La vergogna che uccide: lo psichiatra Mencacci e la morte dei genitori di Carlomagno

La vergogna che uccide: lo psichiatra Mencacci e la morte dei genitori di Carlomagno
Foto: Francesco Benvenuti / LaPresse

Lo psichiatra Claudio Mencacci analizza le possibili ragioni che hanno portato al decesso di Maria Messenio e Pasquale Carlomagno.

Si aggiunge dolore al dolore, nella vicenda di Anguillara Sabazia. Nel tardo pomeriggio di sabato, i genitori di Claudio Carlomagno – l’uomo accusato del femminicidio della moglie Federica Torzullosono stati ritrovati morti nella loro villetta di via Tevere, ad Anguillara. Con ogni probabilità, si sono suicidati

Lo stigma sociale

Non avrebbero retto l’onda d’urto della sofferenza e dello stigma sociale. “Anguillara è un paese con poco meno di 20mila abitanti. In un contesto così piccolo, lo sguardo degli altri è permanente”, analizza Claudio Mencacci, psichiatra e presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia, parlando con LaPresse. “Una vergogna sociale potenzialmente senza fine che cancella ogni idea di futuro”.

Maria Messenio e Pasquale Carlomagno si erano rifugiati a Roma a casa dell’altro figlio, Davide, per scampare temporaneamente alla tempesta. Poi la scelta di rientrare ad Anguillara e la lettera lasciata a Davide, in cui preannunciavano l’intenzione di togliersi la vita. Un testo che sembra chiamare in causa anche l’odio e le accuse arrivate sui social tra le motivazioni del suicidio. 

“L’impatto mediatico, in questi casi, è devastante. Amplifica il dolore provato dai parenti più stretti”, sottolinea Mencacci. Sempre più spesso, i social si fanno tribunali sommari in cui la litania della colpa è ripetuta con pedissequa crudeltà, scavando a poco o poco un solco nell’animo del destinatario: “Perché non ve ne siete accorti? Perché non siete riusciti ad impedirlo? Sono questi i ‘J’accuse’ con i quali i genitori hanno dovuto confrontarsi”, aggiunge lo psichiatra. 

Le accuse ai genitori di Carlomagno

“La responsabilità individuale si estende così a macchia d’olio e i genitori vengono aggrediti dall’idea di aver fallito in quanto genitori”. Nel frattempo la procura di Civitavecchia ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio. “Anche i familiari di chi commette un reato così grave sono vittime”, ha scritto in una nota Andrea Miroli, il legale di Carlomagno.

“Una lettura che corrisponde alla realtà”, commenta Mencacci. “La gente giudica con leggerezza. Si può condannare un crimine senza distruggere le persone vicine ai protagonisti di una vicenda”. Intanto Carlomagno, informato della morte dei genitori nel carcere di Civitavecchia, è stato posto sotto stretta osservazione per impedire possibili atti di autolesionismo. 

Ma c’è una piccola grande vittima di cui quasi nessuno al momento sembra occuparsi: il figlio di dieci anni di Claudio Carlomagno e Federica Torzullo. Nel giro di una ventina di giorni, questo bambino ha perso la mamma, i nonni e per molti anni anche il padre. 

“Bisognerà vedere chi raccoglierà il futuro di questo bambino. Forse lo zio”, ipotizza Mencacci. “Quando uno dei due genitori uccide l’altro, nei figli si istillano una violenza e una sofferenza enormi. Ci vorrà un enorme supporto per aiutarlo a gestire questa condizione”. 

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