Conto alla rovescia per 527.607 studenti italiani: la notte prima degli esami di Maturità 2026 si avvicina. “E l’ansia legata all’ultimo rito di passaggio dell’età contemporanea cresce inesorabilmente”. Parola di Claudio Mencacci, psichiatra e presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia, che ricorda come – anche nella celebre canzone di Antonello Venditti – quella che precedeva il primo scritto era una ‘notte di lacrime e preghiere’.
“Ci vorrà un po’ per capire che, come insegna Eduardo De Filippo, gli esami non finiscono mai e la notte prima degli esami di Maturità sarà difficile, ma anche indimenticabile”, dice lo psichiatra a LaSalute di LaPresse.
“Dalla mia notte prima degli esami sono passati solo 54 anni”, sorride Mencacci. E se all’appuntamento del 18 giugno manca davvero poco, “colpisce come spesso gli adulti lo ricordino con tenerezza e nostalgia, mentre per i ragazzi questo è il tempo di paura e riti scaramantici. C’è da capirli: la Maturità è la prima vera grande prova che dobbiamo affrontare. Dopo tutto cambia: si tratta dell’ultimo rito di passaggio dall’infanzia a una nuova fase della vita. Una cesura che dà l’avvio a tanti cambiamenti”, aggiunge Mencacci.
Ma “questa notte è ancora nostra”…
“Quando ci sei dentro, sembra tutto enorme, (“Gli esami sono vicini e tu sei troppo lontana dalla mia stanza. Tuo padre sembra Dante e tuo fratello Ariosto”…) e la paura più grande è quella di sbagliare, magari proprio in quello in cui ci sentiamo meno preparati (“la matematica non sarà mai il mio mestiere”…). Insomma, il pensiero diffuso è che il risultato della Maturità determini il nostro futuro, deluda le aspettative degli adulti. Così i ragazzi si vedono davanti un ostacolo enorme, ma non sanno ancora che questa è l’ultima delle esperienze vissute insieme al gruppo di compagni, perché poi all’università si va da soli”.
“Alle superiori, invece, ci si sente da una parte già cresciuti, dall’altra protetti dal gruppo di fronte ai professori e ai commissari esterni. Solo a distanza di tempo ci renderemo conto che altre e ben maggiori sfide non mancheranno nella nostra vita. Una cosa è certa: non dimenticheremo mai la Maturità. Si tratta di un tempo particolare, aperto al futuro, con un’orizzonte virtualmente senza limiti. Una fase in cui però siamo messi alla prova e abbiamo paura di fallire. Insomma, la verità è che scopriremo soltanto dopo che non era una prova impossibile da superare. E che gli esami non finiscono mai”.
Il rito scaramantico sotto i pini di Roma
Nel frattempo da qualche anno nella Capitale il rito della Maturità si arricchisce di un momento scaramantico: la notte prima dello scritto i ragazzi si riuniscono all’aperto (sotto “i pini di Roma, la vita non li spezza”), per cantare insieme ‘Notte prima degli esami’.
Un classico scritto nel 1983 e pubblicato per la prima volta nel marzo del 1984, che ha conquistato la generazione dei nativi digitali. “Tocca emozioni sempre attuali, tra angoscia, paura, speranza e amore. Ci racconta di un momento-soglia per i ragazzi di questa, come delle passate generazioni”, dice Mencacci.
“Un momento destinato a tramutarsi in ricordo, proprio come l’estate dopo la Maturità: la più bella di tutte, quella in cui si è completamente liberi e il mondo sembra pieno di possibilità. Il mio consiglio agli studenti – conclude – è quello di vivere appieno questo momento, perché lo porteremo con noi per tutta la vita. Ricordando che l’ansia è sempre una nemica e lo è ancor più nel momento dell’esame”. Insomma, non sarà la fine del mondo: è solo il giorno che muore.

