AI, la Coalizione Onu per scongiurare il rischio di “una generazione che non pensa”

AI, la Coalizione Onu per scongiurare il rischio di “una generazione che non pensa”
Photo by: Oliver Berg/picture-alliance/dpa/AP Images

Il presidente della Società italiana di pediatria apprezza l’iniziativa Onu volta a tutelare i minori dai rischi dell’AI

I rischi dell’uso non regolamentato dell’AI per i minori sono ormai sotto gli occhi di tutti e le Nazioni Unite corrono ai ripari. A Ginevra, nell’ambito del primo Forum dell’Onu sulla governance dell’intelligenza artificiale, la Spagna ha lanciato una Coalizione internazionale per i diritti e la protezione dell’infanzia nell’era dell’AI. “È un passaggio importante, perché dimostra una consapevolezza diffusa dei rischi a cui sono esposte le nostre giovani generazioni”, commenta a LaSalute di LaPresse il presidente della Società italiana di pediatria Rino Agostiniani

L’iniziativa per governare l’AI

All’iniziativa hanno aderito una ventina di Paesi tra cui Italia, Austria, Brasile, Canada, Giappone, Paesi Bassi, Corea del Sud e Marocco. Non sono passate inosservate le mancate adesioni di Stati Uniti e Cina, “i due Paesi principali in cui vengono sviluppati gli algoritmi che governano l’intelligenza artificiale”, riflette Agostiniani. Un elemento che “limita le potenzialità dell’iniziativa”. 

I firmatari si impegnano a sviluppare sistemi di AI sicuri, affidabili e rispettosi dei diritti dell’infanzia. Tra i numerosi pericoli per i bambini ce n’è uno che in particolare preoccupa il presidente della Sip: la perdita della capacità di analisi e di approfondimento, l’appiattimento delle facoltà mentali

Il rischio di “una generazione che non pensa”

“Allenare il nostro cervello a pensare è fondamentale, bisogna far lavorare le parti più profonde della corteggia cerebrale. Se i ragazzi delegano i compiti all’AI, se hanno sempre chi gli risolve i problemi, rischiamo di avere una generazione che non pensa”, avverte il pediatra. “Non significa rinunciare a usare questi strumenti, ma imparare a governarli, guidando i ragazzi nel loro utilizzo”. 

Se non si governano gli strumenti di AI, “ci si fa accompagnare dagli algoritmi. Più uno si rivolge all’intelligenza artificiale – conclude Agostiniani – più viene profilato dagli algoritmi, che imparano a conoscerti e ti portano dove vogliono loro”. 

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