Quante volte ci siamo trovati a inseguire un piccolo inappetente, cercando di convincerlo a mangiare le verdure o il pesce? “I bambini sono abitudinari e tendono a preferire cibo e preparazioni tipici della propria famiglia e del territorio in cui vivono”. Parola del pediatra Italo Farnetani, ideatore delle Bandiere Verdi e coordinatore della ricerca che ogni anno individua le località balneari più adatte all’infanzia. In questi giorni lo specialista, a Campobello di Mazara, ha presentato i capisaldi della ‘dieta belicina’, un regime alimentare che – a partire dalla base mediterranea – è costruito con le eccellenze del territorio siciliano, in particolare della Valle del Belice, per la salute e lo sviluppo dei bambini.
Gli alimenti tradizionali e le preferenze dei bambini
“Le tradizioni alimentari locali sono importanti nella nutrizione di bambini e adolescenti. Secondo numerose ricerche che ho condotto nel corso degli anni, coinvolgendo colleghi di tutta Italia, la preferenza dei bimbi ha solide basi scientifiche. Durante la gravidanza, infatti, molte sostanze aromatiche degli alimenti assunti dalla madre passano nel liquido amniotico, permettendo al feto di entrare in contatto con determinati sapori già prima della nascita. Proprio questa esposizione precoce contribuisce a modellare le preferenze alimentari che accompagneranno i bambini negli anni successivi e, spesso, per tutta la vita”, dice Farnetani a LaPresse.
Radici e ali
Accanto agli aspetti biologici, esistono anche importanti motivazioni educative e culturali a favore degli alimenti del territorio. “I bambini, per crescere, hanno bisogno di radici e di ali”, scandisce Farnetani. Le radici, chiarisce, sono rappresentate dalle tradizioni familiari, dalle abitudini alimentari e dalla cultura del territorio, elementi fondamentali per la costruzione dell’identità personale. “Per questo motivo è importante preservare e trasmettere le ricette della tradizione locale, promuovendo al tempo stesso la conoscenza dei prodotti tipici e del patrimonio culturale che essi rappresentano”.
Ecco perché Farnetani ripropone la dieta belicina, elaborata nel 2010 dai pediatri della Valle del Belice in occasione dell’assegnazione della prima Bandiera Verde alla spiaggia di Tre Fontane, nel territorio comunale di Campobello di Mazara.
La dieta belicina per i bambini, quando iniziare e cosa portare in tavola
Ma quali sono gli alimenti da proporre ai bambini in base alla dieta belicina? “A partire dagli otto mesi possono essere proposti i pomodori pizzutelli e la pasta bianca condita con olio extravergine di oliva ottenuto dalla Nocellara del Belice, particolarmente apprezzato per l’elevato contenuto di acidi grassi monoinsaturi. Alla preparazione possono essere associati formaggi stagionati, come il pecorino, e pesci magri cotti al forno, tra cui sogliola, merluzzo e palamita”, spiega il pediatra.
Dal compimento del primo anno di vita l’alimentazione può essere ulteriormente arricchita con specie ittiche tipiche del Mediterraneo, quali il sarago, denominato localmente a Marsala “saragnolo”, il pesce spada alla griglia, nonché spatola, merluzzo e palamita preparati in umido. Nello stesso periodo può essere introdotta anche l’anguria, frutto particolarmente apprezzato durante la stagione estiva.
“Intorno ai diciotto mesi trovano spazio preparazioni più elaborate, come il tonno alla griglia, le polpette di alici, di sarda o di pesce spada e i filetti di diverse specie ittiche, tra cui merluzzo, sarda, sarago, spatola, sgombro, pesce spada e palamita, preparati impanati e fritti nell’olio di oliva, secondo le tradizioni locali”.
Con la crescita, dai due anni “possono essere proposte ricette tipiche della cultura alimentare siciliana, come la pizza ‘rianata’, preparata con, pomodoro, sarde, olio extravergine di oliva Nocellara del Belice, pecorino stagionato. Nella stessa fascia di età rientrano anche il pane accompagnato da pomodori pizzutelli conditi con olio extravergine di oliva o con paté di olive”, continua Farnetani.
Dai tre anni può essere introdotta la granita al limone, “preferibilmente ottenuta dalle varietà siciliane Zagara Bianca o Femminello”. E la celebre caponata? “Questa preparazione viene generalmente accettata dai bambini solo dopo i dieci anni, quando la maggiore maturità del gusto consente di apprezzarne pienamente la complessità aromatica e l’equilibrio tra componenti dolci, acide e sapide”, avverte Farnetani.
Più che una dieta, si tratta di “un percorso alimentare e un modello di educazione nutrizionale fondato sulla valorizzazione della biodiversità locale, del pescato mediterraneo e dell’olio extravergine di oliva, alleato della crescita ma utile anche per la conoscenza delle tradizioni locali”, chiosa il pediatra.

