Peste polmonare in Siberia, il ‘giallo’ e la lezione di Covid-19

Peste polmonare in Siberia, il ‘giallo’ e la lezione di Covid-19
Un’ambulanza vicino al centro per le malattie infettive di Shelekhov, fuori Irkutsk, Russia (AP Photo)

“Tre elementi saranno decisivi nei prossimi giorni”. Il virologo Pregliasco e gli sviluppi del sospetto caso di peste polmonare a Irkutsk

Sembra sempre più un giallo internazionale il caso della giovane ricercatrice morta in Siberia per quello che, secondo i media, sarebbe un caso di peste polmonare, in seguito a un incidente di laboratorio all’Istituto anti-peste di Irkutsk. Se le autorità sanitarie russe hanno riferito che nell’Oblast di Irkutsk non sono stati registrati casi di peste di recente, già si parla di un secondo paziente. Ma che cosa sta succedendo realmente? “Siamo di fronte a una vicenda che presenta ancora troppi interrogativi”, dice a LaSalute di LaPresse il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di Specializzazione in Igiene e Medicina Preventiva all’Università degli Studi di Milano.

“Abbiamo una giovane ricercatrice deceduta per una grave polmonite, il sospetto iniziale di un’infezione da peste polmonare, circa 200 contatti posti in quarantena e le autorità russe che escludono la presenza della malattia. Ma il problema è che non conosciamo ancora con certezza l’agente patogeno responsabile del decesso“, dice lo specialista. Insomma, “non possiamo affermare che si tratti di peste, ma nemmeno considerare chiusa la vicenda senza risultati diagnostici verificabili. È proprio questa contraddizione tra le rassicurazioni ufficiali e le informazioni ancora mancanti ad alimentare i dubbi”.

L’intervento dell’Oms e le troppe opacità

L’Organizzazione mondiale della sanità è intervenuta direttamente, chiedendo chiarimenti alla Russia. Riuscirà finalmente a diradare le nebbie sul caso? “L’intervento dell’agenzia di Ginevra è fondamentale, ma l’Oms non dispone di una bacchetta magica. Può chiedere chiarimenti, attivare i meccanismi previsti dal Regolamento sanitario internazionale e offrire supporto tecnico, ma ha bisogno della collaborazione delle autorità russe. Occorrono i risultati degli esami microbiologici, informazioni sulle circostanze dell’eventuale esposizione e dati aggiornati sulle persone sottoposte a sorveglianza”, dice Pregliasco.

“La trasparenza non è un favore che uno Stato concede alla comunità internazionale: è uno strumento essenziale di tutela della salute pubblica. E quando le informazioni arrivano lentamente o sono contraddittorie, inevitabilmente cresce la preoccupazione”. Ce lo ha ben insegnato la pandemia da Covid-19.

Il possibile secondo caso e il rischio focolaio

Si parla anche di un possibile secondo caso. Potremmo essere di fronte a un focolaio nascosto? “È un’ipotesi che va verificata, senza trasformarla in una certezza. L’Oms ha chiesto esplicitamente chiarimenti sulle notizie relative a un secondo dipendente con polmonite di origine sconosciuta. Ma, allo stato attuale, non abbiamo conferme che si tratti di peste e neppure che vi sia una trasmissione tra persone. Se emergessero casi collegati epidemiologicamente, lo scenario cambierebbe e sarebbe necessario ricostruire rapidamente la catena dei contagi. Per ora, però, parlare di epidemia sarebbe scientificamente ingiustificato”.

Il fatto che siano state messe in quarantena circa 200 persone non è già di per sé un segnale preoccupante? “Si tratta di un elemento che richiede una spiegazione, ma non costituisce la prova dell’esistenza di un focolaio. Di fronte al sospetto di una malattia infettiva particolarmente pericolosa, l’identificazione e il monitoraggio dei contatti sono misure precauzionali appropriate. Il dato rassicurante è che, secondo le informazioni finora disponibili, non risultano casi secondari confermati. Dobbiamo però conoscere l’esito dei controlli e capire perché siano state adottate misure così estese”.

La peste polmonare tra contagio e terapia

La buona notizia è che “sulla base delle informazioni disponibili, il rischio appare molto basso. La peste polmonare è una malattia grave, ma non si diffonde con la stessa facilità di virus respiratori come quello del morbillo. La trasmissione interumana richiede generalmente un contatto stretto con una persona sintomatica attraverso le goccioline respiratorie. Inoltre, disponiamo di antibiotici efficaci, soprattutto se somministrati tempestivamente. Non esistono quindi elementi per alimentare allarmismi o ipotizzare restrizioni generalizzate ai viaggi. La sorveglianza, naturalmente, deve rimanere elevata”, raccomanda il virologo.

La lezione di Covid e i tre elementi decisivi

Questa vicenda richiama inevitabilmente alla memoria i problemi di comunicazione vissuti all’inizio della pandemia di Covid. Stiamo ripetendo gli stessi errori? “Le due situazioni sono profondamente diverse sul piano epidemiologico e sarebbe sbagliato sovrapporle. Tuttavia una lezione della pandemia dovrebbe essere ormai acquisita: ritardare la condivisione delle informazioni significa rendere più difficile la valutazione del rischio e favorire la circolazione di ipotesi incontrollate. Ecco perchè dobbiamo pretendere informazioni tempestive, complete e scientificamente verificabili”.

    Che cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi giorni? “Tre elementi saranno decisivi: identificare con certezza l’agente responsabile della polmonite, chiarire le circostanze del possibile contagio e verificare definitivamente l’eventuale presenza di altri casi. Se gli esami escluderanno la peste e non emergeranno infezioni secondarie, il quadro sarà molto più rassicurante. Se invece venisse confermata un’infezione da Yersinia pestis, occorrerà approfondirne immediatamente l’origine e verificare le misure di contenimento. In entrambi i casi, il punto centrale rimane la disponibilità di dati attendibili”.

      La peste fa paura, ma “è una malattia che la medicina moderna conosce e sa trattare. Quello che non possiamo permetterci è che un evento potenzialmente rilevante per la salute pubblica rimanga avvolto nell’incertezza. In sanità pubblica il silenzio non rassicura: alimenta i sospetti”, conclude il virologo.

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