Ancora una volta il mondo si sveglia alle prese con una nuova guerra. Mentre ci si interroga sulle possibili conseguenze del conflitto in Iran, con migliaia di cittadini italiani bloccati in Medio Oriente e le immagini di devastazione in tv, “è importante trovare il modo giusto per parlare della guerra ai bambini, chiedendo loro se hanno paura. Perché cercare di contenere l’ansia è importante e la prima indicazione è proprio quella di parlare, per aiutare i nostri figli a far emergere le loro emozioni e a gestire la paura”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è David Lazzari, presidente dell’Osservatorio benessere psicologico e salute.
Fare finta di niente insomma è sbagliato e, soprattutto, inutile. Perché ormai “la guerra attraverso i social, gli amici e la tv arriva ai bambini e agli adolescenti, quindi ignorarla non è la scelta giusta”.
Ma come regolarsi? “Esistono delle indicazioni generali: il primo consiglio è dire la verità, declinando le informazioni in base all’età”, spiega Lazzari, che nel suo nuovo libro ‘Lo psicologo in tasca’ (Sperling & Kupfer) dedica un capitolo al “modo di affrontare le sfide del mondo presente, dalla tecnologia alla guerra”.
Per i bambini la parola d’ordine è: rassicurazione
“Ai piccoli serve una rassicurazione concreta”, chiarisce Lazzari. Il secondo consiglio dello specialista è “precisare che qui sono al sicuro. Nel caso dei bimbi è importante anche limitare l’esposizione alle immagini: non hanno filtri per razionalizzare le immagini e dunque è bene proteggerli”.
Nel caso dei bambini di 7-10 anni “la spiegazione può essere più articolata: possiamo dire loro che talvolta gli adulti fanno delle scelte che possono far male alle persone, ma ci sono anche tanti che stanno lavorando per trovare una soluzione. Questo dà loro una prospettiva di speranza”, continua lo psicologo.
Con gli adolescenti “è utile fare un ragionamento, senza polarizzare. Si può cercare di dare una lettura oggettiva di quello che sta accadendo, dicendo loro la verità in modo regolato. Insomma, non bisogna negare la guerra, ma evitare i dettagli eccessivamente crudi, cercando di restituire un senso di sicurezza. Perché è vero che c’è un conflitto in corso, che sta facendo vittime, ma occorre cercare di gestire l’ansia e la paura”.
Far emergere la paura
Ecco, per lo specialista è importante “far emergere le emozioni, facendo domande al bambino: ‘Questa guerra ti fa paura? Cosa pensi? Cosa immagini possa accadere?’. Sono tutte domande importanti, che consentono di aiutare il minore a liberarsi, condividendo le sue preoccupazioni con una persona adulta”.
Infine occorre far capire che di fronte a questi eventi “avere paura è normale, come è normale essere preoccupati. È importante condividere le emozioni e dare oggettività alle paure per poter aiutare i bambini a gestirle e ridimensionarle”. Insomma, “non dobbiamo farli sentire sbagliati o deboli”, conclude Lazzari, raccomandando ai genitori di “evitare una sovra-esposizione ai media. La guerra è reale, ma cerchiamo di ricordare ai bambini che le persone vogliono la pace”.

