Rosmarino e mughetto per riaccendere ricordi, anche lontani. Ma anche brutti episodi che, a distanza di anni, appaiono fissati nella memoria collettiva.
Ma perché oggi, nell’era dei device e delle app, la memoria umana appare così fragile? “Per memorizzare dobbiamo essere attenti”, sottolinea a La Salute di LaPresse Piero Barbanti, direttore dell’Unità per la Cura e la Ricerca su Cefalee e Dolore dell’Irccs San Raffaele di Roma e ordinario di Neurologia all’Università San Raffaele, illustrando una serie di strategie per proteggere la nostra memoria.
Questione di energia
“La memoria – puntualizza lo specialista – si articola in varie fasi: c’è quella di lavoro, quella a breve termine e così la maggior parte delle tracce viene cancellata. La memoria a lungo termine invece viene come ‘congelata’, ma questo richiede la produzione di proteine: un po’ come fare tanti nodi tra i vari neuroni per riuscire a ricordare un evento. È una fatica anche energetica” per il cervello.
Ma qual è il segreto di personaggi come Pico della Mirandola, che si dice conoscesse a mente numerose opere e sapesse recitare la Divina Commedia al contrario? “La memoria – sorride lo specialista – è in parte genetica, ma ci sono delle tecniche che si possono apprendere per memorizzare: le mnemotecniche” utilizzate fin dall’antichità.
Gli alleati della memoria
“Hanno un peso anche l’assenza di disturbi o interferenze ansiose e poi soprattutto l’interesse. Non solo: gli ambienti luminosi facilitano la memorizzazione, ma lo fanno anche alcune fragranze. È stato studiato l’effetto di rosmarino o mughetto sulla capacità di rinsaldare le emozioni e i ricordi. Questo perché l’olfatto – riflette Barbanti – ha una radice molto profonda dentro di noi e parla con la stessa zona del cervello che deposita la memoria”.
Il potere dei brutti ricordi
Sembra quasi un paradosso, ma è molto difficile liberarsi dei brutti ricordi. “Purtroppo ricordiamo molto bene le cose che ci hanno ferito, e questo anche se a volte non vorremmo. Il fatto è che il nostro cervello ci impone di ricordare tutto ciò che ci ha fatto male, perché non accada più in futuro. Pensiamo solo al disturbo da stress post traumatico, caratterizzato da pensieri intrusivi che tornano dalla memoria e che vorremo cancellare”, continua lo specialista.
Ci sono poi eventi drammatici, come l’11 settembre, in cui tutti sappiamo dire dove eravamo e cosa stavamo facendo al momento dell’attacco alle Torri Gemelle, anche a distanza di tanti anni. “Si tratta di episodi di livello catastrofico: in quel momento si è come congelata la ‘scena del crimine’ e così pure la nostra memoria. Io stesso ricordo molto bene cosa stavo facendo. Ancora una volta – spiega Barbanti – è come se tutti i radar fossero accesi, pronti a fermare l’attimo, perché non accada mai più”.
Manutenzione e logistica
Come possiamo aiutare il nostro cervello a conservare i ricordi più preziosi? “La manutenzione della memoria è molto particolare: ricordiamo l’efficacia del sonno sulla memorizzazione. Durante il riposo – evidenzia Barbanti – c’è lo stoccaggio, un po’ come in un magazzino di logistica: la memoria viene portata da lobo temporale e ippocampo verso sedi come la corteccia frontale”. Un processo che può risentire di una serie di elementi di disturbo.
I 4 alleati della memoria
“Per proteggere la memoria raccomandiamo di dormire il giusto, avere un’alimentazione sana e curare la salute cardiaca, perché ciò che fa bene al cuore (colesterolo, pressione e glicemia bassi) fa bene al cervello. Infine un ruolo importante spetta all’attività fisica, che ‘cotona’ i capelli dei neuroni: non dimentichiamolo mai”. E ricordiamoci di indossare le scarpe da ginnastica.

