Il sospetto caso di peste polmonare in un istituto di ricerca in Siberia è diventato un caso internazionale, ma al momento non c’è ancora una conferma del fatto che la malattia che ha portato alla morte di una dipendente del laboratorio sia stata proprio peste polmonare. E se Donald Trump ha fatto sapere che intende parlarne “molto presto” con Vladimir Putin, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha chiesto a Mosca ulteriori informazioni sull’accaduto.
Il sospetto caso di peste
Anche l’Unione europea sta seguendo la vicenda attraverso il Comitato per la sicurezza sanitaria, insieme al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e all’Oms. Il caso riguarda l’Istituto di ricerca anti-peste di Irkutsk, nella Siberia orientale. Una dipendente del laboratorio è morta il 2 ottobre scorso dopo essere stata ricoverata per una grave polmonite. Le prime notizie diffuse dai media avevano ipotizzato che potesse trattarsi di peste polmonare, contratta in seguito a una possibile esposizione accidentale avvenuta all’interno dell’istituto.
L’ipotesi ha attirato particolare attenzione proprio per la natura della struttura coinvolta, specializzata nello studio e nel contrasto della peste. In risposta alla richiesta di verifica avanzata dall’Oms ai sensi del Regolamento sanitario internazionale, le autorità sanitarie russe hanno riferito che nell’Oblast di Irkutsk non sono stati registrati casi di peste di recente. Hanno inoltre informato l’Oms dell’avvio di un’indagine epidemiologica e dell’attuazione di misure di prevenzione e controllo, con l’osservazione medica e i test diagnostici per i contatti individuati.
Secondo quanto riferito dal direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, tra i contatti “non è stata rilevata la presenza di patogeni ad alto rischio” e l’osservazione medica è stata completata. L’organizzazione ha però chiesto ulteriori informazioni “per chiarire la causa della grave polmonite, il patogeno che ha reso necessarie le misure di sanità pubblica e le notizie diffuse dai media riguardanti un secondo dipendente affetto da polmonite di origine sconosciuta”. Tedros ha inoltre sottolineato che “la condivisione tempestiva, completa e trasparente delle informazioni, prevista dal Regolamento Sanitario Internazionale, è fondamentale per chiarire notizie contrastanti e consentire una valutazione accurata dei potenziali rischi per la salute pubblica”.
Le indiscrezioni sul secondo dipendente
A complicare il quadro ci sono inoltre le notizie, non confermate, relative a un secondo dipendente dell’istituto che avrebbe sviluppato una polmonite di origine sconosciuta. È proprio su questo punto che l’Oms ha chiesto ulteriori informazioni a Mosca, insieme ai dati relativi all’eventuale agente patogeno coinvolto.
Anche Bruxelles ha chiesto alla Russia di fornire “tempestivamente e in modo trasparente” informazioni sull’incidente, ritenendo necessari dati epidemiologici e microbiologici affidabili. Il comitato europeo per la sicurezza sanitaria sta discutendo il caso con gli Stati membri e con gli esperti dell’Ecdc e dell’Oms.
Le domande senza risposta
Il Cremlino, dal canto suo, ha respinto la ricostruzione di parte delle notizie circolate sulla vicenda. Il portavoce Dmitry Peskov, interpellato sul presunto secondo caso di polmonite di origine sconosciuta, ha affermato che i media stanno diffondendo “molte notizie” e che “la stragrande maggioranza” di quelle relative alla situazione è falsa.
Al momento il quadro resta quello di un decesso per grave polmonite in una struttura di ricerca specializzata nella peste, seguito da un’indagine epidemiologica e da misure di sorveglianza sui contatti. L‘ipotesi di un caso di peste polmonare, che ha fatto scattare l’attenzione internazionale, non risulta invece confermata dalle informazioni rese disponibili finora.

