I soldi non fanno la felicità, ma sarà vero? 

I soldi non fanno la felicità, ma sarà vero? 
(AP Photo/Valentina Petrova)

Per la maggior parte delle persone la felicità continua a crescere con il reddito. L’analisi


Ce lo ripetono da anni: i soldi non fanno la felicità. Ma in realtà sembra che la scienza sia di parere diverso. A dircelo è una curiosa analisi dei medici anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici). I risultati fanno riflettere, in tempo di buoni propositi, e collegano in modo diretto la disponibilità di denaro alla salute, oltre che alla felicità (naturalmente).

Quanto serve per essere felici

Facciamo un passo indietro: un celebre studio del 2010, condotto dai premi Nobel Daniel Kahneman e Angus Deaton, ha suggerito che circa 75.000 dollari l’anno sarebbe ‘il prezzo giusto’ per la felicità: guadagnare di più aumentava la soddisfazione generale, ma non migliorava l’umore. 

Ma una nuova ricerca, che ha utilizzato tecnologie più moderne per tracciare le emozioni in tempo reale, ha dimostrato che per la maggior parte delle persone la felicità continua a crescere anche ben oltre quella cifra. Insomma, un po’ come accade al celeberrimo Paperone dei fumerri, più guadagnano e più siamo felici? 

“Non esattamente”, rispondono i dottori anti-bufale. Esiste una minoranza infelice (circa il 15-20% della popolazione), che sta affrontando lutti, depressione clinica o pene d’amore: i soldi in questi casi aiutano solo fino a un certo punto. Una volta raggiunta la sicurezza economica di base, ovvero circa 100mila dollari l’anno, se si è emotivamente sofferenti, il denaro extra non cura il dolore.

“Per tutti gli altri, invece, più reddito tende ad associarsi a una maggiore felicità, ma con un rendimento decrescente: passare da uno stipendio basso a uno medio cambia la vita radicalmente; passare da uno stipendio altissimo a uno ancora più alto ha un impatto emotivo molto minore”, spiegano.

E la salute?

Non è tutto: il reddito è uno dei più potenti determinanti sociali di salute e longevità. Avere poche disponibilità economiche “riduce la possibilità di accedere a cibo sano, abitazioni sicure e servizi sanitari ed educativi di qualità, aumenta il rischio di vivere in ambienti precari o inquinati, diminuisce la capacità di gestire lo stress quotidiano, aumentando il rischio di ansia, depressione e altre forme di disagio mentale, e spesso si associa a un aumento dei comportamenti a rischio (come fumo, abuso di alcol e sedentarietà)”, elencano i dotti anti-bufale.

Ma a fare la differenza è anche il contesto. “Il denaro conta molto se vivi in un Paese povero e ne hai poco; conta di meno, in proporzione, se il tuo Paese gode di un relativo benessere economico complessivo”. In ogni caso, se le preoccupazioni economiche tolgono il sonno, portano a litigi continui o a pensieri negativi sulla propria vita, “è importante parlarne con il medico di medicina generale, che può valutare insieme al paziente l’eventuale necessità di un supporto psicologico o di altri servizi sul territorio”, raccomandano gli esperti di Dottoremaeveroche.

Le ricerche mostrano inoltre che sentirsi parte di una comunità, avere qualcuno su cui contare e percepire di avere un minimo di controllo sulle proprie scelte pesa molto sulla felicità. Ma attenzione a non attribuire un alone romantico alla povertà: vivere con pochi soldi resta un fattore di rischio per la salute fisica e mentale, oltre che per la felicità. Che alla fin fine non riguarda solo il conto in banca, ma anche il senso di sicurezza e la possibilità di fare progetti.

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