Quando il potere è senza contraddittorio: Trump e il solipsismo

Quando il potere è senza contraddittorio: Trump e il solipsismo

Donald Trump potrebbe essere un caso di solipsismo: un modello comportamentale che può avere risvolti pericolosi.

Il potere logora chi non ce l’ha, diceva Giulio Andreotti. Ma anche su chi lo detiene può produrre effetti inattesi o esacerbare tratti preesistenti del carattere. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ad esempio, potrebbe rappresentare un caso di solipsismo, un modello comportamentale che può verificarsi in chi gestisce il potere. 

Il solipsista

Un’ipotesi che sempre più studiosi stanno prendendo in considerazione. “Il solipsista è una persona che diventa l’unico punto di riferimento di sé stessa. A differenza del narcisista, non tenta neppure di sedurre o compiacere gli altri: semplicemente non riesce a riconoscerne l’esistenza come soggetti autonomi. Il mondo esterno smette di avere consistenza”. L’analisi è di Claudio Mencacci, psichiatra e presiedente della Società italiana di neuropsicofarmacologia.

L’esperto ha affrontato l’argomento durante il congresso nazionale della Sinpf. Con una precisazione doverosa. “In psichiatria esiste una regola etica molto chiara: non si può attribuire una diagnosi a una persona che non è stata valutata direttamente. Ma è legittimo discutere di modelli comportamentali quando questi sono oggetto di un ampio dibattito scientifico internazionale”.

Un modello comportamentale, quindi non patologico, che aiuta a interpretare tratti come l’incapacità di conformarsi alle regole, il disprezzo delle norme sociali, la tendenza alla menzogna, l’irritabilità e la mancanza di empatia e di rimorso. Vi ricorda qualcosa? “Non ho bisogno del diritto internazionale. Il mio potere è limitato solo dalla mia morale”, aveva detto il tycoon a inizio anno in un’intervista al New York Times. 

“Sono caratteristiche che, se osservate nella gestione di un potere senza limiti, assumono un peso completamente diverso rispetto alla vita privata”, ha sottolineato Mencacci, aggiungendo poi un ulteriore elemento di riflessione: la disinibizione e il discontrollo degli impulsi. 

“Molti colleghi americani e inglesi hanno evidenziato come l’assenza di filtri nel linguaggio e nei comportamenti pubblici possa suggerire una disfunzione dei lobi frontali. In età avanzata, questi segnali vengono talvolta associati al timore di un possibile deficit cognitivo di tipo organico, ma si tratta solo di ipotesi teoriche”, precisa lo psichiatra. 

Una questione collettiva

Da tratto individuale, il solipsismo diventa una questione di interesse collettivo quando si manifesta in personaggi che decidono le sorti dell’umanità. “Caratteristiche che possono apparire come tratti individuali diventano un problema quando influenzano decisioni che hanno ricadute planetarie”, conclude Mencacci. 

“La storia dimostra che le valutazioni psichiatriche sui grandi leader arrivano spesso solo a posteriori, talvolta dopo conseguenze drammatiche. Per questo è importante oggi saper leggere i segnali, senza banalizzazioni”.

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