È vero che l’Italia non parteciperà ai Mondiali 2026, ma gli appassionati di calcio stanno già facendo il conto alla rovescia per l’inizio di un torneo che costringerà anche a fare le ore piccole. Ma che cosa succede allora nel cervello del tifoso?
“Sicuramente stacchiamo la parte razionale, altrimenti sarebbero tutti i tifosi della squadra più forte o di quella che vince più spesso lo scudetto. Questa parte viene esclusa e prevale quella irrazionale, il nostro ‘cervello serpente’”. Parola di Paolo Maria Rossini, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione dell’Irccs San Raffaele di Roma, che ne parla con LaSalute di LaPresse a margine della presentazione del suo nuovo libro ‘La memoria fragile’ (Mondadori), un viaggio nella galassia dell’Alzheimer.
Il cervello serpente
Cervello serpente? “Sì, perché è esattamente così il nostro cervello da un punto di vista filogenetico, quindi dello sviluppo nel corso dell’evoluzione. Pensiamo alla parte basica, il cervello di un serpente che – chiarisce il neurologo – deve semplicemente rispondere a esigenze esistenziali: riempirsi la pancia, trovarsi un luogo al riparo dalle intemperie, attaccare o difendersi”.
“Naturalmente nel corso di milioni di anni il nostro cervello si è arricchito di tante altre strutture che contengono i ricordi, la capacità razionale, quella di orientarsi nel tempo e nello spazio, di prendere decisioni e di cambiarle in funzione delle esperienze. Tutte cose che il serpente non ha. Ma quando tifiamo entra in gioco il nostro cervello base, che d’altronde è all’origine anche di tante orribili vicende di cronaca, ma anche di atti eroici fatti ‘senza pensare’”.
Il neurologo e il calcio, tra la Roma i Mondiali 2026
Nell’uomo, insomma, esistono vari tipi di cervello, dalla base più antica a quella più evoluta, chiarisce il neurologo, con una passione indomita per la Roma. “I Mondiali 2026? Li guarderò, quanto al tifo vedrò chi gioca meglio. Certo i francesi mi stanno un po’ sul gozzo, meglio Portogallo, Spagna e Argentina o il Brasile guidato da un allenatore italiano”, chiosa Rossini con un sorriso.

