Lsd e funghi allucinogeni oltre lo sballo, il sì degli psichiatri a mini-dosi

Lsd e funghi allucinogeni oltre lo sballo, il sì degli psichiatri a mini-dosi
Photo by: Arne Dedert/picture-alliance/dpa/AP Images

Dall’estinzione della paura agli effetti sulla depressione, sostanze come Lsd e psilocibina tornano nel mirino della ricerca.

Nuova vita a sostanze come Lsd e psilocibina per ‘resettare’ i circuiti neurali e battere patologie sfidanti come depressione o disturbo da stress post-traumatico, aiutando il cervello e migliorando la neuroplasticità.

“Dopo aver bandito gli psichedelici per circa mezzo secolo, perché ritenuti ad alto rischio e privi di valore medico, ora queste sostanze sono tornate al centro dell’interesse scientifico mostrando un enorme potenziale terapeutico”. Parola di Claudio Mencacci, psichiatra, direttore emerito del dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano e co-presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (Sinpf), riunita a congresso a Milano.

“Gli studi più recenti indicano che micro-dosi di psilocibina (il principio attivo dei funghi allucinogeni) e Lsd, pari a circa il 5-10% di un dosaggio standard, siano in grado di ‘resettare’ i circuiti neurali coinvolti in patologie come la depressione maggiore e il disturbo da stress post-traumatico, favorendo la crescita di spine dendritiche, i mattoni neurali dell’apprendimento e della memoria – ha spiegato lo psichiatra – migliorando la connettività sinaptica”. Il tema è al centro di una delle giornate del congresso, e di certo è interessante.

La ricerca su Lsd e sostanze allucinogene

Ormai da qualche tempo su queste sostanze usate per l’effetto ‘sballo’ è in corso uno studio italiano autorizzato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e condotto nella Clinica Psichiatrica dell’Università di Chieti diretta da Giovanni Martinotti. Un lavoro in collaborazione con la Asl Roma 5 e l’Azienda ospedaliero universitaria Ospedali Riuniti di Foggia che punta a testare le potenzialità terapeutiche.

Oltre lo sballo c’è di più

L’obiettivo, ricordano gli specialisti, è agire su umore, concentrazione e resilienza emotiva, mantenendo al contempo la piena funzionalità. Come ha puntualizzato Matteo Balestrieri già professore di psichiatria all’Università di Udine e co-presidente Sinpf, le “ricerche emergenti suggeriscono che le sostanze psichedeliche, in micro-dosi, possono migliorare la neuroplasticità, potenziando la capacità del cervello di formare e riprogrammare le connessioni neurali”. Un elemento articolarmente rilevante per condizioni come la depressione, in cui gli schemi mentali spesso diventano ‘rigidi’”. 

Ma non è tutto. “Abbiamo dati che indicano che basse dosi di Lsd aumentano l’empatia emotiva e la connettività cerebrale senza compromettere le capacità cognitive”, ha assicurato Mencacci.

Vincere la paura

In particolare, il microdosaggio di Lsd ha attratto i ricercatori per i suoi effetti sull’estinzione della paura e sul riconsolidamento della memoria, meccanismi fondamentali per l’elaborazione di un trauma, ma non solo.

Le potenzialità sono vaste. Ma gli esperti invitano alla cautela. “Anche il microdosing deve rimanere un atto medico controllato, che richiede un monitoraggio attento per escludere rischi a lungo termine. La nostra missione è garantire che l’innovazione non prescinda mai dalla sicurezza del paziente”, raccomandano i presidenti.

Insomma, no ad auto-sperimentazioni ricreative mentre la ricerca va avanti. E le prospettive aperte dal microdosaggio di Lsd e altre sostanze psichedeliche sono davvero interessanti.

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