Influenza, perchè i medici di famiglia chiedono di rinviare il vaccino

Influenza, perchè i medici di famiglia chiedono di rinviare il vaccino
Maurizio Gambarini/picture-alliance/dpa/AP Images

La Fimmg accende i riflettori sul legame tra clima e virus. Le richieste sul fronte vaccini e su quello della sorveglianza

Se l’estate è ormai alle spalle, le temperature restano decisamente miti un po’ in tutta Italia. Così, mentre è partito ormai il conto alla rovescia per la campagna vaccinale contro l’influenza (fissata al via il 1 ottobre), i medici di famiglia accendono i riflettori sugli effetti del clima per la salute. E suggeriscono di spostare in avanti la somministrazione dei vaccini.

L’effetto di El Niño sul virus dell’influenza

“Le proiezioni stagionali, condizionate da El Niño e dal più generale mutamento del clima, indicano un autunno e un inverno potenzialmente molto più caldi della norma, anche fino a gennaio-febbraio”, sottolinea Silvestro Scotti, segretario generale nazionale della Fimmg.

Ma cosa c’entra il cambiamento climatico con l’influenza? “Il freddo è uno dei principali fattori che favoriscono la diffusione dei virus respiratori, perché riduce le attività all’aperto e concentra le persone in ambienti chiusi e poco ventilati. Se le previsioni si confermassero, la curva epidemica potrebbe risultare più bassa, più lenta o spostata in avanti rispetto agli anni passati”, riflette Scotti.

L’appello dei medici di famiglia

Ecco perché la Fimmg chiede a mistero della Salute e Regioni una riflessione sui tempi e sugli strumenti della campagna, alla luce delle proiezioni climatiche per i prossimi mesi. D’altra parte anche Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva all’Università Statale di Milano, ha spiegato a LaPresse che “la prossima stagione potrebbe essere meno pesante della precedente. Ma questo non deve diventare un invito a sottovalutare l’influenza”.

La stagione dell’influenza potrebbe non seguire il solito copione

Chi monitora l’influenza lo ha già segnalato: quella di quest’anno è una stagione ‘rebus’. “Con temperature miti a ottobre e novembre, molti cittadini rischiano di percepire l’influenza come lontana e rinviare la vaccinazione. Inoltre se il picco slitta verso la fine dell’inverno, chiudere la campagna a dicembre come da consuetudine significherebbe lasciare scoperta proprio la fase più critica”, ammonisce Scotti.

Questo perché la protezione fornita dal vaccino si indebolisce con il passare dei mesi. E, se la puntura è stata fatta troppo presto, il rischio è quello di trovarsi ‘scoperti’. Fra le novità di quest’anno, ricordiamo l’abbassamento a 60 anni dell’età per la raccomandazione dei vaccini potenziati.

La sorveglianza necessaria

Ma c’è di più. I medici di famiglia e tutti i servizi territoriali oggi non dispongono dei dati settimanali RespiVirNet sulla circolazione dei virus respiratori. “Un’assenza che pesa – si è lamentato Scotti – Quei dati ci dicono quale virus sta circolando: influenza, virus respiratorio sinciziale, Sars-CoV-2 o altri. E ci permettono di orientare la diagnosi differenziale tra quadri clinici spesso sovrapponibili, di decidere con più sicurezza sulle terapie e sui pazienti da monitorare più da vicino e, non ultimo, di modulare la vaccinazione sull’incidenza reale, settimana per settimana”.

Ecco perché la sorveglianza virologica ed epidemiologica deve iniziare subito ed essere messa a disposizione dei dottori di famiglia, chiede Scotti. “Il clima cambia e i virus con lui. Serve una strategia che sappia leggere la stagione dell’influenza in tempo reale e adattarsi, nell’ottica di un approccio One Health”, scandisce il numero uno della Fimmg A partire dai dati.

Influenza, perchè i medici di famiglia chiedono di rinviare il vaccino
Silvestro Scotti
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