La meningite torna a preoccupare anche nel nostro Paese, dopo i due casi segnalati in Abruzzo. Una donna di 51 anni è morta nei giorni scorsi all’ospedale di Pescara a causa di un raro caso di meningite fulminante, mentre un 15enne di Chieti è ricoverato in gravi condizioni. Ma quali sono i sintomi della meningite e come distinguere le forme fulminanti? “Nelle prime fasi della malattia possono essere simili all’influenza come mal di testa, sonnolenza e mancanza di appetito. Dopo 2-3 giorni, possono peggiorare. I sintomi caratteristici della meningite, indipendentemente dal microrganismo che l’ha causata (batterio o virus), sono febbre alta, nausea, vomito, rigidità della nuca, ma anche fotofobia e stato mentale alterato”, dice a LaSalute di LaPresse Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.
Meningite fulminante, cosa succede in Abruzzo
“Sono cinque i tipi di Meningococco (tipo A, B, C, Y, W135) capaci di provocare malattia nell’uomo. La meningite da meningococco di tipo B e quella da tipo C sono responsabili della maggior parte dei casi in Italia, sebbene anche i casi da sierotipi Y e W135 siano presenti e, recentemente, anche in aumento”, segnala l’epidemiologo. Quanto alla meningite fulminante, i sintomi “sono gli stessi di cui abbiamo parlato, ma più gravi e intensi”, continua Ciccozzi.
Nel caso della donna morta a Pescara, il decesso è avvenuto nel giro di poche ore. Come da protocollo, la Asl di Pescara si è occupata del tracciamento dei contatti stretti della donna, che sono stati già individuati e sottoposti alla profilassi. “Gli accertamenti hanno escluso una correlazione” tra l’adolescente e la donna, colpita da meningococco B, hanno chiarito dal laboratorio di microbiologia dell’Azienda sanitaria locale Lanciano – Vasto – Chieti. Mentre si attende che l’Istituto superiore di sanità identifichi l’esatto ceppo batterico dal liquor prelevato, “le condizioni del giovane sono in miglioramento ed è previsto, a breve, il suo trasferimento dalla rianimazione al reparto di malattie infettive”, riferisce ancora la Asl teatina.
I contatti del ragazzo
Il Servizio igiene epidemiologia e sanità pubblica ha già individuato 53 contatti stretti del ragazzo, tra cui 20 compagni di scuola, 10 docenti e 23 tra parenti e amici, invitandoli a sottoporsi alla profilassi antibiotica preventiva.
Meningite in Italia, i numeri
L’incidenza di malattia invasiva da meningococco in Italia nel 2024 è stata pari a 0,20 casi su 100.000 abitanti, come precisa l’Istituto superiore di sanità. “La situazione nel nostro Paese non è paragonabile a quella del recente focolaio che ha colpito l’Inghilterra e questo perché il nostro Paese offre la vaccinazione”, spiega Ciccozzi.
Come si diffonde e come ci si difende dalla meningite
“La meningite si trasmette con le goccioline emesse con tosse e starnuti, specie in ambienti chiusi e affollati. La forma più terribile è la meningite da meningococco, quindi batterica. Fra i sintomi la rigidità del collo, la febbre alta e il disorientamento sono segnali da tenere particolarmente d’occhio”, continua Ciccozzi.
Il vaccino
“Voglio insistere sulla profilassi vaccinale: in Italia è assurdo non fare il vaccino in età scolare e poi fare gli opportuni richiami. Questa immunizzazione è preziosa e la malattia è davvero insidiosa, perché allora non fare il vaccino? Il nostro sistema immunitario in questo modo è protetto e può combattere il batterio, quindi vacciniamoci. Anche perché il periodo clou della meningite va dall’inverno alla primavera”, aggiunge l’epidemiologo.
“Per evitare un focolaio epidemico occorre caratterizzate la meningite, capire se è una forma batterica o virale, ma anche identificare e isolare i contatti stretti da sottoporre a profilassi antibiotica. Ricordo che in Italia, così come nel resto dell’Europa, i principali responsabili della meningite meningococcica sono il meningococco B e il C. Nel 10-15% dei casi, il meningococco può causare il decesso, che può essere fulminante e avvenire in appena 24-48 ore. La meningite meningococcica può essere molto pericolosa, perché i batteri sono in grado tramite flusso sanguigno di diffondersi nei tessuti nervosi, innescando complicanze molto gravi”, conclude l’epidemiologo.

