Crescono in maniera preoccupante i numeri della depressione in Italia. Negli ultimi dieci anni le persone con disturbi depressivi in Italia sono aumentate del 154%. A certificarlo è l’ultimo rapporto Caritas ‘Povertà e salute mentale’, che segnala una crescente emersione di sofferenze emotive legate alle recenti trasformazioni socioeconomiche.
Un circolo vizioso
“È un circolo vizioso: con la povertà aumenta il rischio di depressione, ma la depressione stessa può incidere sulla condizione economica, generando isolamento sociale, difficoltà lavorative e minore produttività”, spiega a LaSalute di LaPresse Claudio Mencacci, psichiatra e presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia.
La ‘povertà cumulata’
La sofferenza mentale si intreccia quasi sempre con altri bisogni fondamentali, dando luogo a forme di ‘povertà cumulata‘: quasi l’80% delle persone con disagio psicologico presenta tre o più ambiti di bisogno. Le criticità riguardano soprattutto lavoro, casa, salute, relazioni familiari, ma anche istruzione, disabilità e dipendenze, configurando traiettorie di fragilità complesse e interdipendenti.
“La depressione interessa tutta la popolazione – chiarisce Mencacci – ma una rete sociale poco solida, la precarietà economica e la difficoltà nell’accesso alle cure contribuiscono ad accrescere il rischio di sintomi depressivi”.
Le categorie più a rischio di depressione
Sono giovani, donne e persone migranti le categorie più vulnerabili della società italiana. “Le donne hanno ancora un accesso ridotto al mercato del lavoro e stipendi inferiori ai colleghi maschi”, sottolinea lo psichiatra. Ma a destare preoccupazione è anche la popolazione anziana, nella quale “alle difficoltà di salute si aggiungono spesso ristrettezza economica e isolamento sociale”.
Nei migranti, i traumi lavorano per accumulo, acuendo il senso di solitudine e spaesamento. “Al trauma della separazione dagli affetti e dalla propria comunità, si aggiungono le difficoltà di integrazione, il disagio economico e relazionale”, conclude Mencacci.

