Vacanze finite? L’effetto del rientro sul cervello e i 5 consigli per ridurre lo stress

Vacanze finite? L’effetto del rientro sul cervello e i 5 consigli per ridurre lo stress
Photo by: Frank May/picture-alliance/dpa/AP Images

“Non è pigrizia”. Il neurologo Rossini e l’impatto della fine delle vacanze sul cervello

Se ci sono lunedì più difficili di altri, il primo giorno di lavoro dopo la fine delle vacanze merita uno spazio tutto suo. La testa è più lenta, la concentrazione latita, persino aprire la posta elettronica sembra un’impresa. “Non è pigrizia e non è nemmeno un fenomeno solo psicologico: è il risultato di un cervello che nelle ultime settimane ha vissuto in una modalità completamente diversa, e ora deve ricalibrarsi”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è il professor Paolo Maria Rossini, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione dell’Irccs San Raffaele Roma, che regala i 5 consigli per affrontare il ritorno al lavoro o allo studio senza (troppo) stress.

Le vacanze ‘spengono’ alcuni circuiti cerebrali 

Durante le vacanze, soprattutto se lunghe e rilassate, il cervello tende a spegnere gradualmente alcuni circuiti legati al controllo esecutivo: quelli coinvolti nella pianificazione delle varie attività del giorno e del prossimo futuro, nel rispetto di scadenze, nel filtrare le distrazioni. Si lascia più spazio a stati di default mode network, la rete neurale che si attiva quando la mente vaga libera, sogna a occhi aperti, associa idee senza uno scopo preciso ed in piena libertà”, racconta Rossini. 

Non è un difetto, “anzi è una funzione preziosa. È proprio in questi momenti di ‘vagabondaggio mentale’ che spesso arrivano intuizioni creative, soluzioni a problemi che sembravano bloccati, la sensazione di aver ‘schiarito le idee’. Il cervello, liberato dalla pressione di dover essere costantemente reattivo e ‘sul pezzo’, consolida ricordi, riorganizza informazioni e recupera risorse cognitive che l’anno di lavoro aveva eroso”.

Ma il rientro dalle vacanze alla routine quotidiana richiede l’esatto contrario: “Bisogna riattivare rapidamente attenzione focalizzata, memoria di lavoro, capacità di inibire gli stimoli irrilevanti. E i circuiti neurali che gestiscono queste funzioni non si riattivano con facilità, come se si accendesse  un interruttore”, avverte il nurologo. 

Gli orari di sonno e veglia e l’effetto jet-lag

A questo si aggiunge un fattore spesso sottovalutato: il ritmo circadiano che regola le funzioni dei vari organi del corpo in funzione dell’orario della giornata. “In vacanza si va a dormire e ci si sveglia più tardi, i pasti si distribuiscono diversamente. Il nostro orologio biologico, regolato dall’ipotalamo, si adatta a questo nuovo ritmo nel giro di pochi giorni. Tornare bruscamente a una sveglia alle sette del mattino equivale, per il cervello, a un piccolo jet-lag, anche senza aver cambiato fuso orario. Gli effetti sono gli stessi: difficoltà di concentrazione, cali di umore, sonnolenza diurna”, riflette Rossini.

Ecco perché molti raccontano di sentirsi confusi nei primi giorni post-vacanze, dimenticare password del Pc o della mail, procedure lavorative, persino nomi di colleghi ed amici. “La memoria di lavoro, quella che teniamo attiva per pochi secondi mentre eseguiamo un compito, dipende fortemente dalla pratica costante. Dopo settimane in cui non è stata sollecitata in modo intenso, ha bisogno di un periodo di ‘riscaldamento’ prima di tornare all’efficienza abituale”, assicura il neurologo.

Basta il pensiero per avvelenare gli ultimi giorni di ferie

Non solo. “Per molte persone il calo di benessere comincia ancora prima del rientro effettivo. Basta pensare alle mail che si accumulano, alle scadenze che aspettano, perché il sistema di allarme cerebrale – l’amigdala, insieme all’asse ipotalamo-ipofisi-surrene che regola il rilascio di cortisolo – si attivi in anticipo. È il motivo per cui l’ultimo giorno di vacanza è spesso vissuto con più ansia del primo di lavoro vero e proprio: il cervello anticipa lo stress prima ancora che sia reale”.

Al rientro, quando gli impegni tornano a moltiplicarsi, il cortisolo sale, se lo fa troppo rapidamente, si possono avvertire “irritabilità, tensione muscolare, difficoltà a dormire la notte”. 

Quanto dura lo stress da rientro

La buona notizia è che questi sintomi rappresentano un  fenomeno transitorio. “La maggior parte degli studi sul recupero post-vacanza indica che gli effetti benefici delle ferie sulla mente svaniscono nel giro di pochi giorni o poche settimane se non si adottano strategie di mantenimento, ma anche il disagio legato al rientro tende a esaurirsi in un lasso simile: in genere fra tre e dieci giorni”, rassicura Rossini.

I consigli anti-stress da rientro

  • 1) Non rientrare di lunedì mattina con la valigia ancora da disfare. Meglio concedersi un giorno ‘cuscinetto’ tra il viaggio di ritorno e la ripresa del lavoro: riduce il carico cognitivo e dà tempo al ritmo circadiano di riallinearsi.
  • 2) Anticipare gradualmente gli orari di sonno nei giorni precedenti al rientro aiuta l’orologio biologico a spostarsi senza shock improvvisi.
  • 3) Il primo giorno, non aprire subito tutte le fonti di stimolo insieme (mail, chat, notizie arretrate). Il cervello si riattiva meglio in modo progressivo, un compito alla volta, piuttosto che con un bombardamento simultaneo di informazioni.
  • 4) Non aspettarsi un pieno rendimento da subito. Sapere che il calo di concentrazione è normale e temporaneo riduce, paradossalmente, lo stress: l’ansia da prestazione aggiunge un carico ulteriore proprio a un sistema che sta già lavorando per ricalibrarsi.
  • 5) Portare avanti piccoli elementi della vacanza — una passeggiata mattutina, un momento di pausa senza schermi — aiuta a non passare da un estremo (recupero totale) all’altro (iperattivazione totale) in modo troppo brusco.

Insomma “il rientro difficile dalle vacanze non è debolezza di carattere né mancanza di motivazione: è la fisiologia di un cervello che, per settimane, ha vissuto secondo ritmi più lenti, più liberi, meno vincolati da scadenze, che ora deve riattivare in modo coordinato attenzione, memoria di lavoro e regolazione ormonale dello stress. Capire questo meccanismo non elimina la fatica dei primi giorni, ma aiuta a viverla con meno ansia”, conclude il neurologo.

Vacanze finite? L’effetto del rientro sul cervello e i 5 consigli per ridurre lo stress
Paolo Maria Rossini Courtesy: San Raffaele Roma
© Riproduzione Riservata