Modena, El Koudri tra marginalità sociale e ipotesi ‘lupo solitario’

Modena, El Koudri tra marginalità sociale e ipotesi ‘lupo solitario’
(Foto LaPresse)

L’analisi di Mencacci: “Le modalità con cui ha agito El Koudri sono molto simili a quelle del lupo solitario”

Colpa della malattia mentale o della marginalità sociale? Davanti al gesto violento di Salim El Koudri a Modena il dibattito si è polarizzato attorno a queste due chiavi di lettura. Ma per Claudio Mencacci, psichiatra e presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia, “siamo di fronte a una forma di ibridazione: da una parte il disturbo psichico, dall’altra un senso di esclusione sociale”. 

Modalità da “lupo solitario”

Le modalità con cui si è mosso El Koudri, per lo psichiatra, sono molto simili a quelle di un lupo solitario, qualcuno che “si sente marginalizzato, messo in disparte dalla società. E che si isola e accumula rancore per il proprio fallimento personale, covando un desiderio di vendetta contro la società che lo esclude”. 

Un senso di esclusione che potrebbe essere stato alimentato anche dalla difficoltà del 31enne a trovare un lavoro ritenuto all’altezza della sua laurea in Economia aziendale, come lascerebbero intendere le mail minacciose inviate all’Università di Modena.

“È vero che la matrice terroristica sembrerebbe da escludere, ma ciò non significa che non possa esserci un collegamento emotivo, un desiderio di emulazione: il lupo solitario è colui che si auto esalta guardando le azioni che hanno reso famosi altri”, ipotizza Mencacci. 

E il disturbo schizoide della personalità per cui El Koudri era stato in cura? “La grande maggioranza delle persone che soffrono di disturbi psichici non è violenta”, ricorda lo specialista. “Qui a mio avviso c’è la volontà di essere ricordati, di lasciare il segno. Elementi che fanno il paio col profilo di una persona sempre più marginalizzata, che si sentiva messa in disparte”. 

Lo stato di salute dei servizi territoriali

Il fatto che il 31enne, dopo due anni in cura presso un centro di salute mentale, fosse poi scomparso dai radar, ha riacceso anche il dibattito sullo stato dell’arte dei servizi territoriali. “Sono sottodimensionati da anni. Manca soprattutto personale medico e infermieristico, anche se col nuovo Piano di azione nazionale per la salute mentale arriveranno delle risorse in più”, riconosce Mencacci.

Ma “affermare a posteriori che i servizi territoriali avrebbero dovuto intercettare la possibile deriva violenta del ragazzo è come sparare sulla croce rossa perché non riesce a impedire la guerra”, rimarca l’esperto. “Non dimentichiamoci che, per fortuna, in Italia le cure sono volontarie e non obbligatorie. I servizi – conclude – esercitano cure e non controllo sociale”.

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