilizzata quando indicata per carenza o altre esigenze cliniche, senza presentarla come una protezione antivirale universale”, dice Pregliasco. 

Zinco e probiotici: cosa dice la ricerca

Quanto allo zinco, una revisione Cochrane del 2024 “indica scarsi o nulli benefici preventivi; a raffreddore già iniziato potrebbe ridurre la durata di circa due giorni, con prove poco certe e risultati molto variabili. Un possibile beneficio, però va bilanciato con nausea, disturbi gastrointestinali e alterazioni del gusto. Formulazioni e dosi studiate non sono intercambiabili”, puntualizza il virologo.

E ancora, alcuni studi sui probiotici “indicano una possibile riduzione degli episodi e della durata delle infezioni delle alte vie respiratorie. La certezza delle prove varia e l’effetto dipende dai ceppi, dalle dosi e dalla popolazione studiata: non si può estendere a qualsiasi prodotto chiamato fermenti lattici”. 

Integratori con lattoferrina e beta-glucani

Sulla lattoferrina ci sono “risultati preliminari favorevoli, ma una metanalisi del 2025 in età pediatrica non ha trovato una riduzione statisticamente significativa delle infezioni delle alte vie respiratorie. Insomma, non ci sono basi solide per proporla indiscriminatamente a bambini e adulti per tutto l’inverno”.

E ancora: “Una metanalisi sui beta-glucani del lievito ha rilevato risultati favorevoli, ma con studi piccoli e molto eterogenei”.

Alleati green: echinacea e sambuco

Quanto a prodotti come echinacea e sambuco, Pregliasco parla di “risultati variabili e dipendenti dalle preparazioni. Per il sambuco, alcuni segnali sui sintomi derivano da studi piccoli e di qualità limitata. Attenzione, poi: anche i prodotti vegetali possono provocare reazioni avverse e interagire con farmaci”.

Integratori e consigli d’uso con qualche eccezione

Insomma, gli integratori possono servire “soprattutto a chi presenta una carenza documentata o un rischio concreto di apporto insufficiente: per esempio persone con malnutrizione, malassorbimento, alimentazione fortemente restrittiva o anziani che mangiano poco e in modo poco variato. In questi casi occorre individuare che cosa manca e correggerlo in modo mirato.

Per la vitamina C – precisa Pregliasco – c’è un’eccezione interessante: alcuni studi su persone esposte a brevi periodi di sforzo fisico estremo, come maratoneti e militari in esercitazioni subartiche, hanno rilevato una riduzione del rischio di raffreddore”.

Attenzione poi a sommare multivitaminici, bustine e prodotti stagionali: “Può portare a duplicare le stesse sostanze. L’eccesso prolungato di zinco può causare carenza di rame e compromettere la funzione immunitaria; dosi eccessive di vitamina D possono provocare ipercalcemia e danni renali”, conclude il virologo, mettendo in guardia i connazionali dal pensare che ‘tanto, male non farà’. 

Integratori ‘scudo’ per le difese immunitarie: ma funzionano davvero?
Fabrizio Pregliasco
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