Passano i giorni e non si è ancora sbloccata la situazione di quella che è stata ribattezzata la famiglia nel bosco. Questo mentre tre figli di Catherine e Nathan Trevallion Birmingham che, fino a ottobre, vivevano isolati in un bosco di Palmoli, restano nella casa famiglia di Vasto. Ma come stanno davvero i bimbi?
“La certificazione degli specialisti della Asl di Vasto segnala il disagio attuale, comprensibile all’interno di un processo traumatico da separazione da figure genitoriali valide ed affettuose, ma anche la capacità di questi bimbi di reagire. Stanno male, ma restituire loro i genitori potrà curare questa ferita”, dice a LaSalute di LaPresse Tonino Cantelmi, psichiatra e psicoterapeuta specializzato in neurosviluppo, professore dell’Università Gregoriana, nel team dei consulenti dei legali di Catherine e Nathan Trevallion Birmingham.
Un dolore invisibile
“Quello che stupisce – dice lo specialista – è che il dolore dei bimbi è invisibile per il servizio sociale e gli operatori e che il dolore della madre venga scambiato per ostilità. Ma stupisce ancor di più che gli unici a non cambiare passo e a non comprendere che è necessario avere l’obiettivo di accompagnare questa famiglia verso la riunificazione siano proprio gli operatori del servizio sociale”, aggiunge lo psichiatra.
Il tempo passa e la famiglia nel bosco resta divisa
A che punto è la situazione? “Da un lato i documenti e le dichiarazioni del Garante per l’Infanzia sottolineano l’eccessiva potenzialità traumatica di un provvedimento di sottrazione e di eradicazione dei bambini, dall’altro le evidenze cliniche di specialisti indipendenti della Asl di Vasto certificano che i genitori sono un valido riferimento emotivo per i bimbi, che questi ultimi presentano un disagio e che è necessario restituire loro i genitori. In mezzo – insiste lo psichiatra – un servizio sociale che rimane critico e non sembra disponibile a cambiare passo”.
“Occorre aprire una fase nuova”
Come leggere allora gli ultimi sviluppi? “Tutto indica che dovremmo abbandonare ogni contrapposizione: tutti, ma davvero tutti, dovremmo aprire una nuova fase in cui l’obiettivo è lavorare per accompagnare questa famiglia verso una riunificazione virtuosa”, conclude Cantelmi.

