AI e bambini, la Coalizione Onu e le assenze di peso (mentre l’Italia c’è)

AI e bambini, la Coalizione Onu e le assenze di peso (mentre l’Italia c’è)
Bambini e AI Photo by: Marijan Murat/picture-alliance/dpa/AP Images

I diritti dei bambini e i profitti del mercato tecnologico: la vera sfida per l’umanità nell’era dell’AI

Proteggere i diritti dei bambini che stanno crescendo nell’era dell’AI (intelligenza artificiale). È ambizioso l’obiettivo della nuova Coalizione internazionale, lanciata a Ginevra dall’Onu, che si pone come baluardo della sicurezza e dei diritti dei bambini alle prese con l’AI. Una tecnologia che sta trasformando il modo in cui i piccoli imparano, giocano e crescono. E che plasmerà gli adulti di domani.

La Coalizione per i diritti e la protezione dei bambini nell’era dell’intelligenza artificiale riunisce governi, agenzie delle Nazioni Unite, aziende tecnologiche, esponenti della società civile, educatori ed esperti di tutela dell’infanzia, uniti dallo stesso obiettivo: la Convenzione sui diritti dell’infanzia, il trattato sui diritti umani più ratificato al mondo. L’alleanza è stata lanciata in occasione del Dialogo globale delle Nazioni Unite sulla governance dell’AI, ma il suo atto di nascita è caratterizzato da assenze importanti: Stati Uniti e Cina restano fuori, mentre l’Italia c’è.

“Mettere nero su bianco i rischi della manipolazione algoritmica e della profilazione commerciale dei minori è un atto politico doveroso, quasi catartico. Tuttavia, se si gratta la superficie patinata della dichiarazione d’intenti, ciò che emerge è un ritratto impietoso della fragilità della governance globale nell’era dell’AI. E la riflessione che ne deriva è amara, quasi scomoda”, premette Francesco Branda, ricercatore dell’Università Campus Bio-Medico e socio della Società europea per l’etica e la politica dell’intelligenza artificiale (Sepai), che da tempo denuncia a LaSalute di LaPresse le fragilità della generazione che sta crescendo nell’era dell’AI.

Chi c’è nella coalizione

Ma vediamo un po’ meglio chi si è unito in questa iniziativa: i membri fondatori delle Nazioni Unite sono il Dipartimento per le comunicazioni globali (DGC), l’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), l’Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU), l’Ufficio per le tecnologie digitali ed emergenti, l’Unicef e l’Unesco. Diciassette Paesi hanno aderito finora: Austria, Brasile, Bulgaria, Canada, Repubblica Ceca, El Salvador, Estonia, Francia, Indonesia, Italia, Giappone, Kenya, Lussemburgo, Marocco, Paesi Bassi, Repubblica di Corea e Spagna.

L’assenza di Usa e Cina e il monopolio dell’AI

L’assenza di Stati Uniti e Cina dalla Coalizione “non è un dettaglio tecnico, è la vera sostanza geopolitica della questione”, evidenzia Branda. “Non si tratta di due Paesi che mancano all’appello; si tratta dei due attori che detengono il monopolio fisico e cognitivo dell’infrastruttura AI, i chip, i server, i modelli foundation, i dati di addestramento su scala planetaria. La loro assenza trasforma questa coalizione in un circolo di buone intenzioni che, per quanto nobile, rischia di parlare solo a se stesso. L’Europa e i suoi venti alleati si ergono a custodi di un’etica che, però, non ha il potere di imporre sanzioni credibili né di fermare lo sviluppo di modelli che violano palesemente quei principi”.

I bambini? Una ‘miniera’ di dati

Insomma, “l’iniziativa della coalizione Onu guidata dalla Spagna ha il merito inequivocabile di squarciare il velo di un’ipocrisia collettiva: quella per cui l’infanzia, nel mondo digitale, sia ancora un’isola felice e protetta”, sottolinea Branda. Convinto che il vero nodo non sia etico, ma economico.

“Penso alle parole del ministro spagnolo López, ‘alcuni miliardari hanno guadagnato molto denaro con i dati dei nostri bambini’: colpiscono nel segno, ma tradiscono una sostanziale impotenza. L’intero business model delle piattaforme digitali e dei giganti dell’AI si regge sull’estrazione di valore dai dati comportamentali. E i minori rappresentano l’ultima, vastissima frontiera incontaminata: un bacino di utenti che consumano, imparano, giocano e sognano sotto lo sguardo imparziale degli algoritmi”.

Il diritto all’errore e alla sorpresa che vacilla

L’intelligenza artificiale è già dentro i sistemi educativi e giudiziari, spesso senza il consenso esplicito dei diretti interessati. La Coalizione si concentra sui pericoli futuri e visibili, “ma tace sull’invisibile e sul quotidiano: l’algoritmo che decide quali opportunità un bambino avrà nella vita, basandosi sui dati del suo codice postale o delle sue ricerche online. Proteggere l’infanzia – ragiona Branda – significa anche fermarsi a chiedersi se siamo disposti a rinunciare all’efficienza burocratica e al controllo sociale per restituire ai minori il diritto all’opacità, all’errore e alla sorpresa”.

Per Francesco Branda, insimma, questa coalizione rischia di trasformarsi in un faro luminoso isolato in mezzo a un oceano in tempesta. “La sua vera utilità non sarà quella di fermare i giganti, perché non può farlo, ma quella di piantare un paletto simbolico indelebile: il riconoscimento che i diritti dei bambini non sono negoziabili. Tuttavia la domanda che davvero dovremmo porci, come società, è molto più radicale: siamo pronti a sacrificare la corsa all’innovazione, la supremazia tecnologica e i profitti dei mercati sull’altare della protezione dell’infanzia?”, conclude il ricercatore.

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