Flotilla, attivista spagnolo: “Scene da film nazista”

Flotilla, attivista spagnolo: “Scene da film nazista”
Un attivista della Flotilla all’aeroporto di Istanbul (AP Photo/Emrah Gurel)

“Scariche elettriche e botte, assurda impunità Ben Gvir”

Un attivista spagnolo della Flotilla affida a LaPresse il racconto delle ore trascorse prigioniero degli israeliani. “Mi sono sentito come se fossi in un film ambientato in epoca nazista“, “è sconvolgente che una persona”, come il ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, “goda di questa impunità, al punto da vantarsi di un tale comportamento”. Ivan Soriano Lopez, 26 anni, ha partecipato per la seconda volta alla missione della Global Sumud Flotilla per rompere l’assedio a Gaza e si trova ora a Istanbul, in attesa di essere rimpatriato in Spagna.

Il giovane di Madrid ha problemi al pollice della mano destra, non ha più sensibilità. Dopo un controllo medico gli è stato detto che probabilmente è dovuto ai lacci di plastica che gli hanno messo attorno ai polsi e che hanno fatto pressione su un nervo. I video girati nel porto di Ashdod, dove gli attivisti sono stati portati a seguito dell’intercettazione illegale della Flotilla in acque internazionali da parte dell’esercito israeliano, “non riflettono tutto quello che abbiamo sofferto”, afferma Soriano Lopez. “Tutto il padiglione”, ricorda, “era stato adibito per tenere interrogatori, c’erano decine di bandiere di Israele, l’inno a tutto volume, ci hanno trascinato da una parte all’altra con le fascette di plastica intorno ai polsi, strettissime”, “era come un film ambientato in epoca nazista”. “Dal porto”, ricorda l’attivista spagnolo, “ci hanno messi su un autobus per portarci in prigione, l’aria condizionata era a temperatura bassissima e avevamo molto freddo, perché ci avevano tolto giacche e maglioni ed eravamo rimasti solo con una maglietta. Non ci davano l’acqua e all’arrivo in prigione ci hanno fatto fare delle cose solo per scattarci delle foto: prima ci hanno messo in una cella un po’ più grande e ci hanno fotografato, poi però ci hanno spostato in celle molto più piccole, l’acqua che ci hanno dato crediamo non fosse potabile”. Il 26enne parla di maltrattamenti, tortura e aggressioni.
“Se fosse successo in un altro Paese, considerato magari una dittatura”, “i governi avrebbero rotto qualsiasi tipo di relazione” dopo quello che è accaduto, “e invece non lo stanno facendo. È ancora vigente l’accordo di associazione tra l’Ue e Israele, quando la maggior parte degli attivisti a bordo della Flotilla sono cittadini europei”. Dai governi, incluso quello spagnolo, “ci sono state molte parole ma poche azioni“. “Se Israele fa questo a noi che siamo ‘privilegiati’, cosa possono fare ai palestinesi, a telecamere spente?”, si chiede il 26enne. Soriano Lopez e gli altri attivisti stanno ancora assimilando l’accaduto e affrontando il trauma fisico e psicologico. Quanto successo, però, assicura il 26enne, non ha tolto loro la “determinazione di aiutare a liberare il popolo palestinese”.

“Contro di noi scariche elettriche, iniezioni e botte”

“Ti mettevano in un corridoio oscuro, e lì uno a uno con il taser ti colpivano con scariche elettriche al volto. Ti picchiavano, e ti iniettavano con aghi e siringhe una sostanza che non sappiamo cosa sia”, dice ancora l’attivista. Il giovane di Madrid riferisce di violenze, molestie sessuali e percosse contro gli attivisti mentre erano a bordo delle due navi israeliane che li hanno portati al porto di Ashdod, dopo essere stati fermati in acque internazionali. Soriano Lopez non ha subito iniezioni e non è stato colpito da proiettili di gomma, ma racconta che alcuni suoi compagni sono stati sottoposti a queste violenze da parte dell’esercito israeliano: “Ci sono persone con le costole rotte, a uno la costola ha perforato il polmone e lo hanno dovuto drenare”. Lui afferma di aver subito un’aggressione diretta fisica con pugni, calci e colpi con il calcio delle armi.
Soriano Lopez racconta che le violenze sono state particolarmente feroci su una delle due navi a bordo delle quali l’esercito israeliano ha trasportato gli attivisti. Il 26enne aveva partecipato già alla precedente missione della Flotilla, intercettata al largo della Grecia. “Anche la volta scorsa c’erano state violenze, pugni, calci e botte contro gli attivisti, ma non come questa volta”, afferma, “c’è stata un’escalation nell’uso della violenza”.

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