Peptidi e sport, la passione per gli aminoacidi sotto la lente del farmacologo

Peptidi e sport, la passione per gli aminoacidi sotto la lente del farmacologo
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Dalla cosmetica allo sport: tutti vanno pazzi per i peptidi. L’analisi del farmacologo Gianni Sava

Dalla cosmetica allo sport: tutti vanno pazzi per i peptidi. Questi aminoacidi, sotto forma di integratori alimentari o punturine, sono pubblicizzati come elisir anti-età o alleati per muscoli scolpiti e tonici. Ma di che si tratta, servono davvero e soprattutto esistono rischi per chi ricorre ai peptidi? LaSalute di LaPresse lo ha chiesto a Gianni Sava, ordinario di Farmacologia, direttore di Sif Magazine – la rivista della Società italiana di farmacologia – e docente all’Università Campus Bio-Medico di Roma.

“Una dieta corretta ed equilibrata è sufficiente a compensare le richieste di composti energetici come i sali minerali, le vitamine e gli aminoacidi che compongono gli integratori, nelle persone che a livello atletico o amatoriale svolgono attività sportiva”, premette l’esperto.

L’uso di integratori alimentari, inclusi quelli a base di peptidi, “viene associato alla necessità di sopperire al dispendio idrosalino ed energetico nel corso delle attività sportive, nell’ipotesi che queste creino degli sbilanciamenti che possano essere corretti con una opportuna integrazione. Ma l’opinione che si debbano utilizzare integratori per ripristinare i livelli di sali come sodio, potassio, cloro, calcio e magnesio, depauperati da una prolungata attività fisica, è sostanzialmente infondata – chiarisce Sava – Una normale dieta è più che sufficiente per ripristinare la fisiologia del sistema idro-salino”.

E questo “senza nulla togliere al ruolo che ciascuno di questi elementi, ma anche il boro, il ferro, il rame, lo zinco, il cromo e il selenio (anch’essi presenti in alcuni integratori e certamente in una dieta equilibrata), hanno nell’economia del corretto funzionamento delle nostre cellule”, sottolinea il farmacologo.

Che cosa sono i peptidi

Facciamo un passo indietro. I peptidi sono piccole catene di aminoacidi, una sorta di ‘mini-proteine’ che agiscono come messaggeri biologici attivando recettori, modulando ormoni, regolando recupero e infiammazione. Nel mondo dello sport e del bodybuilding sono stati sviluppati peptidi sintetici per imitare o potenziare azioni endocrine, ad esempio per ottimizzare la sintesi proteica, stimolare l’ormone della crescita, accelerare il recupero e favorire lo sviluppo di massa magra.

“Per quel che riguarda gli aminoacidi a catena ramificata – leucina, isoleucina e valina –  sappiamo che hanno un ruolo nel muscolo nel favorire la sintesi proteica e il tempo di recupero dopo uno sforzo – continua il farmacologo – e vengono spesso utilizzati in chi fa sport di resistenza. Sono sostanze che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare: per questo si chiamano essenziali. Si ottengono direttamente dall’alimentazione con proteine di origine animale”. 

L’assunzione di peptidi fra dosi e controllo medico

L’assunzione prolungata di peptidi come integrazione “dovrebbe essere sottoposta a controllo da parte del medico curante e, comunque, le dosi non dovrebbero superare 35 grammi al giorno per una persona di 70 Kg, con un rapporto 2:1:1 dei tre aminoacidi menzionati. Dosi più elevate possono portare a squilibri con gli altri aminoacidi presenti nell’organismo, ad esempio il triptofano, il precursore della serotonina, un neurotrasmettitore coinvolto nella percezione della fatica e del tono dell’umore, e un aumento dell’ammonio plasmatico che risulta tossico per il cervello”, avverte il farmacologo. 

C’è poi un altro aspetto di cui tenere conto. “Gli integratori, a differenza dei farmaci, vengono immessi sul mercato senza dover sottostare agli stessi standard di sicurezza. Tuttavia contengono sostanze con attività farmacologica e possono essere utilizzati con posologie e finalità equiparabili ai farmaci senza che esistano studi adeguati a supporto della efficacia e sopratutto della sicurezza”, conclude lo specialista.

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