Bambini e smartphone, tempi e istruzioni per l’uso

Bambini e smartphone, tempi e istruzioni per l’uso
Bambini e smartphone, tempi e istruzioni per l’uso

“I dispositivi vanno evitati sotto i 2 anni, mentre il primo smartphone non andrebbe regalato prima dei 13”, dice il presidente dei pediatri

In un’epoca in cui la tecnologia permea ogni aspetto della vita umana, l’esposizione dei bambini a tablet e smartphone è pressoché inevitabile. Ma ci sono regole che possono contenere i danni cognitivi, emotivi e quelli legati alle relazioni sociali. “I dispositivi vanno evitati tout court sotto i due anni, mentre il primo cellulare non andrebbe regalato prima dei tredici”. Le raccomandazioni arrivano dalla Società italiana di pediatria (Sip). “Ogni anno in cui si rimanda l’ingresso sui social, è un anno guadagnato in salute”, dice a LaPresse il presidente della Sip Rino Agostiniani. “Si possono imporre dei limiti di tempo, ma la cosa più importante è accompagnare i ragazzi nell’utilizzo degli strumenti digitali. E i genitori devono dare il buon esempio”.  

I possibili danni

Per i più piccoli i danni derivanti da una stimolazione digitale precoce vanno dai ritardi nell’acquisizione del linguaggio a cali dell’attenzione e peggioramento del sonno, mentre negli adolescenti crescono anche ansia, dipendenza da social, tendenze depressive e difficoltà nella gestione delle emozioni negative. Sono sempre più numerosi, d’altro canto, “gli studi scientifici che certificano la correlazione tra utilizzo prolungato dei dispositivi digitali e disturbi del sonno, ansia, depressione, peggioramento del rendimento scolastico”, fa notare Agostiniani.

Come la ricerca ‘Early-life digital media experiences and development of atypical sensory processing’, pubblicata nel 2024 su Jama Pediatrics, secondo cui un’elevata esposizione ai media digitali nella prima infanzia può avere un impatto diretto sullo sviluppo neurologico del bambino. 

Più emotività e meno buonsenso


“L’uso precoce degli schermi rafforza la corteccia visiva e, durante l’adolescenza, le aree legate all’emotività e alle risposte immediate alle emozioni, lo stesso meccanismo che viene sollecitato dallo scrolling continuo sullo smartphone”, chiarisce Agostiniani. “Si sviluppano invece meno le aree più profonde della corteccia, quelle che servono a riflettere, meditare e usare il buonsenso: il famoso ‘mettere giudizio’, che si costruisce grazie alle esperienze di vita e al rapporto con gli altri. Ma oggi ci si confronta sempre meno nella vita reale”, sottolinea Agostiniani. Ne è una riprova il fatto che “metà degli adolescenti, anche per consigli di vita, si rivolge ormai all’intelligenza artificiale piuttosto che agli amici e alla famiglia”. 

L’antidoto all’overdose di smartphone? Frequentare la noia 


Uno dei possibili antidoti è la riscoperta della noia, tanto bistrattata nell’era convulsa del multitasking e della distrazione incessante. “Quando ti annoi, devi inventarti qualcosa da fare. In questo modo fai lavorare il cervello e ti abitui alla frustrazione”, rimarca il presidente della Sip. “Se ogni cinque secondi puoi passare da un video a un altro, la capacità di concentrazione continua a ridursi. Ricevi uno stimolo dietro l’altro e ti lasci trasportare dagli algoritmi di intelligenza artificiale, che ti portano dove vogliono loro”. 

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