L’umidità fa male, dal respiro alle articolazioni: la mappa degli ‘acciacchi’

L’umidità fa male, dal respiro alle articolazioni: la mappa degli ‘acciacchi’
(AP Photo/Frank Franklin II)

L’umidità fa male, dal respiro alle articolazioni: la mappa degli ‘acciacchi’.

Un doloretto al ginocchio, il respiro che diventa faticoso, una strana spossatezza. L’umidità, diffusa in questi giorni in varie aree d’Italia complici le forti piogge, influisce davvero sulla salute. Parola di Giorgio Sesti, ordinario di Medicina Interna alla Sapienza Università di Roma e past president della Società di Medicina Interna (Simi). “Può favorire i dolori articolari e muscolari, ma anche dare un senso di stanchezza o cefalea”, spiega il medico a LaSalute di LaPresse.

Come mai? “Il tasso di umidità – premette il medico – ci fa percepire una temperatura corporea più elevata e ostacola la termoregolazione, suscitando un senso di fastidio articolare”.

Ma la mappa degli ‘acciacchi’ è articolata. Oltre alla cefalea, “l’altro grande problema è legato al respiro: l’eccesso di umidità, proprio come l’aria troppo secca, può determinare, soprattutto in chi ha problemi come asma o broncopneumopatia cronica ostruttiva, scambi respiratori più difficoltosi, favorendo l’insorgenza di crisi e problemi respiratori”.

Un’insidia anche in estate

E in effetti l’umidità rappresenta un problema non solo d’inverno. Tanto è vero che negli ambienti ideali viene regolata con apparecchiature ad hoc. “Quando si combina con il caldo – spiega Sesti – la sensazione di calore è maggiore rispetto alla temperatura effettiva. L’umidità ostacola infatti traspirazione ed evaporazione e moltiplica la fatica”.

Incubo per gli sportivi

Se rappresenta un problema nella vita di tutti i giorni, l’umidità “è nemica degli sportivi. Durante la performance, dovendo liberare più calore dal corpo, l’impatto è ancora maggiore. Risultato? Gli atleti possono incappare facilmente in colpi di calore“.

“Inoltre, visto che la respirazione è più frequente durante l’esercizio, in queste condizioni la fatica si avverte maggiormente. Lo abbiamo visto nelle gare condotte in zone dove il tasso di umidità è elevato, in Giappone, Australia o Stati Uniti: sono stati numerosi gli atleti che abbandonano o crollano in gara”.

Attenzione all’umidità in casa

“Vorrei invitare infine a fare attenzione anche all’umidità presente negli ambienti di lavoro e in quelli domestici. Perché l’umidità è una nemica anche se presente nel microclima casalingo”, dice Sesti.

Cosa fare? “La ventilazione serve sempre ed è bene cambiare spesso l’aria. Ma nelle giornate in cui il tasso di umidità è troppo elevato, l’ideale è avere apparecchi che aiutano a ridurla. Non è un caso che i condizionatori moderni siano dotati di funzioni che deumidificano, rendendo anche il calore più sopportabile”, conclude.

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