Influenza, virus e malanni di stagione: perché c’è chi è più vulnerabile

Influenza, virus e malanni di stagione: perché c’è chi è più vulnerabile
Photo by: Philip Dulian/picture-alliance/dpa/AP Images

Finora, secondo le stime, circa 12,6 milioni di italiani messi a letto da influenza & co. Vi sentite presi di mira da virus e malanni di stagione? Come si spiega che qualcuno si ammala spesso e altri quasi mai? Lo sanno bene i genitori di bambini piccoli: dall’autunno alla primavera sembra di vivere una lunga corsa a ostacoli, in cui al raffreddore segue una gastroenterite virale, e poi l’otite, e di nuovo il mal di gola con la tosse, che sembra non passare mai. 

A rispondere a queste domande sono i medici anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici). “Ogni malattia infettiva deriva dall’interazione tra microrganismo e ospite: come uno stesso virus può presentarsi sotto diverse varianti e un batterio in tipi e sottotipi più o meno aggressivi, anche l’individuo, da parte sua, può avere caratteristiche diverse”, dicono i dottori. “Quel che per ora sappiamo per certo è solo che nello sviluppo delle malattie infettive non tutto dipende dai germi, ma anche da noi”.

Le differenze più visibili riguardano l’età o la presenza di altre malattie concomitanti, ma anche gli stili di vita, i fattori ambientali o i tratti genetici possono influenzare la risposta immunitaria. “E non sempre una risposta più vivace mette al sicuro più di una blanda. Anzi, a volte la malattia è provocata più da una reazione infiammatoria eccessiva che dall’agente infettivo in sé”. 

Il caso dei bambini e dei virus ripetuti

La buona notizia è che in genere, con il passare degli anni, dalla scuola dell’infanzia alla primaria, per la maggior parte dei bambini le infezioni si fanno via via meno frequenti. Ma alcuni continuano ad ammalarsi allo stesso ritmo di quando erano più piccoli. È naturale quindi chiedersi il perché, ammettono gli esperti.

“Alcune risposte sono semplici. I bambini più piccoli tendono a giocare più vicini e mettono più facilmente gli oggetti in bocca. Inoltre, come si dice, devono ancora farsi gli anticorpi, per cui, soprattutto all’asilo nido, vengono a contatto per la prima volta con gli agenti infettivi più comuni, verso i quali cominciano a innalzare le loro difese che li proteggeranno negli anni successivi”.

Taluni studi suggeriscono, inoltre, che “alcuni virus, come quello del morbillo, indeboliscano il sistema immunitario, esponendo i più piccoli a un maggior numero di infezioni nei mesi e anni successivi e innescando così un circolo vizioso”.

Il peso dell’ambiente e l’esposizione ai patogeni

Non dimentichiamo poi “la maggiore esposizione che deriva dallo stare a lungo in ambienti affollati e poco ventilati, come le aule, appunto, o i mezzi di trasporto pubblico. Lavarsi le mani regolarmente non è un’abitudine comune a tutti, purtroppo. Poi ci sono l’inquinamento dell’aria e il fumo, attivo o passivo, che irritano le superfici delle vie aeree predisponendole alle infezioni”.

Anche un eccessivo consumo di alcol, un’alimentazione sbilanciata o una deprivazione del sonno possono abbassare, anche temporaneamente, le difese dell’organismo. “Infine, è bene ricordare che, paradossalmente, a volte è l’uso inappropriato di farmaci antibiotici e cortisonici a facilitare il ricorrere delle infezioni”, ammoniscono gli esperti.

Più vulnerabili fin dalla nascita

Ma attenzione: esistono anche persone più vulnerabili fin dalla nascita ad alcune infezioni. “È frequente, per esempio, che infezioni ricorrenti delle vie urinarie dipendano da malformazioni che possono essere corrette chirurgicamente. La predisposizione a gravi infezioni respiratorie ricorrenti è anche un tratto distintivo di una malattia genetica ereditaria come la fibrosi cistica, nella quale la mutazione di un gene determina una maggiore viscosità del muco, rendendo più difficile l’espulsione dei germi”.

Più recentemente, l’avanzamento della ricerca ha permesso di individuare altre varianti genetiche che comportano una maggiore vulnerabilità nei confronti di diverse infezioni localizzate, come raffreddori o otiti medie, oppure invasive, come meningiti e sepsi da batteri quali meningococco e pneumococco. La sfida è capire perché in alcune persone e in alcuni momenti possano prendere il sopravvento con tanta violenza. 

Cosa fare? 

Al momento “non sono disponibili in commercio, al di fuori dei laboratori di ricerca, test validati che permettano di distinguere a priori chi si ammalerà di più e chi di meno: anche chi è portatore di geni riconosciuti come responsabili di una maggiore suscettibilità può rispondere normalmente alle infezioni e la reazione della stessa persona all’uno o all’altro agente infettivo può essere molto diversa”. Certo, per alcune patologie esistono le vaccinazioni, uno ‘scudo’ in più per proteggere i più vulnerabili.

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