È di 29 il numero di casi confermati o sospetti di meningite nel Kent, a ieri: 20 sono stati confermati in laboratorio e 9 sono definiti probabili dalla Uk Health Security Agency (alcuni casi sono stati riclassificati). C’è ancora allarme nella zona di Canterbury, specie dopo i due decessi. Ma la risposta è decisa. “Gli inglesi stanno gestendo bene questo focolaio”, commenta a LaSalute di LaPresse Massimo Ciccozzi, epidemiologo dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.
Per l’epidemiologo “profilassi antibiotica preventiva e vaccinazione sono i capisaldi della risposta. Qui l’indiziato è il meningococco B e non dimentichiamo che c’è anche chi è portatore sano. Quindi in questi casi è davvero importante evitare affollamenti e contatti stretti fra persone”.
Come si trasmette la meningite
L’infezione da meningococco B si trasmette “tramite il contatto diretto con le secrezioni del naso e della gola, cioè attraverso goccioline emesse con la tosse o starnuti di persone infette o portatori sani. Il periodo di incubazione tra l’infezione e lo sviluppo della malattia è in media di 3 o 4 giorni”.
Ciccozzi ricorda come “dove c’è un focolaio epidemico come nel Kent, occorre chiudere le scuole e proteggere anche gli anziani evitando che si frequentino luoghi come bar e supermercati. Comunque le autorità sanitarie britanniche stanno gestendo il focolaio”. Centinaia di persone sono state vaccinate in questi giorni in Uk contro la meningite.
La reazione della popolazione britannica
“Continuiamo a monitorare attentamente l’eventuale comparsa di nuovi casi – ha affermato la dottoressa Sherine Thomas, consulente per le malattie infettive presso l’UKHSA – e collaboriamo a stretto contatto con l’NHS England e le autorità locali di tutto il Paese, per garantire che a qualsiasi nuovo caso identificato si risponda nel più breve tempo possibile”.
“È rassicurante constatare che così tanti giovani si siano presentati per ricevere antibiotici e vaccinazioni e desideriamo ringraziare tutti coloro che finora hanno partecipato a questo sforzo. Sebbene il rischio per la popolazione generale rimanga basso, è comunque fondamentale che le persone conoscano i sintomi della malattia meningococcica invasiva e si rivolgano immediatamente a un medico qualora loro stessi o qualcuno che conoscono li manifesti”. UKHSA continua a lavorare “per identificare i contatti e offrire le cure necessarie”.
L’importanza della prevenzione
“Tutto questo dovrebbe portare a comprendere che, al contrario di quanto affermato da qualcuno, la vaccinazione è un’arma preventiva essenziale per difendere la popolazione da nemici insidiosi come la meningite. Fare prevenzione è più pratico ed economico quando l’alternativa è ritrovarsi a cercare di spegnere focolai di malattie che, come stiamo vedendo, possono divampare velocemente”, conclude Ciccozzi. La disinformazione sui vaccini ha un costo che si paga in salute.

